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«La carenza di idee è più dannosa della carenza di risorse»

Intervista al nuovo direttore del Polo Museale della Calabria, Antonella Cucciniello

Il tempio ionico di Locri Epizefiri. © Jacopo Werther - CC BY SA 4.0

Antonella Cucciniello, storico dell’arte Mibac dal 2001, si occupa di istituzioni museali dal 2006. Nel 2015-18 ha diretto Palazzo Reale a Napoli, incrementando i visitatori del 23% nel primo anno. Lo scorso gennaio e stata nominata direttore del Polo Museale della Calabria.

Direttore Cucciniello, quali sono state le sue prime impressioni sul panorama artistico-culturale calabrese, provenendo da un contesto diverso, e che cosa l’ha spinta ad accettare la nomina?
Non ho solo accettato la nomina, mi sono proposta. Rappresenta una continuità negli studi e nella persistenza di metodo, perciò non so se bisogna ragionare in termini di differenza; l’alveo storico artistico è quello. Probabilmente il territorio campano da cui provengo è più dissodato rispetto a quello calabro, può darsi che esista un patrimonio di conoscenze più diffuso e forse meglio raccontato, almeno da un po’ di anni a questa parte, però per uno studioso di argomenti meridionali potersi occupare della Calabria e conoscerla più da vicino è abbastanza naturale. Parlerei di continuità. Gli ultimi anni hanno visto tanti territori e tutte le istituzioni periferiche del Ministero misurarsi con un cambiamento profondo. Io mi colloco tra quelli che, pur avendo ravvisato delle insidie nella riforma, ne hanno colto le mille opportunità. L’ho fatto prima al Palazzo Reale di Napoli e adesso in una dimensione molto più ampia e pertanto impegnativa al Polo museale della Calabria.

Quali sono i punti di forza su cui la Calabria deve puntare per incrementare il turismo culturale?
In Calabria non c’è nulla di scontato. Si ragiona su conoscenze che sono tutte da mettere a punto, questa regione vanta un’offerta culturale unica; non c’è niente di più olistico della Calabria, nel senso che è molto difficile ragionare per comparti, si dovrebbe ragionare per epistemi. Chi si preoccupa di promuovere le caratteristiche della Calabria dovrebbe innanzi tutto promuoverne la varietà, non fermarsi su divisioni e alimentare creature nuove anche in termini di studio e diffusione della cultura. È necessario approfondire il patrimonio di conoscenze. Lo studio e la ricerca non devono essere slogan, ma un dato di fatto e non devono stringersi nell’autoreferenzialità che insieme alla carenza di idee è ancor più dannosa della carenza di risorse economiche. Scrivere per chi studia, con un linguaggio accessibile solo agli addetti ai lavori, non paga. Bisogna avere l’umiltà e la fantasia di arrivare a tanti. La comunicazione è fondamentale ed è forse l’unica garanzia per tenere in vita un patrimonio di conoscenze che, mentre diventa sempre più abbordabile, contemporaneamente si impoverisce, perché o resta patrimonio di un’élite o finisce per essere banalizzato.

Anche l’archeologia subacquea è una grandissima risorsa delle coste calabresi, non pensa?
Nella ricerca archeologica subacquea la Calabria sta procedendo molto, sono in attuazione progetti trasversali con molti soggetti, tra i quali Università ed Enti territoriali. I parchi archeologici che fiancheggiano la linea di costa sono molto impegnati su questo versante. Quali debbano essere le modalità di fruizione è un discorso ancora da costruire, è uno degli ambiti per i quali varrebbe la pena cominciare a ragionare su modelli di gestione sostenibili.

Com’è articolato il Polo museale della Calabria?
Vede la compresenza di musei storico-artistici, ma anche, e soprattutto, di musei e aree archeologiche di grande importanza, affidati a direttori con molta esperienza, con diverse esigenze di programmazioni e attività. La punta di diamante è nell’offerta archeologica, con collezioni mozzafiato, fonti di ispirazioni infinite. I musei, i contenitori, devono essere allineati a standard più attuali, fortunatamente le risorse non mancano, ma sono necessari tempi medio lunghi. L’attività ordinaria è più complessa, come in tutti i musei statali. Il Polo museale calabrese non riesce ad avvantaggiarsi di risorse generate, perché molti musei sono ad accesso gratuito e perché rispetto al più 5% di visitatori dei musei statali italiani, la Calabria è andata in controtendenza, mantenendo i numeri del 2017. Il Polo museale della Calabria lavora molto sulla fidelizzazione. Devono essere i cittadini ad appropriarsi dei propri musei, garantendo continuità di visitatori, che ritornano per il piacere di ritornare. Questi sono i numeri che ci interessano e ancora non ci sono.

Progetti?
Non puntiamo su eventi eccezionali. Il nostro obiettivo è riposizionarci, il che significa avere un profilo e un’identità sempre più nitidi e spendibili in termini di narrazione. Abbiamo iniziato da gennaio, dotando il Polo di un sito istituzionale curato e aggiornato costantemente. Il profilo digitale di un museo è fondamentale, è il primo biglietto da visita. Stabilire qual è la nostra comunità di riferimento non è facile: non è certo solo quella che varca la biglietteria dei musei, ma è anche quella che ci segue attraverso altri mezzi, dal sito ai social, che curiamo moltissimo e che si alimentano con i contenuti di tutti i musei del Polo. Considero molto importante la nostra recente partecipazione alla Museum Week di Twitter, che ha fruttato tantissimi legami ideali con altre istituzioni culturali. Su questa stessa linea abbiamo un finanziamento regionale che ci consentirà di mettere in campo un’iniziativa, per la piena estate, di marketing culturale: raccontare il Polo attraverso un percorso tematico dedicato. È un’iniziativa sulla quale stiamo studiando ricadute mensili e stagionali e che porteremo avanti per tutta l’annualità.

Antonella Salatino, da Il Giornale dell'Arte numero 399 Vedere in Calabria, agosto 2019


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