È il momento di Dorotheum

Martin Böhm, ad della trecentenaria casa d'asta, culla degli Old Master e del moderno più chic: «Il mercato è alla fine di un picco e ci avviamo verso una fase più sofisticata»

Martin Böhm, amministratore delegato di Dorotheum con Lucas Tinzl. Foto: Klaus Pichler
Michela Moro |  | Vienna

Dorotheum, la casa d’aste prediletta dagli imperatori, è un luogo frequentato assiduamente nel cuore di Vienna, parte del tessuto urbano e della tradizione cittadina. Fu fondata dall’imperatore Giuseppe I nel 1707 come monte di pietà, poi nobilitata da Giuseppe II, figlio di Maria Teresa d’Austria, che la aprì al pubblico, la impostò secondo le basi delle moderne case d’asta e stabilì la sede nell’antico monastero annesso alla Chiesa di Santa Dorotea da cui prese il nome e dove si trova tutt’oggi. Nel 1901 Francesco Giuseppe inaugurò il fastoso rifacimento della sede in stile neobarocco, su progetto dell’architetto della Ringstrasse, Emil Ritter von Förster. Il ricavato delle aste era versato a enti benefici.

Dorotheum è stata di proprietà statale fino al 2001, quando è stata rilevata con un gruppo di investitori da Martin Böhm, amministratore delegato della società con Lucas
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