Il Padiglione della Federazione Russa nei giardini della Biennale

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Il Padiglione della Federazione Russa nei giardini della Biennale

La Russia apre il suo Padiglione alla Bolivia

Lo Stato Plurinazionale sarà presente nello storico spazio ai giardini. La cultura può essere uno strumento di collaborazione tra i popoli e un potente strumento geopolitico

Monica Trigona

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La lotta contro le disuguaglianze e le discriminazioni sociali è da sempre un tema caldo nei Paesi con forte presenza di minoranze etniche. La Bolivia, nel cuore dell’America Latina, è un Paese dai mille volti e paradossi che nel 2009, con l’adozione di una nuova Costituzione, è rinata come «Stato Plurinazionale» riconoscendo i diritti di tutti i gruppi indigeni al suo interno.

Tale svolta ha segnato da una parte una graduale emancipazione dall’oppressiva marginalità e da una forzata assimilazione dall’altra. La ricchezza di questo territorio, ricco di arte e di storia, dagli antichi sentieri Inca al sito archeologico di Tiwanaku, ai villaggi andini, si deve proprio alla diversità culturale e all’eterogenea composizione etnica.

La sua popolazione conserva antichi costumi, tradizioni religiose ed espressioni linguistiche che ne fanno un variegato bacino di interesse e di conoscenza. L’annuncio della partecipazione dello Stato Plurinazionale della Bolivia alla 60ma Biennale di Venezia, con un gruppo di artisti provenienti dal Sudamerica, è frutto della volontà della Federazione Russa che, in tempi in cui il conflitto russo-ucraino riempie le pagine di notiziari e telegiornali, ha deciso di cedere loro il proprio Padiglione ai giardini.

Il curatore del Padiglione sudamericano è il ministro delle Culture, della decolonizzazione e della depatriarcalizzazione Esperanza Guevara mentre il commissario è il viceministro Juan Carlos Cordero Nina. Il progetto espositivo si intitolerà: «Qhip Nayra Uñtasis Sarnaqapxañani» (Guardando al futuro-passato, ci muoviamo in avanti), con artisti boliviani e di altri Paesi (amici) dell’America Latina.

Il messaggio di fratellanza, gioia, comunione d’intenti e uguaglianza sviluppato passando dal retroterra condiviso dagli attori coinvolti si sposa con la riflessione portata avanti da Adriano Pedrosa con la mostra «Stranieri ovunque», che fa della biennale una manifestazione espressamente schierata contro il razzismo e la xenofobia.

Come afferma il ministro Guevara «questa mostra è un’occasione importante per porsi domande e cercare risposte su come ampliare i nostri orizzonti, per tutti, da sud a nord, da est a ovest, senza discriminazioni». La Bolivia avrà l’opportunità di farsi conoscere come Stato Plurinazionale, con i suoi diversi volti, le sue nazioni indigene d’origine e, non ultima, l’influenza delle culture ancestrali nell’arte contemporanea. Il gesto della Federazione Russa non passerà inosservato. La cultura è e può essere uno strumento di collaborazione e di unità tra i popoli, utile al progresso.

Gli artisti selezionati per il Padiglione dello Stato Plurinazionale della Bolivia sono: Elvira Espejo Ayca, Oswaldo “Achu” De León Kantule, Yanaki Herrera, Duhigó, Zahy Tentehar, Lorgio Vaca, Maria Alexandra Bravo Cladera, Rolando Vargas Ramos, Edwin Alejo, Cristina Quispe Huanca, Martina Mamani Robles, Prima Flores Torrez, Laura Tola Ventura, María Eugenia Cruz Sanchez, Faustina Flores Ferreyra, Pamela Onostre Reynolds, Guillermina Cueva Sita, Magdalena Cuasace, Claudia Opimi Vaca, Olga Rivero Díaz, Reina Morales Davalos, Silvia Montaño Ito, Ignacia Chuviru Surubi, Ronald Morán. La performance inaugurale vede protagonisti i Los Thuthanka (Chuquimamani-Condori e Joshua Chuquimia Crampton) e l’Orquesta Experimental de Instrumentos Nativos (OEIN) composta da Romina Quisbert, Andrea Alvarez, Pablo Olmos, Ariel Laura, Ethan Olmos, Gabriela Saravia, Alvaro Cabrera e Tatiana Lopez.
 

Monica Trigona, 21 marzo 2024 | © Riproduzione riservata

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