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Antonio Aimi
Leggi i suoi articoliPaolo Campione, direttore del Musec (Museo delle Culture) di Lugano dal 2005, ha presentato i risultati raggiunti dal museo, stilando l’elenco delle mostre e delle pubblicazioni fatte negli ultimi anni. I risultati sono raccolti in tre documenti, due dei quali sono costantemente aggiornati e sono a disposizione di tutti sul sito del museo. Per valutarli, però, è importante ricordare che Lugano è una città di circa 70mila abitanti e che il Musec, fondato nel 1985 per conservare i 650 capolavori della Collezione Brignoni, nonostante l’arrivo in vent’anni di oltre 40mila altre opere, non è certo il museo più importante della Svizzera e ha, ovviamente, collezioni molto più piccole e meno importanti dei musei di antropologia di Roma, Parigi o delle sezioni di antropologia del British Museum o del Metropolitan. Inoltre, grazie alla sua crescita, il museo è stato trasferito nel 2018 dalla sua sede originaria dell’Heleneum alla più grande e centrale Villa Malpensata. L’altro dato fondamentale da tenere in considerazione è il numero dei visitatori, tra i 15mila e i 18mila all’anno che, in relazione al numero degli abitanti, superano di molto quelli del Museo delle Civiltà di Roma (45.750 di cui 7.881 paganti nel 2024) e di tanti altri musei.
Ma la cosa più sorprendente è che mentre nel mondo i musei più importanti cercano di aumentare il numero dei visitatori, il Musec si è dato la priorità di trasformare i semplici visitatori in abbonati e non di accrescerne il numero, cosa che ha consentito di offrire un servizio di eccellenza per le visite guidate disponibili in quattro lingue (de/en/fr/it). Soffermandoci sui risultati si può dire che dal 2018 ad oggi il Musec ha organizzato 53 mostre a Lugano e nello stesso periodo 23 esposizioni temporanee in Italia, Svizzera, Francia e in altri Paesi dell’Europa, nonché in Giappone e in Cina. Una delle rassegne delle quali Paolo Campione è più orgoglioso è «Pigen og Parasollen» («Ragazza con l’Ombrellino»), tenuta al Museo Nazionale di Copenaghen nel 2013, vista da 300mila visitatori, nonostante un tema di nicchia come la fotografia giapponese dell’Ottocento.
Parallelamente sono stati dati alle stampe 47 cataloghi delle mostre tenute a Villa Malpensata e altre 71 pubblicazioni, di solito stampati dalla Fondazione Culture e Musei-FCM, che ha una propria casa editrice, laEdizioni FCM (anche se è bene precisare che le opere più importanti sono spesso realizzate attraverso coedizioni con i grandi editori d’arte). La FCM è una fondazione di diritto privato e di utilità pubblica che gestisce il Musec e altri musei e organizzazioni culturali ed è soggetta alle istituzioni federali che controllano le fondazioni. Inoltre, per capire come in Svizzera sono gestiti i musei, si deve ricordare che il Comune di Lugano: 1) concede Villa Malpensata e i depositi in comodato gratuito alla FCM; 2) si fa carico delle spese di manutenzione dell’edificio, del parco, dei depositi e del costo delle assicurazioni; 3) finanzia la FCM con un versamento annuale di un milione e settecentomila franchi svizzeri per la gestione del Musec; 4) è rappresentato nel consiglio di fondazione della FCM. Il Musec ha una ventina di dipendenti e una decina di collaboratori esterni. Tutto il personale è pagato dalla FCM, che può contare sulle risorse pubbliche per il 60-65% e per il 40-35% su un autofinanziamento.
Da tutto questo appare evidente che la Svizzera investe nella cultura e nei musei e che il nostro Ministero della Cultura potrebbe cercare di fare come i nostri vicini, dando più risorse ai musei italiani e suggerendo certe pratiche del Musec. Certo, da noi, per ora, non sembra praticabile trasformare i semplici visitatori in abbonati, ma fare più mostre e più pubblicazioni non è difficile.