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Sono 852 gli studenti che hanno partecipato a Roma al progetto «MaXXI A[r]t Work»

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Sono 852 gli studenti che hanno partecipato a Roma al progetto «MaXXI A[r]t Work»

Scuola-lavoro: alternanza anche nei beni culturali

Critiche e forti proteste, ma tra archivi e musei ci sono vari progetti che servono ai giovani

Federico Castelli Gattinara

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L’Alternanza scuola-lavoro (Asl), sulla scia di analoghe esperienze europee, esiste da tempo anche in Italia sebbene sia balzata alla ribalta tre anni fa con la legge 107 (nota come Buona Scuola), che la potenzia enormemente e la rende obbligatoria. È un percorso formativo per gli allievi degli ultimi tre anni delle scuole superiori, nato come «modalità didattica innovativa, che attraverso l’esperienza pratica, aiuta a consolidare le conoscenze acquisite a scuola e testare sul campo le attitudini di studentesse e studenti, ad arricchirne la formazione e a orientarne il percorso di studio, e in futuro di lavoro, grazie a progetti in linea con il loro piano di studi». Si può svolgere in aziende, enti locali, musei, istituzioni pubbliche e private accreditate presso il Miur, scelte di volta in volta dai presidi dei vari istituti che stipulano accordi specifici e che su di esse redigono a fine anno schede di valutazione. Il percorso ha una durata procapite di 400 ore per gli istituti tecnici e professionali e di 200 per i licei, considerate a tutti gli effetti ore di lezione, che si posso svolgere oltre l’orario scolastico e all’estero (la stima per l’anno scolastico in corso è di un milioni e mezzo di ragazzi coinvolti).

L’iniziativa del Miur ha rivelato però punti critici, oggetto di forti proteste, anche recenti, specie da parte degli studenti, che accusano soprattutto alcune imprese di sfruttare i giovani per farli lavorare gratis con la scusa dell’alternanza: con storture evidenti, che vanno da impieghi tipo call center, in un liceo di Roma, allo spalare letame in una stalla, come per un istituto di Castelfranco Veneto, fino alla «battuta» di Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro al Senato, che dichiara «cosa buona e giusta che i giovani vadano a friggere da McDonald’s nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro».

Un’inchiesta condotta da Fondazione Di Vittorio e Rete degli Studenti Medi ha rivelato che l’alternanza ha necessità di interventi, programmazione, maggiori controlli e formazione sia nei luoghi di lavoro sia all’interno delle scuole: «Oggi, si legge nel documento, ci troviamo davanti a progetti di tutti i tipi, spesso incoerenti o raffazzonati». Molte scuole «si sono trovate nella più totale incapacità di mettere a punto progetti formativi in linea con i percorsi didattici», finendo per accettare un po’ di tutto, solo per adempiere agli obblighi ministeriali.

La legge prevede due tutor per i ragazzi, uno interno alla scuola e uno esterno, figura di riferimento dell’azienda, che non sempre ha la formazione giusta e il tempo necessario. Per correre ai ripari il ministro uscente Valeria Fedeli ha recentemente introdotto sostanziali novità, tra le quali una Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in Alternanza, una piattaforma web dedicata per aiutare l’incontro tra domanda educativa e offerta di esperienze, un «bottone rosso» in mano agli studenti per segnalare problemi e criticità, un accordo con l’Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, per la messa a disposizione delle scuole di mille tutor.

La Buona Scuola, per quanto riguarda i beni culturali, indica in modo esplicito i musei e gli altri luoghi della cultura come sedi privilegiate di svolgimento dell’Asl, tanto che la Direzione Generale Educazione e Ricerca del Mibact ha elaborato e reso disponibile sul web «Il Portolano», un testo specifico di supporto e suggerimenti, e una guida operativa. I dati raccolti dalla rete dei Servizi Educativi Mibact con il contributo di Icom Italia, riferiti al primo anno scolastico di Asl (2015-16), segnano un totale di 230 progetti (qui sotto un paio di esempi «virtuosi», tra i non pochi avviati), con una forte presenza in Lazio e Toscana, seguite a distanza da Puglia e Lombardia; una predilezione nell’ordine per le aree tematiche relative ad archivistica, comunicazione e promozione, archeologia e arte; un coinvolgimento al 69% dei licei; 74 percorsi in musei, 66 in archivi, 15 in istituti centrali, 13 in biblioteche, 13 in aree archeologiche e così via, con progetti nazionali e di rete legati a Italia Nostra, Fai e Napoli 99, ma anche regionali e locali.

Sono 852 gli studenti che hanno partecipato a Roma al progetto «MaXXI A[r]t Work»

Federico Castelli Gattinara, 13 aprile 2018 | © Riproduzione riservata

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