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«Le Marche non si fermano»

VEDERE NELLE MARCHE | La parola al presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli

Il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli. © Maurizio Rillo

Luca Ceriscioli è presidente della Regione Marche dal 2015. Dal 2004 al 2014 è stato sindaco di Pesaro, città in cui è nato nel 1966.

Presidente Ceriscioli, per il 2020 la Lonely Planet aveva scelto le Marche tra le mete più attraenti e sostenibili al mondo e «The New York Times» a gennaio consigliava Urbino, la città di Raffaello. Poi la pandemia. Come risponde la Regione?

Il 2020 doveva essere l’anno delle Marche con il riconoscimento «Best in Travel», i 500 anni dalla morte di Raffaello e il Giubileo Lauretano a Loreto. Il Coronavirus ha sospeso le nostre attività quando stavamo per entrare nel vivo della stagione. Le ha solo sospese però, non interrotte. L’internazionalizzazione del turismo rimane un nostro obiettivo. Per l’estate 2020 ci rivolgeremo a un turismo di prossimità e italiano. La programmazione culturale non si è fermata, le celebrazioni raffaellesche sono state ridefinite con nuovi calendari: a Loreto al Bastione Sangallo è stata riaperta la mostra dell’arazzo da cartone di Raffaello, raffigurante Ananias e Saphira; a Urbino a luglio s’inaugura la mostra «Baldassarre Castiglione e Raffaello. Volti e momenti della civiltà di corte» a cura di Vittorio Sgarbi ed Elisabetta Soletti e in autunno apriranno altre esposizioni dedicate a Raffaello.

In questo anno difficile la Regione Marche come sosterrà musei e istituzioni d’arte?
I circa 400 musei e raccolte museali, fra pubblici e privati, che caratterizzano il territorio marchigiano costituiscono un’inestimabile risorsa per conoscere e far conoscere la cultura, le tradizioni e l’identità di una regione che si estende dagli Appennini al mare. Custodiscono un ricco ed eterogeneo patrimonio, testimonianza e narrazione di una storia millenaria fatta di oggetti, reperti e opere d’arte da conservare, valorizzare, condividere e rendere fruibili. Le prime misure in seguito all’emergenza Covid-19 e alla chiusura degli istituti museali sono state rivolte al sostegno delle istituzioni e delle attività con la rimodulazione del Programma annuale della Cultura 2020. Sono stati previsti interventi per sostenere la ripartenza con il miglioramento dei servizi, l’ampliamento di attività finanziabili, la destinazione di risorse a progetti di valorizzazione e comunicazione digitale del patrimonio. Nell’emanazione dei futuri bandi relativi a eventi espositivi di particolare interesse regionale, festival, rassegne, premi e arti visive contemporanee saranno riconosciute tra le spese ammissibili le misure di sanificazione e messa in sicurezza. Sono state aumentate le quote di finanziamento a carico della Regione, abbassando nel contempo i tetti di spesa per l’ammissibilità al finanziamento dei progetti. Si è garantita la proroga delle scadenze per i bandi e avvisi pubblici già avviati estendendo la fattibilità dei progetti a tutto il 2021 e si è istituito un Fondo Regionale di Emergenza per il settore Cultura (Fec), per sostenere le spese di messa in sicurezza, la fruizione di attività e istituti culturali, l’acquisto di dotazioni e dispositivi, la progettazione e la fruizione di eventi pubblici e le iniziative di sostegno a categorie di lavoratori e professionisti in difficoltà.

Lo svuotamento nelle città d’arte per il Coronavirus dimostra che occorre ripensare il turismo dei grandi numeri a favore di mete alternative e di una conoscenza più profonda del patrimonio culturale e naturalistico da parte dei cittadini?
Credo di sì. Nelle Marche abbiamo sempre proposto questo tipo di turismo esperienziale, che porta il visitatore alla scoperta di piccole realtà che conservano dei patrimoni ricchissimi dal punto di vista storico, artistico, architettonico e paesaggistico. Le Marche sono un museo a cielo aperto, disseminato di borghi storici, abbazie, monasteri, musei piccoli che custodiscono grandi tesori. Per questo le Marche possono accogliere in sicurezza i turisti, con una tipologia di visita slow, seguendo i propri ritmi e quelli della natura per assaporare tutti i tesori che la nostra terra può offrire, non da ultimo l’accoglienza discreta e calorosa tipica dei marchigiani, consci del prezioso patrimonio con cui vivono a contatto e di cui si fanno portavoce al di fuori dei confini regionali.

