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Redazione GDA
Leggi i suoi articoliAl Museo Archeologico Nazionale, dal 6 febbraio al 9 marzo, Brigataes, nickname utilizzato dal 2001 dall’artista Aldo Elefante (che nel 1992 era stato tra i cofondatori dell’omonimo collettivo, poi sciolto) presenta il suo ultimo lavoro intitolato «Il più grande artista del mondo». Brigataes realizza un’installazione con frammenti ossei in polistirolo resinato di uno scheletro umano di grandi dimensioni, con cui mette in scacco il valore di attribuzione di autenticità che un museo e ogni altra istituzione riconosciuta determinano. L’autore allestisce un falso storico, mettendo in scena un inverosimile ritrovamento avvenuto negli anni Trenta sull’acropoli di Cuma: i resti di un artista di proporzioni gigantesche vissuto 40mila anni fa. Un filmato attesta la «veridicità» della clamorosa scoperta (nella foto); si prestano alla finzione nella finzione attori che sono stimati professionisti in ambiti diversi da quello cinematografico: Paolo Caputo (direttore del Parco Archeologico di Cuma), Alfredo de Dominicis (direttore editoriale di Editoriale Scientifica), Marco De Gemmis (responsabile Servizio educativo della Soprintendenza per i Beni archeologici), Daniele Marrama (presidente della Fondazione Banco Napoli), Angela Tecce (direttore di Castel Sant’Elmo) e Andrea Viliani (direttore del Madre).
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