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Oci di donna

Ilaria Speri

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Dall’11 settembre all’8 dicembre oltre trecento opere fotografiche faranno il loro ingresso nella Casa dei Tre Oci, l’affascinante spazio espositivo situato sull’Isola della Giudecca a Venezia.

La mostra, a cura di Francesca Alfano Miglietti e intitolata «Sguardo di donna», si presenta come un caleidoscopio di storie, scorci e frammenti che sono stati raccolti nel tempo dagli sguardi, tutti al femminile, di 25 artiste, operanti in un lasso di tempo che abbraccia il Novecento per giungere fino a oggi.

Utilizzando il linguaggio fotografico come strumento privilegiato per entrare in contatto con il mondo, e attraverso il quale tentare di comprenderlo e raccontarlo, le autrici presentate, guidate dal comune desiderio di comporre un ritratto della propria contemporaneità, danno forma a un eterogeneo coro di voci dall’alto potenziale narrativo, all’interno del quale convivono temi come la ricerca identitaria, la costruzione delle relazioni umane e la loro natura talvolta violenta, il rapporto con il sé e con le diversità, fino alle strutture sociali e politiche che tengono in mano le redini della grande varietà umana.

Storie marginali raccontate con grande coraggio e passione, dai celebri «Freaks» di Diane Arbus ai gemelli omozigoti ritratti da Martina Bacigalupo si mescolano alle esplorazioni concettuali di artiste come Martha Rosler e Sophie Calle, agli scatti autobiografici di Nan Goldin o ancora al fotogiornalismo più classico di Margaret Bourke-White (nella foto, «At the time of the Louisville flood», Louisville, Kentucky, 1937), fino alle indagini sul corpo femminile (sia fisico sia spirituale) di Bettina Rheims e Tracey Rose.

Sono solo alcuni dei nomi (tra gli altri quelli di protagoniste assolute della fotografia contemporanea come Catherine Opie, Tacita Dean, Roni Horn, Shirin Neshat, Yoko Ono, Alessandra Sanguinetti, Zanele Muholi e le italiane Letizia Battaglia, Lisetta Carmi e Chiara Samugheo) che appariranno nel suggestivo allestimento firmato Antonio Marras, disegnato per gli spazi di Venezia con l’obiettivo di coinvolgere il visitatore in una relazione immersiva e privata con le opere, dove ciascuno possa individuare un proprio percorso verso una maggiore consapevolezza della realtà, anche quella più lontana dal proprio vissuto.

La mostra costituisce un itinerario di visioni, orizzonti, materiali di vita (così definiti dalla curatrice) dove la fotografia si fa portatrice della coscienza del mondo, generando un terreno comune dove identità, memoria, poesia e politica si muovono da una dimensione prettamente individuale a una universale e condivisa.

La femminilità che sottende il corpus di immagini presentato, lontana da qualsiasi forma di ostentazione, si traduce così in «uno scenario di bellezza inatteso ed estremamente vitale».

Ilaria Speri, 09 ottobre 2015 | © Riproduzione riservata

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