NOTIZIE IN BREVE GIORNO PER GIORNO NELL’ARTE | 11 GIUGNO 2024

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MARTEDÌ 11 GIUGNO 2024

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Dall’alto a sinistra e in senso orario: «Spanische Tänzerin», di Alexej von Jawlensky (particolare; © Ketterer Kunst); la cappella di Sant’Uberto del Castello Reale di Amboise (foto tratta da Wikipedia; foto Carcajou | CC BY SA 3.0); particolare di un’opera di Paolo Veneziano, che venne trafugata a Belgrado; uno scorcio delle Serre Barberini (foto Alberto Novelli)

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A Monaco di Baviera, all’asta di Ketterer Kunst, 6,96 milioni per Kirchner e 8,3 milioni per Jawlensky

Due quadri espressionisti sono stati battuti all’asta a Monaco di Baviera per diversi milioni di euro. Si tratta di due dipinti a olio: il primo del pittore del gruppo «Die Brücke» Ernst Ludwig Kirchner, del 1911, «Tanz im Varieté» («Danza in un teatro di varietà»), a lungo ritenuto perduto, battuto all’asta per 6.958.000 euro, mentre la stima era compresa tra due e tre milioni; il secondo, «Spanische Tänzerin» («Danzatrice spagnola») dell’espressionista Alexej von Jawlensky, esponente di spicco del gruppo di artisti «Der Blaue Reiter» che, come ha riferito la casa d’aste Ketterer Kunst, ha raggiunto la cifra di oltre 8,3 milioni di euro. Jawlensky (1864-1941) vi avrebbe ritratto la sua amante, e poi moglie Helene, ai tempi in cui lavorava come bambinaia per lui e la compagna, la pittrice Marianne von Werefkin, prima che i tre dessero vita a uno dei ménage-à-trois più celebri della storia dell'arte. Quanto al dipinto di Kirchner, la sua vendita in un'asta è un fatto sensazionale dal momento che non se ne avevano notizie da quasi cento anni, a lungo custodito, ora si sa, in una collazione privata nel Baden-Württemberg: l’ultima volta di «Tanz im Varieté» in pubblico era stata infatti alla fine del 1923, a Berlino; dopo di allora il quadro era scomparso dalla circolazione e se ne erano perse le tracce.

02

La cappella dove riposa Leonardo Da Vinci riapre completamente restaurata

Il 15 giugno riapre la cappella di Sant’Uberto del Castello Reale di Amboise (Indre-et-Loire) (dove è sepolto Leonardo da Vinci), rimasta chiusa per due anni e mezzo. Il castello, in gran parte demolito nel XIX secolo, fu costruito tra il 1491 e il 1496 per ordine del re Carlo VIII: fungeva da oratorio per i re di Francia. La cappella, le cui vetrate furono quasi completamente distrutte dai bombardamenti e sostituite nel 1944, non era stata sottoposta a lavori di tale portata dal 1880. L’architetto Étienne Barthélemy ha ripreso il progetto ottocentesco di Victor Ruprich-Robert (all’epoca assistente di Eugène Viollet-le-Duc). I lavori hanno riguardato la guglia, la struttura del tetto, le vetrate, la campana e le decorazioni scolpite, tra cui i fregi di maestri fiamminghi. Sono stati persino ricreati alcuni degli elementi mancanti. In totale sono stati spesi 3,5 milioni di euro, di cui 2,3 milioni concessi dal Governo francese nell’ambito del piano di recupero, una grande operazione di salvataggio del patrimonio e dei musei avviata nel 2020. 

