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Restauro

«La processione di Santa Rosalia» torna a Palermo

Un dipinto della Fundación Casa de Alba, fresco di restauro, si aggiunge alla mostra di Palazzo dei Normanni

«La processione di santa Rosalia»: 700 personaggi, 28 macchine processionali e 24 edifici scampati al terremoto grazie alla protezione della santa, alcuni tuttora esistenti

Palermo. È stato appena restaurato a Madrid il dipinto allegorico di fine Sei-inizio Settecento «La processione di santa Rosalia» di pittore siciliano ignoto, esposto per la prima volta a Palermo in occasione della mostra «Rosalia eris in peste patrona» curata da Vincenzo Abbate, Gaetano Bongiovanni e Maddalena De Luca e aperta fino al 5 maggio in Palazzo dei Normanni.

L’opera, che appartiene alla collezione della Fundación Casa de Alba e proviene dal Palacio de las Dueñas di Siviglia, riproduce una veduta a volo d’uccello di Palermo nel corso della processione dell’urna con le spoglie di santa Rosalia, così com’è descritta nel resoconto del festino di ringraziamento per la protezione dalla peste del 1693. Il dipinto rappresenta un documento storico di grande rilievo in cui vengono raffigurati, disposti su quattro file, i principali edifici religiosi, civili e aristocratici della città.

Secondo lo storico dell’arte Marcello Fagiolo, che fu il primo qualche anno fa a rendere nota l’esistenza dell’opera, i committenti furono i vicerè spagnoli raffigurati mentre si affacciano dal Palazzo Pretorio, consentendo di restringere la datazione tra il 1706 e il 1707. 

La scena raffigura un lunghissimo corteo con l’urna argentea di santa Rosalia, composto da 700 personaggi appartenenti a diversi ordini religiosi e confraternite, che sfilano con 28 macchine processionali tra 24 edifici cittadini descritti con grande minuzia: quelli tuttora esistenti sono riconoscibili, mentre alcuni sono andati distrutti nel corso dei secoli. Non si tratta comunque della descrizione di una città realistica, bensì di una città allegorica, poiché i 24 edifici (chiese, palazzi, carceri e monumenti) rappresentano una selezione di quelli scampati al terremoto grazie alla protezione della santa.

Il dipinto completa il percorso espositivo della mostra dedicata a santa Rosalia promossa dalla Fondazione Federico II e allestita nelle Sale Duca di Montalto di Palazzo dei Normanni. In mostra opere provenienti non soltanto dalla Sicilia, a dimostrazione della diffusione del culto della santa siciliana protettrice dalla peste.

Da Livo (Como) e da Castiglione delle Stiviere (Mantova) provengono due pale d’altare di Pietro Novelli, il più importante pittore barocco siciliano, mentre due opere di Mattia Preti provengono l’una da Napoli (Museo di Capodimonte) e l’altra da Malta. Sono esposti dipinti, sculture, disegni preparatori, opere d’arte decorativa e materiali a stampa e d’archivio che vanno dal Cinquecento al Seicento, con tele commissionate a uno dei più noti pittori del tempo, il fiammingo Anton Van Dyck, al trionfo del culto nel Settecento: è l’esposizione più articolata mai dedicata alla «Santuzza».

La mostra è stata anche l’occasione per inaugurare il nuovo ingresso al palazzo e alla cappella Palatina, attraverso il portone monumentale viceregio seicentesco, da piazza Parlamento. È realizzata con l’Assemblea regionale siciliana, il Dipartimento regionale dei beni culturali e identità siciliana, la Soprintendenza per i Beni culturali e l’Arcidiocesi di Palermo.

Giusi Diana, da Il Giornale dell'Arte numero 394, febbraio 2019


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