Quale impulso date ai tanti borghi e territori interni di grande bellezza, eppure a rischio spopolamento?
Quest’anno si caratterizzerà per una promozione turistica nazionale e di prossimità. Stiamo fortemente puntando alla valorizzazione delle aree interne e dei borghi, promuovendo un modello di turismo lento e sostenibile. Grazie al progetto Marche Outdoor, che consente di visitare le Marche in bicicletta, e al grande progetto delle ciclovie, tutto ciò sta diventando realtà. I tanti borghi sparsi per il territorio sono stati uniti con percorsi e itinerari da fare in bicicletta e in moto o a piedi grazie ai «Cammini di Fede» come la via Lauretana e al «Cammino Francescano della Marca», che si snodano quasi interamente nell’area colpita dal sisma.

C’è un artista, opera, monumento o paesaggio delle Marche per Lei più significativo?
Mi viene subito in mente, forse per le mie origini pesaresi, Federico da Montefeltro, condottiero e mecenate protagonista del Rinascimento Italiano, amico di artisti come Piero della Francesca, solo per citarne uno, nonché colui che fece edificare il Palazzo Ducale di Urbino (uno dei monumenti per cui la nostra Regione è famosa nel mondo), che ha ospitato, anche dopo la sua morte, artisti, letterati, intellettuali tra cui Raffaello e Baldassarre Castiglione e dove Federico ha messo insieme una delle biblioteche più ricche dell’epoca. Mi è particolarmente caro anche il territorio urbinate, rappresentativo dal punto di vista naturalistico e paesaggistico dell’entroterra marchigiano. Poi ci sarebbero tanti altri artisti, opere e monumenti da citare, come Lorenzo Lotto e Carlo Crivelli.

Come valuta lo stato della ricostruzione post-sisma?
Resta centrale e improcrastinabile la necessità di semplificare le procedure per una concreta e reale ripartenza. La pandemia covid ci ha insegnato, ancora una volta, che non si possono affrontare situazioni straordinarie con mezzi e procedure ordinari. Lo abbiamo chiesto al Governo sin dall’inizio e su questa strada ci stiamo muovendo anche con il nuovo commissario alla ricostruzione Giovanni Legnini.

Prima di lasciare Urbino l’ex direttore della Galleria Nazionale Peter Aufreiter ha dichiarato che ama le Marche, ma che sono una regione dove ogni paese fa per sé.
Fare network è fondamentale in tutti i settori tanto più in quello culturale, in cui nessuna istituzione è un’isola, ma parte di un organismo più grande che va alimentato con scambi e collaborazioni. Durante il lockdown abbiamo cercato di far emergere l’immagine di musei che, nonostante le oggettive difficoltà, si ponessero come vivaci interlocutori di un pubblico eterogeneo e che continuassero a tenere viva l’attenzione sul proprio patrimonio attraverso modalità di fruizione insolite e innovative. È accaduto con «Viaggio straordinario fra i musei delle Marche», un racconto inedito dei musei marchigiani attraverso oltre 80 clip sui canali social di Marche Tourism (promosso dalla Regione Marche e dalla Fondazione Marche Cultura), o ancora con la XII edizione di «Grand Tour Musei» a maggio, che ha coinvolto tutti i musei marchigiani con appuntamenti virtuali e video. I positivi risconti di pubblico hanno dimostrato con grande evidenza l’importanza del rapporto fra musei e pubblici di ogni età e hanno segnato le premesse per ulteriori riflessioni, contribuendo a delineare e definire adeguate strategie di intervento per la futura programmazione.

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 409, luglio 2020


  • Piazza del Popolo ad Ascoli Piceno. Cortesia: Regione Marche

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