Da sinistra a destra, Henrique Oliveira, Andrea Bowers, Pascale Marthine Tayou, Thijs Biersteker e Marcus Coates nei vigneti di Sillery, Champagne, Francia (nella foto non è presente Tomoko Sauvage) © Marion Berrin, Ruinart

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Da sinistra a destra, Henrique Oliveira, Andrea Bowers, Pascale Marthine Tayou, Thijs Biersteker e Marcus Coates nei vigneti di Sillery, Champagne, Francia (nella foto non è presente Tomoko Sauvage) © Marion Berrin, Ruinart

Sei artisti per la Carte blanche Ruinart 2024

Dopo Eva Jospin per la scorsa edizione della rassegna, sei artisti prenderanno parte a questa nuova annata in una «Conversazione tra i vivi».

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Redazione GDA

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Quest’anno, la «Carte blanche» di Ruinart non è stata affidata a un solo artista, ma a sei designer provenienti da cinque continenti. Si tratta di una novità assoluta. Tutti gli artisti coinvolti si sono concentrati sul tema della terra, del nostro rapporto con la natura e delle specifiche problematiche ambientali che affliggono le diverse regioni del mondo. Il programma «Carte Blanche» è iniziato nel 2008 con l’idea di commissionare ogni anno opere d’arte a un artista diverso per dare la propria interpretazione della storia, dei valori, del know-how o delle persone della Maison. 

Andrea Bowers, nata nel 1965 e residente a Los Angeles, unisce arte e attivismo. Il suo lavoro consiste nel: «Richiamare l’attenzione su questioni politiche dando loro una forma plastica». Marcus Coates, nato nel 1968, vive a Londra e attraverso la pittura, la fotografia, la scultura e le installazioni sonore, esplora le relazioni, immaginarie, simboliche o sensibili, tra uomo e natura. Thijs Biersteke, nato nel 1983, lavora ad Amsterdam ed è un artista impegnato nell’ecologia che crea opere basate su dati scientifici. Pascale Marthine Tayou è nata nel 1966 a Nkongsamba, in Camerun, vive e lavora a Gand (Belgio) e a Yaoundé (Camerun). Attraverso sculture, collage, installazioni, video e fotografie, attinge all’immaginario africano ed europeo, mettendo in luce le contraddizioni e le ingiustizie della globalizzazione. Nato nel 1973 e originario del Brasile, Henrique Oliveira vive e lavora tra Londra e San Paolo. Nelle sue sculture, che combinano il vegetale e l’organico, ricicla i materiali, in particolare utilizzando il legno noto come «tapumes», recuperato dalle recinzioni dei cantieri edili di San Paolo. Infine, Tomoko Sauvage, nata in Giappone e residente a Parigi, è interessata alle vibrazioni, perché: «tutto ciò che ci circonda è vibrazione e noi siamo parte di questo insieme», spiega l’artista.

Nell’ambito di questa «Carte blanche», intitolata «Conversazione tra i vivi», saranno realizzate diverse edizioni limitate degli artisti partecipanti, in relazione alla regione della Champagne in cui si sono recati e su un tema ambientale. «Gli artisti sono i migliori ambasciatori del tema della conservazione della natura, che per Ruinart è fondamentale. Perché sono all’avanguardia nella società e perché parlano un linguaggio sensibile, capace di attrarre il nostro pubblico», ha dichiarato Frédéric Dufour, presidente di Ruinart.

Da sinistra a destra, Henrique Oliveira, Andrea Bowers, Pascale Marthine Tayou, Thijs Biersteker e Marcus Coates nei vigneti di Sillery, Champagne, Francia (nella foto non è presente Tomoko Sauvage) © Marion Berrin, Ruinart

Redazione GDA, 29 febbraio 2024 | © Riproduzione riservata

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