«Siamo con voi nella notte» (2007) di Claire Fontaine. Foto Leonardo Morfini, copyright Studio Claire Fontaine, cortesia di Claire Fontaine

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«Siamo con voi nella notte» (2007) di Claire Fontaine. Foto Leonardo Morfini, copyright Studio Claire Fontaine, cortesia di Claire Fontaine

VERSO LA BIENNALE DI VENEZIA | Il Padiglione della Santa Sede: un evento unico, artistico e umano

Nella Casa di detenzione femminile della Giudecca le detenute, le cui storie hanno ispirato tutti gli artisti invitati (Cattelan presenterà un affresco), terranno visite guidate e conferenze

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Arianna Antoniutti

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Il 28 aprile, l’inaugurazione della 60ma Biennale di Venezia vedrà un visitatore d’eccezione: papa Francesco, primo pontefice in visita all’Esposizione internazionale d’arte. L’occasione sarà l’apertura del Padiglione della Santa Sede, ospitato (fino al 24 novembre) presso la Casa di detenzione femminile della Giudecca. Un progetto assolutamente inedito sia per il luogo scelto sia per le modalità espressive, che vedranno i lavori di Maurizio Cattelan, Bintou Dembélé, Simone Fattal, Claire Fontaine, Sonia Gomes, Corita Kent, Claire Tabouret, Marco Perego & Zoe Saldana, interagire con la vita e l’azione delle detenute. A queste ultime, in veste di guida e conferenziere, saranno affidate le visite, su prenotazione, al Padiglione. Non solo, i volti e la storia delle detenute stesse sono il tema centrale intorno al quale si sono sviluppati i lavori, molti creati direttamente in situ, negli spazi della Casa di detenzione.

Commissario del Padiglione, che ha come partner istituzionale il Ministero della Giustizia, è Sua Eminenza Cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del dicastero per la cultura e l’educazione della Santa Sede. «Con i miei occhi» è il titolo del progetto, i cui curatori sono Chiara Parisi e Bruno Racine. «La Santa Sede, ha detto il cardinale de Mendonça, già altre volte ha preso parte alle Biennali d’Arte e di Architettura, ma non possiede un padiglione fisso all’Arsenale o ai Giardini. Ogni volta compie una sorta di pellegrinaggio nell’arcipelago veneziano, cercando luoghi significativi. Il discorso di papa Francesco agli artisti, nel giugno scorso ricordava la responsabilità sociale dell’arte, arte come forma profetica. Per questo abbiamo scelto un luogo apparentemente inaspettato, come può essere un carcere. Vedere con i propri occhi, a questo allude il titolo, conferisce alla visione uno statuto unico, perchè ci rende non solo spettatori ma anche testimoni. Ciò che accomuna l’esperienza religiosa all’esperienza artistica».

«Sarà un’esperienza anche per i visitatori, dice Bruno Racine, ma si è trattato innanzitutto di una sfida. La prima domanda che ci siamo posti è: che cosa vuol dire un “padiglione nazionale”? La Santa Sede non è uno stato come gli altri, non possiede una propria scena artistica. Era necessario individuare un luogo che, già in sé, fosse portatore di un messaggio. Così è nata la scelta del Carcere della Giudecca, carcere da metà dell’Ottocento, ma prima ancora già Convento delle Convertite, donne “perdute” che la Repubblica di Venezia affidava alla Chiesa per offrire loro una vita degna. Il rischio era però quello di trasformare il Carcere in spazio banalmente espositivo. All’opposto, invece, abbiamo lavorato per la collaborazione di artisti e detenute. Abbiamo selezionato una costellazione di artisti, diversi per origine e per natura, ma uniti dalla volontà di partecipare a un evento artistico e umano, unico. Tutti hanno accettato con entusiasmo, nonostante i tempi assai stretti, meno di un anno. La struttura fissa del Padiglione si scioglierà in un percorso, nel quale, guidato dalle detenute, il visitatore entrerà in un altro universo, attraversando un confine. All’ingresso si dovranno lasciare non solo i documenti, ma anche i telefoni cellulari, questi strumenti attraverso i quali, ormai, guardiamo il mondo. “Con i miei occhi” vuol dire anche immergersi pienamente in questa visione poetica e intensa, senza dispositivi digitali».

«Cheilpapa venga a vedere il Padiglione è rivoluzionario, aggiunge Chiara Parisi. La collaborazione di artisti e detenute (circa ottanta) ha originato un incredibile serbatoio di creatività. Ad esempio, Claire Tabournet sta dipingendo, nel suo atelier a Los Angeles, una trentina di dipinti ispirati dalle fotografie che ritraggono le detenute da bambine. Simone Fattal sta invece lavorando a una cinquantina di sculture, alte oltre un metro e mezzo, nate da poesie scritte dalle detenute. Maurizio Cattelan torna a Venezia, dopo la presentazione dell’opera “Mother” alla Biennale del 1999, con un lavoro questa volta dedicato alla figura paterna: un affresco, di tradizione antica, sulla facciata della Cappella del Carcere. Nella Cappella, luogo davvero sacro per le detenute, sarà ospitata la grande installazione di Sonia Gomes, mentre nello spazio della Caffetteria saranno visibili le opere dell’unica artista non vivente: Corita Kent, attivista e pacifista. Workshop, installazioni, danza, cinema, performance e pittura: ci saranno testimonianza di tutte le forme artistiche. Bintou Dembélé, coreografa e danzatrice, proporrà una coreografia appositamente composta per le detenute, e che vedrà la loro partecipazione. Mentre l’artista e regista Marco Perego e l’attrice Zoe Saldana hanno appena terminato le riprese di un cortometraggio girato nel cuore della Casa di reclusione. Il film sarà presentato nella sala delle visite».

Il public program del Padiglione sarà animato da Hans Ulrich Obrist, cui sono affidati gli incontri con artisti e curatori. Il catalogo, pubblicato da Marsilio, sarà affidato alla graphic designer e creatrice di libri Irma Boom. Main partner dell’operazione è Intesa Sanpaolo, che sosterrà la presenza della Santa Sede per questa edizione della Biennale Arte, e per le due successive. Paolo Maria Vittorio Grandi, Chief Governance Officer di Intesa Sanpaolo, ha commentato: «Sociale e arte troveranno un’intelligente sintesi nel progetto del Padiglione della Santa Sede alla Biennale Arte 2024, che Intesa Sanpaolo è onorata di sostenere. Mille persone di Intesa Sanpaolo lavorano ogni giorno nel sociale per realizzare programmi e iniziative, con una rilevante attenzione alle comunità penitenziarie. E con una collezione di 35mila opere e i musei delle Gallerie d’Italia, la Banca è protagonista nel panorama artistico internazionale. Accompagnare la realizzazione del Padiglione, con le sue due anime, significa per noi contribuire con piena coerenza alla diffusione del bene e del bello, entrambi alla base del nostro impegno».

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Arianna Antoniutti, 11 marzo 2024 | © Riproduzione riservata

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