03

Storie di spie, di trafugamenti d’arte e di aspre contese

Nel giugno 1949 166 oggetti lasciano per sempre il palazzo di Monaco di Baviera dove gli Alleati avevano stipato l’arte saccheggiata dai nazisti nei Paesi occupati. Li porta via con l’aiuto della moglie il croato Ante Topic Mimara, una spia che si era accreditata come rappresentante jugoslavo. Le opere raggiungono Belgrado e vengono incamerate dal Museo nazionale. Per oltre 70 anni i capolavori trafugati restano in mostra nel Museo anche quando la Procura di Bologna, nel 2018, ottiene la confisca di parte dei dipinti. La confisca fu possibile grazie a un Carabiniere del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (Tpc) che nel 2014 aveva scoperto su web uno dei quadri rubati esposto in una mostra. Da tempo tutte le opere trafugate, mai restituite, non sono più visibili nelle sale del Museo di Belgrado. La storia di quei furti, l’aspra contesa che ne è seguita e mai risolta verrà raccontata il 13 giugno alle 17 alla Caserma Manara, Bologna, per la presentazione del libro Bottino di guerra, edito da Mursia e scritto da due giornalisti Ansa, Tommaso Romanin e Vincenzo Sinapi.

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Salvati degli affreschi novecenteschi nella Sala delle Quattro Stagioni a Bergamo

A Bergamo il soffitto della Sala delle Quattro Stagioni in via Borgo Santa Caterina è salvo, grazie ai lavori di restauro realizzati dagli allievi della terza annualità del corso post diploma di Tecnico per il Restauro della Scuola d’Arte Andrea Fantoni. Gli spazi, che fanno capo alla Provincia di Bergamo, sono stati oggetto delle attività del laboratorio di restauro murale (coordinate dalla docente e restauratrice Carla Bonomi) nel quale sono stati impegnati otto allievi per i quali a giugno si concluderà il triennio di studi. La Sala delle Quattro Stagioni, con le sue decorazioni policrome novecentesche, presentava alcuni ammaloramenti per infiltrazioni d’acqua che avevano portato a variazioni cromatiche, ma anche a un impoverimento del film pittorico. Sono state inoltre rilevate fessurazioni e crepe, che sono state tutte censite. 

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Nei giardini di Palazzo Barberini ha aperto il caffè ristorante Serre Barberini

All’interno della serra ottocentesca nei giardini di Palazzo Barberini, una delle sedi delle Gallerie Nazionali di Arte Antica è aperto il caffè ristorante Serre Barberini, accessibile da via XX Settembre 2 e da via Quattro Fontane 13, anche senza pagare il biglietto di ingresso al museo. La serra, progettata presumibilmente dall’architetto Francesco Azzurri (1827-1901) e conclusa sul finire del XIX secolo in occasione della risistemazione ottocentesca dei giardini, è stata oggetto di un approfondito e lungo lavoro di restauro e rifunzionalizzazione. L’edificio, un rettangolo inclinato lungo 37 metri, sorge in una posizione capace di massimizzare l’apporto solare ed è composto da una struttura in muratura portante e da un sistema in acciaio e vetro sui fronti sud, est e ovest e da colonne in ghisa, con al centro una fontana. 

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«L’ottava testa» nel Chiostro delle Terme di Diocleziano è di Elisabetta Benassi

Il 10 giugno è stata inaugurata nel Chiostro di Michelangelo delle Terme di Diocleziano un’opera site-specific «Camelopardalis» (testa di Michelangelo), di Elisabetta Benassi, donata al Museo Nazionale Romano dall’Associazione Mecenati Roman Heritage. L’inziativa fa parte del progetto «L’ottava testa», promosso dall’Associazione Mecenati Roman Heritage, presieduta da Ugo Pierucci e dal Museo Nazionale Romano, diretto da Stéphane Verger. «L’ottava testa» nasce dal percorso di restauro sostenuto dall’Associazione Mecenati Roman Heritage per riportare allo splendore originale sette sculture in marmo che dalla fine dell’Ottocento abitano gli spazi del chiostro di Michelangelo, all’interno delle Terme di Diocleziano sede del Museo Nazionale Romano. Alle sette teste preesistenti, restituite alla bellezza originale con un intervento di pulitura realizzato con metodi ecocompatibili innovativi, basati sull’uso di biocidi naturali e olii essenziali, si affianca dunque un’opera di arte contemporanea, a completamento dell’intervento di restauro nel grande Chiostro di Michelangelo della Certosa di Santa Maria degli Angeli. 

