«j’ai la mémoire des fleurs»

Franco Fanelli |

«Scrivere del male è angelico. Ma ci sono fatti, come Auschwitz, per i quali la parola non pareggia il male. Le distruzioni dell’Isis? In Italia non siamo terroristi, ma non vedo che devastazioni, a cominciare dalla nostra lingua. La bellezza bussa alla porta ed è come se in casa non ci fosse nessuno»

Alla soglia dei novant’anni, Guido Ceronetti resta la più anticonformista voce critica e poetica del nostro Paese. È scrittore, traduttore, poeta e drammaturgo; «e marionettista», come tiene a precisare. Non ci tiene per niente, invece, e da sempre, ad apparire politicamente corretto, come testimoniano le polemiche destate dai suoi articoli su «La Stampa», «la Repubblica» e il «Corriere della Sera», come quando si schierò a favore della scarcerazione di Erich Priebke, l’ufficiale nazista che organizzò l’eccidio delle Fosse Ardeatine, colpevole della «miseria di non essere un santo» e di aver ecceduto
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