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Non guardate le perle, guardate il filo

Claudia Crosera

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Rita Auriemma, direttrice dell’Ipac, spiega com’è cambiata la gestione del patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia in questo ultimo anno

A poco più di un anno dalla sua nomina a direttrice dell’Ipac (Istituto per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia), Rita Auriemma, archeologa di origini abruzzesi formatasi a Roma, ricercatrice presso l’Università del Salento a Lecce, giunta in Friuli Venezia Giulia nel 1990 per una campagna di ricerca di archeologia subacquea a Grado, illustra il ruolo della Regione nella gestione del patrimonio culturale del territorio. 

Come valuta questo primo anno in Regione?

Intenso ma soddisfacente. Mancava in Regione un organismo di raccordo che fungesse da nodo/snodo per connettere le tante eccellenze esistenti, talora poco note o dimenticate. Abbiamo dato vita all’Istituto stabilendo le linee programmatiche sulla base di un approccio sistemico: non più interventi isolati ed episodici, ma operazioni pianificate e organiche, sempre in collaborazione con i due atenei regionali e le altre realtà culturali. 

Ci può fare qualche esempio?

Abbiamo fatto un lavoro capillare per riannodare quel filo logorato tra il patrimonio e i suoi legittimi proprietari: i cittadini. Il patrimonio culturale è un bene comune, non è proprietà dei ricercatori o dei professionisti della tutela o tantomeno dell’economia. Abbiamo lavorato su iniziative quali eventi, cicli di incontri e presentazioni per far conoscere l’Istituto e la sua mission con un aggiornamento costante anche sul web, sia sul versante social (Facebook e Pinterest) sia sul nuovo sito (www.ipac.regione.fvg.it), dove la carta dei beni culturali del Friuli Venezia Giulia trova una sua collocazione virtuale e dove il patrimonio è visualizzato sulle mappe, raccontato in percorsi tematici, promosso con diversi livelli di approfondimento. Uno strumento essenziale anche per la promozione turistico-culturale del territorio. Abbiamo stretto accordi e convenzioni con i due atenei regionali, con dipartimenti universitari per assegni di ricerca, con l’ufficio stampa della Regione che ha curato la nostra immagine, con istituti di ricerca (Irvv, l’Istituto Regionale Ville Venete), diocesi ed ecomusei e offerto supporto e consulenza ad altri organismi regionali in particolare al Servizio Tutela Paesaggio. Si tratta di un cantiere aperto.

L’Ipac è subentrato al Centro Regionale di Catalogazione e Restauro dei Beni Culturali. Che cos’è cambiato?

Il Centro di Catalogazione e Restauro dei Beni Culturali di Villa Manin di Passariano, istituito nel 1971, dalla metà degli anni Novanta aveva sperimentato nuove modalità operative con l’informatizzazione dei dati e la digitalizzazione delle immagini. Questo lavoro ha consentito alla Regione di pubblicare nel 1999 il primo catalogo italiano in rete dedicato ai beni culturali, successivamente evolutosi nel SIRPAC (Sistema Informativo Regionale del Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia), archivio interamente online. La sua eredità è stata raccolta da questo nuovo soggetto, concepito come un progetto d’innovazione culturale. Grazie all’esperienza pregressa l’Istituto svolge ricerca, formazione e documentazione e promuove la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico. Nel 2014-15 sono apparse due leggi che ridisegnano le politiche culturali di questa regione (cfr. articolo p. 4) in senso europeo e innovativo; l’Istituto ha accompagnato il processo normativo lavorando con le numerose realtà regionali (circa 200, di diversa natura ed entità, dai musei multipli alle collezioni private) e preparando la documentazione utile al regolamento attuativo sugli standard del sistema museale regionale.

Quali sono le sue principali linee guida? 

La visione globale e diacronica dei beni culturali, che pone al centro dell’azione politica il paesaggio, la sua stratificazione e la sua complessità; l’interdipendenza organica tra patrimonio culturale e pianificazione paesaggistica; la partecipazione attiva di cittadini, associazioni, enti locali, Università e scuola; la valorizzazione come obiettivo di una società civile orgogliosa della sua identità e quindi della sua storia; la costante divulgazione delle attività e delle iniziative. «Non le perle ma il filo», con questa citazione di Flaubert, Ranuccio Bianchi Bandinelli già negli anni ’60 sintetizzava la necessità di valorizzare il contesto storico e territoriale in cui ogni opera d’arte è inserita per comprenderne il significato. Il filo è il paesaggio, un concetto dinamico che si evolve nel tempo insieme alle comunità che lo vivono. Per questo l’Istituto ha risposto con entusiasmo all’invito del Servizio Tutela Paesaggio a far parte del gruppo di lavoro per la predisposizione del piano paesaggistico regionale, collaborando nell’individuazione e descrizione dei sistemi insediativi e degli aspetti iconografici che caratterizzano i vari ambiti di paesaggio della regione. 

Ci parli di SIRPAC.