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Un protocollo diagnostico dell’Enea per la conservazione dei libri antichi

L’Enea ha messo a punto un protocollo diagnostico che valuta in modo rapido e non invasivo lo stato di conservazione dei libri antichi per prevenire o rallentare il processo di deterioramento. «Usiamo tecniche, la spettrometria Raman e la microscopia ottica, che senza prelievi di materiale permettono di ottenere tutte le informazioni sulle caratteristiche della carta per rimuovere contaminanti esterni, prodotti di ossidazione e decomposizione della carta», dice Sabina Botti ricercatrice del Laboratorio Enea Micro e nanostrutture per la fotonica (scienza che si occupa di creare, manipolare, trasmettere e rilevare la luce). «Per studiare lo stato “di salute” della carta prima e dopo il trattamento, aggiunge la studiosa, abbiamo impiegato, su campioni di carta risalenti a fine ’800, la spettroscopia Raman, una tecnica di analisi molto efficace che utilizza la luce per studiare la composizione chimica dei materiali. Si è rivelata uno strumento adatto per definire il tipo di degrado ma anche per valutare l’efficacia dei trattamenti di pulizia».

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Il Queen Sonja Print Award a Tomas Colbengtson

L’artista sami Tomas Colbengtson è il vincitore del Queen Sonja Print Award. Il premio è stato consegnato a Colbengtson dalla regina Sonja di Norvegia la scorsa settimana a Bodø, Capitale europea della Cultura 2024. Nella circostanza l’artista tedesco Anselm Kiefer ha ricevuto il Queen Sonja Lifetime Achievement Award, mentre l’artista svedese Maria Kayo Mpoyi ha ricevuto il QSPA Inspirational Award. Il Queen Sonja Print Award gode del patrocinio di un membro della famiglia reale norvegese. Viene assegnato ogni due anni a un artista, spesso giovane, che si è distinto nel campo della stampa. Il Queen Sonja Print Award è stato creato dalla monarca norvegese attraverso la Queen Sonja Art Foundation, istituita nel 2011 per promuovere l’arte grafica e stimolare lo sviluppo della stampa contemporanea. 

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Bolaffi incassa 4,8 milioni da oltre 3mila lotti di numismatica

A Torino si è chiusa con un incasso di 4,8 milioni diritti compresi e con oltre l’80 per cento dei lotti venduti l’asta Bolaffi di monete del 6-7 e 10 giugno. Il catalogo di oltre tremila lotti è stato apprezzato da una grande partecipazione di collezionisti e specialisti italiani ed esteri, che hanno fatto lievitare le aggiudicazioni di tutti i lotti più prestigiosi, venduti a cifre superiori alle stime. I top lot dell’asta, aggiudicati a 48.800 euro ciascuno, sono stati l’80 Lire 1821 di Vittorio Emanuele I, moneta tra le più ricercate di Casa Savoia, e il 50 Dracme 1876 di Giorgio I di Grecia, seguiti dal 5 Lire del 1901, realizzato in soli 114 esemplari, venduto a 43.300 euro, dal 10 Doppie 1578 del Governo dei Dogi biennali di Genova, acquistato a 41.500 euro e dal raro Testone di VI tipo del 1552 di Carlo II Duca di Savoia, salito fino a 39.000 euro, oltre sei volte la base d’asta. 

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Il nuovo comitato scientifico dell’Archivio Gribaudo

Fondato nel 2017 con l’obiettivo di promuovere lo studio, la conservazione e la valorizzazione dell'artista ed editore Ezio Gribaudo (1929-2022), l’Archivio Gribaudo e la sua presidente Paola Gribaudo con Carlo e Alessandra Gribaudo hanno nominato un nuovo comitato scientifico internazionale e la nuova direttrice artistica. Il comitato scientifico è composto da Tom Engels (che dal 2021 è direttore artistico del Kunstverein di Graz ed è curatore della Triennale Baltica 2024 di Vilnius), Eva Fabbris (direttrice del Museo Madre di Napoli) ed Elena Filipovic (nuova direttrice del Kunstmuseum di Basilea). La nuova direttrice artistica dell’Archivio Gribaudo è la curatrice ed editor Lilou Vidal. 

Redazione, 11 giugno 2024 | © Riproduzione riservata