È già a Milano il mondo che abiteremo

Il 60mo Salone del Mobile diventa Supersalone

Le aree comuni del Supersalone. Cortesia del Salone del Mobile.Milano
Michela Moro |  | Milano

«Durante il Salone, prima del Salone, era qui per il Salone»: a Milano si dice così. Da sessant’anni il Salone fa parte del lessico cittadino, e non solo. Quella di quest’anno sarebbe dovuta essere la 60ma edizione del Salone del Mobile come lo conoscevamo, ma si è dovuto fare i conti con la pandemia, ed eccoci qui a dire benvenuto Supersalone.

Un Salone diverso, non la settimana più convulsa e affollata dell’anno, non la babele di facce e di lingue ovunque, ma il segno che siamo qui, pronti ad andare avanti, più concentrati di prima. Percorrendo gli stand della Fiera di Rho vediamo com’è il nuovo panorama. Innanzitutto Maria Porro è stata da poco nominata presidente del «Salone del Mobile.Milano», prima donna a occupare una tale carica e giovane esponente della famiglia brianzola che dal 1925 considera la cultura del mobile patrimonio familiare della propria azienda.

Poi il pubblico. Nelle passate edizioni era possibile l’ingresso solo il weekend conclusivo, adesso il Salone è aperto a tutti per tutta la settimana e si ha la possibilità di visitare la fiera, di toccare con mano i prodotti esposti e poi acquistarli sul sito del Salone, in un circolo virtuoso tra fisico e digitale.

L’intento del curatore Stefano Boeri e del team di coprogettisti che lo affianca è stato creare «un evento che attinge alla forza dell’immaginario progettuale per farsi laboratorio di sperimentazione e contaminazione, luogo d’incontro e di nuove opportunità per riflettere sul mondo del design e per conoscerne i suoi protagonisti, dal sistema produttivo dell’arredo alle scuole che formano nuove leve di designer, dai maker indipendenti alle personalità oggi più influenti in ogni campo della progettualità».

Poi le novità produttive. Le restrizioni casalinghe hanno segnato in maniera irreversibile l’abitare di tutti. Le nuove esigenze degli spazi, sia domestici sia professionali, trovano nei 423 brand di ogni categoria merceologica, distribuiti nei quattro padiglioni del Salone, risposte realistiche e adeguate, ma innovative nelle soluzioni, che certamente segneranno il futuro del design.

La vocazione green è evidenziata già nel nuovo ingresso da Porta Est, preceduto da un bosco di circa 100 alberi, mente altri 100 alberi ad alto fusto accompagnano i visitatori all’interno. Concluso il Salone, tigli, frassini, querce, prugni da fiore, saranno poi piantati nella Città Metropolitana di Milano. Scomparsi anche gli allestimenti faraonici; conclusa la manifestazione tutto verrà smontato e successivamente riutilizzato nell’ottica della sostenibilità. Questo non significa austerità ma una nuova attitudine alla circolarità.

Qualità della vita vuol dire anche qualità del cibo, non più solo veloce pit stop al bar: Identità Golose Food Court è l’occasione per gustare le ricette originali di alcuni fra i più grandi chef e artigiani italiani del cibo. Sono tantissime le forze in campo: oltre ai più di 400 brand menzionati, il Supersalone include 50 designer indipendenti, 170 progetti di 48 scuole internazionali di design, 20 tra le personalità più influenti del panorama creativo odierno, 110 sedute premiate dal Compasso d’Oro, sei grandi chef, cinque opere cinematografiche selezionate dal MDFF, 200 alberi di Forestami e la piattaforma digitale del Salone che permetterà di seguire gli eventi sul doppio binario fisico e virtuale.

Bruno Munari nel 1966 trasformò le due lettere O della parola Porro in due viti viste da sopra, ancora oggi nel logo dell’azienda. Il Salone è così: eravamo già avanti prima e continuiamo a esserlo. Come recita il manifesto della 52ma edizione, anche quest’anno il Supersalone è: «A Milano, Il mondo che abiteremo».

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