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Una nuova scossa di terremoto

Claudia Crosera

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Nell’Auditorium del Palazzo della Regione Friuli Venezia Giulia, l’11 e 12 maggio scorsi si è svolto il convegno di studi organizzato dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia in collaborazione con l’Azienda Speciale Villa Manin, dedicato al quarantennale del terremoto del Friuli, intitolato «Ricostruire la memoria. Il patrimonio culturale del Friuli a quarant’anni dal terremoto», volto a documentare e approfondire i restauri dei beni culturali danneggiati durante il sisma (nel mese di settembre saranno presentati gli atti, in corso di pubblicazione). La memoria di quei momenti di grande emergenza è stata rievocata dalle parole di soprintendenti, studiosi, docenti universitari, architetti, storici dell’arte, restauratori e membri della Protezione Civile che in prima persona, tra le macerie degli edifici, progettarono gli interventi di messa in sicurezza e di ricostruzione.

Due giornate curate dagli architetti Giovanni Carbonara e Corrado Azzollini per ripercorrere lo sviluppo delle attività di restauro degli spazi urbani, delle architetture, delle opere d’arte e dei documenti d’archivio dopo il violento sisma che colpì le terre friulane tra il maggio e il settembre del 1976. A parlarne è Corrado Azzollini, soprintendente Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia.

Com’è nata l’idea del Convegno?

Il 40mo anniversario del terremoto non poteva trovarci indifferenti. È una ricorrenza importante che andava celebrata con iniziative di rilievo come questo convegno, strettamente connesso alla mostra di Villa Manin. Ormai è trascorso un periodo di tempo sufficientemente lungo per fare una riflessione critica e obiettiva su ciò che è stato fatto.

Il sistema che si mise in moto non era pronto ad affrontare un evento di così ampia portata, ma tuttavia ha saputo sfruttare risorse umane e competenze in modo innovativo. È un bagaglio di esperienza da custodire?

Certamente l’emergenza terremoto mette in risalto le forze e le criticità di un sistema. Nessuno è mai pronto a una catastrofe, entra in gioco uno stato emotivo imprevedibile che da un lato è un elemento di debolezza, ma dall’altro fa scattare l’aspetto della solidarietà. La grande capacità del popolo friulano è stata di mettere in gioco, oltre alle competenze, importantissime risorse umane, mostrando con grande fierezza lo stretto legame con il territorio e l’imprescindibile necessità di vedere ricostruito il proprio passato e la propria identità. La tenacia della gente friulana positivamente contraria a ricostruire abitati altrove è emblematica: cercare il «com’era dov’era» è stato un atteggiamento vincente, la spinta per ottenere determinati risultati.

Da quest’esperienza si possono trarre stimoli per la collaborazione tra istituzioni?

Era importante rinsaldare i rapporti con gli enti e con coloro che all’epoca si sono organizzati per rispondere alle necessità immediate di un territorio profondamente ferito. Nei primi momenti gli interventi realizzati in emergenza, senza un coordinamento vero e proprio, hanno sicuramente ingenerato mancanze ma, preso atto di questo, era importante tentare di rileggere la storia a distanza di tempo. Il convegno è stato un momento di confronto ad esempio per prendere in esame i nuovi strumenti oggi a disposizione per il rilevamento danni. È necessario programmare una precisa suddivisione dei compiti per essere efficaci nelle convulse fasi del post terremoto.

È un obiettivo raggiungibile?

È auspicabile. Non è sufficiente guardare solo al passato e a ciò che è stato fatto. Dobbiamo proiettarci nel futuro facendo tesoro sia delle azioni positive sia degli errori del passato, utilizzando questi momenti di confronto come una possibilità per creare una solida rete di collaborazioni. 

In occasione delle celebrazioni dei 40 anni dal sisma, i servizi didattici della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia hanno progettato una serie di percorsi tematici per illustrare alle nuove generazioni la forza distruttiva del terremoto e l’attività di restauro delle zone colpite. Si tratta di attività gratuite (visita+laboratorio) e rivolte alle scuole, in corso dal 15 settembre al 15 dicembre. Tre le sedi: Colloredo di Monte Albano, Gemona del Friuli e Venzone.

Claudia Crosera, 03 giugno 2016 | © Riproduzione riservata

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