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Due porte con bassorilievi e due statue di re provenienti dal Palazzo Reale di Abomey © Musée du quai Branly-Jacques Chirac, via RMN-Grand Palais. Foto Cyril Zannettacci

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Due porte con bassorilievi e due statue di re provenienti dal Palazzo Reale di Abomey © Musée du quai Branly-Jacques Chirac, via RMN-Grand Palais. Foto Cyril Zannettacci

Le 26 opere che torneranno nel Benin

Esposti al Musée du quai Branly per pochi giorni i manufatti che il Parlamento francese ha deciso di restituire «in deroga» al principio di inalienabilità

Luana De Micco

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Solo per qualche giorno, dal 26 al 31 ottobre, il Musée du quai Branly espone le 26 opere che Parigi si prepara a restituire al Benin, in Africa Occidentale. Si tratta del «Tesoro di Béhanzin», sottratto come bottino di guerra dall’esercito coloniale francese nel 1892 nel saccheggio del Palazzo di Abomey, capitale del regno di Dahomey (l’attuale Benin). Esso comprende tre statue di re, scettri, troni e quattro porte con bassorilievi entrate nel museo etnografico del Trocadero nel 1893 e quindi, nel 2003, al quai Branly.

Lo scorso dicembre il Parlamento francese aveva approvato la legge per la restituzione dei 26 oggetti, una legge ad hoc, non a carattere generale, che prevede una deroga al principio di «inalienabilità» delle collezioni francesi del Codice del patrimonio storico. I reperti raggiungeranno, forse prima di fine anno, il Museo di Ouidah, nell’attesa che vengano terminati i lavori del futuro Museo dell’epopea delle amazzoni e dei re di Dahomey. Un progetto lanciato ufficialmente lo scorso giugno e che sarà realizzato con la collaborazione e il sostegno finanziario della Francia, tramite l’Agenzia francese per lo sviluppo (Afd) e un investimento di 35 milioni di euro. Oltre alla realizzazione del nuovo museo, il progetto prevede anche la valorizzazione del sito di Abomey, patrimonio Unesco dal 1985.

Nel 2018 un rapporto di esperti, su richiesta del presidente Macron, aveva censito migliaia e migliaia di oggetti d’arte africana presenti nelle collezioni dei musei francesi entrati in Francia in epoca coloniale, tra il 1885 e il 1960, di cui veniva raccomandata la restituzione. Al quai Branly attualmente si stanno portando avanti ricerche su circa 240 oggetti che potrebbero essere stati oggetto di saccheggi. La Francia ha anche deciso di restituire al Senegal la sciabola attribuita a El Hadji Omar Tall, condottiero e capo spirituale dell’impero Toucouleur, sconfitto dai francesi nel 1864. L’oggetto, nelle collezioni del Musée de l’Armée, è esposto dal 2018 al Musée des civilisations noires di Dakar.

Costa d’Avorio, Ciad, Mali, Madagascar ed Etiopia hanno a loro volta avanzato formali richieste di restituzione a Parigi. Anche altri Paesi europei, come la Germania e il Belgio, hanno avviato degli studi nei propri musei per risalire all’esatta provenienza di certe opere d’arte africana e definire i criteri delle eventuali restituzioni. L’Humboldt Forum di Berlino da poco inaugurato potrebbe restituire, integralmente o parzialmente, la collezione di bronzi del Benin, 440 pezzi in totale, alla Nigeria, che ne ha chiesto formalmente la restituzione nel 2019.

Due porte con bassorilievi e due statue di re provenienti dal Palazzo Reale di Abomey © Musée du quai Branly-Jacques Chirac, via RMN-Grand Palais. Foto Cyril Zannettacci

Luana De Micco, 25 ottobre 2021 | © Riproduzione riservata

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