SIRPAC comprende il Catalogo e la Carta dei Beni Culturali del Friuli Venezia Giulia (www.sirpac-fvg.org) e  raccoglie e presenta una grande quantità di informazioni riguardanti tali beni localizzati sul territorio e documentati attraverso oltre 300mila schede, immagini, video e altri materiali iconografici e descrittivi. La nuova configurazione del Sistema all’interno del portale Ipac ha prodotto un’infrastruttura agile, versatile e comunicativa, in grado di assolvere a finalità e destinazioni d’uso diverse e a dialogare con varie categorie di utenza, non solo agli addetti ai lavori. L’obiettivo prioritario per il biennio 2016-17 è l’acquisizione definitiva da parte della Regione del sistema e la sua integrazione nel grande Sistema Informativo Integrato Regionale (SIIR). In parallelo è prevista la sperimentazione del rilascio dei dati in modalità di tipo aperto, con un significativo incremento del bacino di utenza e delle potenzialità del sistema: open data riutilizzabili senza vincoli, anche a fini commerciali. Un obiettivo strategico è lo sviluppo, con l’ausilio di tecnologie Gis e della grande infrastruttura regionale WebEagle, di analisi territoriali in grado di elaborare strumenti utili alla pianificazione e gestione del paesaggio: carte del rischio e del potenziale culturale, della vulnerabilità costiera, dell’evoluzione dei paesaggi, analisi e modelli preventivi e valutazioni di impatto archeologico. Importante sarà creare un canale d’interoperabilità tra Sirpac e la grande banca dati nazionale SIGECWeb, sulla base di un accordo già stipulato. 

Qual è l’impegno dell’Ipac in ambito formativo? 

Come prevede la nuova legge regionale (23/2015), l’Ipac ha assunto il compito di valorizzare la qualità delle professioni presenti nei settori museale, bibliotecario e archivistico, avviando corsi di formazione specialistica e di aggiornamento per operatori e volontari impegnati nella promozione dei patrimoni locali. Abbiamo esordito con un corso sulla comunicazione del patrimonio culturale attraverso la rete e i social network, un grande successo con oltre 150 iscritti e una vivacissima partecipazione; si svolgerà durante tutto l’anno, con lezioni frontali ma anche ore di tutoraggio, per concludersi con una serie di project work, che permetteranno alle varie realtà di interagire fra loro e con le comunità. La comunicazione è un fattore strategico, che va usato al meglio con la complicità del web. Inoltre c’è l’attività formativa ordinaria: stage, tirocini e laboratori didattici nel quadro delle convenzioni con gli atenei regionali ed extraregionali. Collabora infine con il Polo museale del Friuli Venezia Giulia per il programma ministeriale «500 giovani per la cultura». 

Un altro importante ambito d’intervento è quello del Restauro.

Affiancando il Centro di catalogazione dal 1976, con l’esigenza di formare specialisti e salvare le numerose opere d’arte colpite dal terremoto, la Scuola Regionale di Conservazione e Restauro dei beni Culturali di Passariano è oggi una delle poche istituzioni accreditate dallo Stato all’organizzazione di corsi quinquennali per la formazione di restauratori, il massimo livello previsto dall’ordinamento italiano. I corsi sono dedicati al restauro di libri e documenti d’archivio su carta e pergamena, stampe e incisioni, miniature, fotografie, materiale cinematografico e digitale. I laboratori della Scuola sono dotati di moderne attrezzature scientifiche, che permettono di effettuare le principali analisi diagnostiche e conoscitive. 

Quali sono i progetti per il 2016-17?

Importanti sviluppi di progetti già avviati, come il Progetto Ammer-Archivio Multimediale della Memoria dell’Emigrazione Regionale, con l’orientamento delle attività sul tema cocente delle migrazioni e dell’identità di genere. Nuovi cantieri, come il progetto Mestieri: saperi e luoghi, sul patrimonio materiale e immateriale, condotto insieme ai sei ecomusei regionali, che non si limiterà alla catalogazione ma comprenderà attività formative, promozionali e disseminative. Al progetto Parchi e giardini si aggancia quello sulle Ville venete, per la loro conoscenza, documentazione e valorizzazione in area friulana, in collaborazione con l’Istituto Regionale Ville venete (Irvv) e con il Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Trieste. Oltre al lavoro di supporto alla rete ecomuseale regionale, al Servizio tutela paesaggio per la predisposizione del PPTR (Piano territoriale paesaggistico regionale) e ad altri organismi della regione per attività varie, stiamo operando anche per la costruzione della rete delle fototeche del Friuli Venezia Giulia, una rete di collaborazione per lo studio e la valorizzazione degli archivi fotografici di Enti pubblici e privati sul territorio regionale. L’Istituto intende inoltre varare una serie d’iniziative congiunte con l’Agenzia PromoTurismo Friuli Venezia Giulia. Per il settore dell’archeologia, accanto alla didattica laboratoriale, che l’Ipac erogherà direttamente e indirettamente agli atenei regionali, stiamo programmando interventi pluriennali di ricerca e scavo in collaborazione con altri enti di ricerca e didattica, in particolare con la Scuola Interateneo di Specializzazione per i Beni Archeologici e la Fondazione Aquileia. Sono inoltre previste mostre di respiro mediterraneo e internazionale, auspicabilmente itineranti, un progetto cui tengo particolarmente è la mostra «Il mare dell’intimità. Storie di uomini, navi e traffici sulle rotte antiche dell’Adriatico».

Che cosa cambierà con l’istituzione dell’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale (ERPaC), approvata dal Consiglio regionale?

La LR 2/2016 vede l’accorpamento dell’Ipac con l’Azienda speciale Villa Manin in un Ente superiore, l’ERPaC, che nascerà il primo luglio e accoglierà successivamente anche i Musei Provinciali di Gorizia. La trasformazione risponde a un’esigenza di razionalizzazione e ottimizzazione condivisibile, rispettando l’autonomia operativa delle tre componenti. La fase di passaggio non sarà indolore ma credo che gli scenari che si aprono, dopo anni di stallo, contengano quella prospettiva organica e quello sguardo lungo che la regione merita.

Claudia Crosera, 02 giugno 2016 | © Riproduzione riservata

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