Opera «OK Phobia», Daze, 1983

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Opera «OK Phobia», Daze, 1983

Dalla strada a Netflix: Daze

Il graffitista newyorkese (al secolo Chris Ellis) negli spazi della galleria veronese Arena Studio d’Arte

Dopo John Matos, in arte Crash, Arena Studio d’Arte ospita, sino al 22 ottobre, le opere di un altro protagonista del graffitismo newyorkese della prima ora, Chris Ellis, in arte Daze, nella personale «Destination». Classe 1962, formatosi alla High School of Art and Design di New York, con Crash da vita alla coppia di writers «che sarebbe diventata una tra le più prolifiche e acclamate della scena artistica di New York prima e internazionale poi, ispirando addirittura nel 2016 la serie Netflix ‘The Get Down’», per dirla con Raffaella A. Caruso.

Nell’incredibile «commistione di arte, musica moda, costume che rese quegli anni i mitici ’80», scrive la critica, la partecipazione ad alcune collettive «che hanno fatto la storia del graffitismo, come ‘Beyond Words, Post-Graffiti’ alla Sidney Janis Gallery di New York e nel 1984 ‘Arte di Frontiera - NY Graffiti’ alla Gam di Bologna e Art Basel con la Sidney Janis Gallery», viene rievocata in mostra con opere storiche: «una carta e una tela del 1983 dove seppur in maniera embrionale appare subito evidente una delle caratteristiche del lavoro di Daze: il racconto».

Autore di opere d’arte pubbliche in cui il paesaggio urbano si intreccia a frammenti di un mondo interiore, Daze è presente in importanti collezioni pubbliche, come quella del MoMa, e in private, come in quelle di Madonna ed Eric Clapton.

I suoi lavori riflettono essi stessi i ritmi musicali, «la cultura dell’hip hop e la scossa improvvisa dell’elettric boogie, ma anche e soprattutto l’improvvisazione del jazz», così che la sintassi dell’immagine non risponde a regole, ma le sovverte facendosi guidare dall’energia creativa. «L’uso di comuni meccanismi di traslazione quali l’analogia, il fulmineo accostamento di oggetti diversi e la metafora, considera infine Caruso, con l’onirica traslocazione di un elemento su di un altro, ovvero con l’illusorio allineamento dei piani ottenuto dal colore e dalla luce, conferiscono a questi lavori l’immediatezza espressiva e la forza sinestetica e simbolica della poesia».

Opera «OK Phobia», Daze, 1983

Camilla Bertoni, 09 agosto 2023 | © Riproduzione riservata

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