È Dante l’inventore delle Marche

«Quel paese che siede tra Romagna e quel di Carlo»

Marta Paraventi |

«Ond’ io, che solo innanzi a li altri parlo,
ti priego, se mai vedi quel paese
che siede tra Romagna e quel di Carlo,
che tu mi sie di tuoi prieghi cortese
in Fano, sí che ben per me s’adori
pur ch’i’possa purgar le gravi offese»
Purgatorio, Canto V, versi 67-72

Dante Alighieri, nella Divina Commedia, ha descritto e trattato luoghi e personaggi delle Marche trasformandoli in punti focali della narrazione, nonché, talvolta, in icone e simboli della letteratura universale. Basti pensare al tema della passione di Paolo e Francesca ambientata nel Castello di Gradara, cantata nel V Canto dell’Inferno o al mistico silenzio dell’eremo di Fonte Avellana, fulcro dell’esistenza di San Pier Damiani incontrato nel Paradiso.

Ma nel caso del fanese Jacopo del Cassero, Dante ha fatto molto di più; turbato e commosso dal tragico destino dell’uomo, ha accolto nel canto V del Purgatorio la richiesta di preghiera, il desiderio di pace di questa anima attraverso una visione lirica della sua terra, le Marche, denominandole «quel paese che siede tra Romagna e quel di Carlo».

Possiamo quindi affermare che con Dante le Marche hanno avuto una delle prime, se non la prima, lettura in chiave storico-geografica che le hanno conferito un’identità culturale e territoriale ben precisa, come regione che «siede» tra la Romagna e il regno di Carlo II d’Angiò. Da qui, in occasione dei 700 anni della morte del Poeta, parte il nostro viaggio alla scoperta dei luoghi letterari e storico artistici delle Marche trattati da Dante nella Commedia: luoghi romantici, tragici, luoghi dal sapore mistico o dalla natura a tratti selvaggia.

Iniziamo da Mercatello sul Metauro, ameno borgo sito quasi al confine con la Toscana, custode di preziose opere del XIV secolo di scuola giottesca nella Chiesa di San Francesco: è un luogo storico fondamentale per Dante poiché nella località Castel della Pieve fu decretato il 4 ottobre 1301 l’esilio dalla amata Firenze. Numerosi i luoghi danteschi in tutta la provincia di Pesaro Urbino. Il più noto, già citato sopra, è la Rocca di Gradara, risalente al XII secolo, uno dei più visitati della regione.

Qui secondo la tradizione si consumò l’amore adulterino di Paolo e Francesca, consacrato dai versi immortali di Dante: «Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende, prese costui della bella persona che mi fu tolta; e l’modo ancor m’offende. Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer si forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona».

I due amanti saranno celebrati da una serie di eventi proposti dal Comune di Gradara e sostenuti da Regione Marche che culminano nell’esposizione della celebre scultura «Il bacio» di Rodin. A pochi chilometri da Gradara si erge il piccolo borgo di Fiorenzuola di Focara, strettamente legato alla città di Fano poiché, come si legge nel XXVIII canto dell’Inferno, i due capi fanesi Guido del Cassero e Angiolello da Carignano, definiti «i miglior», vennero uccisi e gettati dal promontorio di Focara per mano dei sicari del Malatestino (signore di Rimini).

Fiorenzuola di Focara fa parte del comune di Pesaro e del Parco regionale San Bartolo: vanta una bellissima spiaggia cui si accede a piedi. Tornando a Fano, straordinaria città d’arte, e a Jacopo del Cassero citato sopra, va ricordato che le sue spoglie riposano nella Chiesa di San Domenico con tanto di epitaffio in marmo ispirato ai versi danteschi. Ancora l’entroterra pesarese è protagonista nella Commedia: «Io fui di Montefeltro, io son Bonconte», è la frase forte e lapidaria che fa emergere la figura di questo personaggio ghibellino e del suo territorio, il Montefeltro, nel canto V del Purgatorio, seguito da Guido di Carpegna, nel XIV canto.

Al confine con la provincia di Ancona nell’entroterra pesarese si erge sotto il Monte Catria l’Eremo di Fonte Avellana, citato nel XXI canto del Paradiso, dedicato agli spiriti contemplativi tra cui splende san Pier Damiani: priore e abate di Fonte Avellana, che animato dal desiderio di rinnovamento della cristianità, riorganizzò la vita monastica e arricchì di codici preziosi la biblioteca dell’eremo, tutt’ora visitabile con tutto il complesso monastico che si distingue nel panorama nazionale per attività spirituali e culturali aperte a tutti.

Di grande fascino è l’ipotesi che san Pier Damiani abbia trascorso un periodo di ritiro in una chiesa sul mare Adriatico, «nella Casa di Nostra Donna in sul lito adriano»: non è ancora chiaro se si tratti dell’Abbazia di Santa Maria di Portonovo, gioiello romanico immerso tra le verdeggianti pinete del Parco Regionale del Monte Conero affacciato sul mare o del santuario mariano della Santa Casa di Loreto.

Il cammino lungo le Marche di Dante ci conduce poi a Jesi e alla figura dell’imperatore Federico II di Svevia, oggetto di duplice tributo nei canti X e XIII dell’Inferno. Nella sua città natale, Jesi, cinta da possenti mura e dal cuore storico romano e medievale, è possibile rivivere grazie al museo multimediale Stupor Mundi la vita, le gesta e i luoghi tra le Marche e l’Italia meridionale dell’Imperatore, per poi proseguire alla scoperta dei capolavori di Lorenzo Lotto in pinacoteca.

Molti altri sono i luoghi delle Marche trattati da Dante: per rimarcare la caducità della vita terrena e il declino che può colpire le città a seguito di sorti avverse, cita la fiorente Senigallia e il borgo fortificato di Urbisaglia, sorta sulle rovine della città romana di Urbs Salvia, di cui oggi si può visitare il Parco archeologico che sorge a pochi chilometri dalla nota Abbazia di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra.

Scendendo nella zona sud delle Marche si raggiunge Fermo dove Dante trascorse un periodo d’esilio presso la Curia Pontificia locale, per poi fare rotta verso il bacino del fiume Tronto, menzionato nel Paradiso per tracciare le terre del re Carlo Martello.

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