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Redazione GDA
Leggi i suoi articoliLos Angeles (Usa). «The Broad», il nuovo museo che ospita la collezione di arte moderna e contemporanea di Eli ed Edythe Broad, apre a Los Angeles il 20 settembre. Situato sulla Grand Avenue, di fronte al Museum of Contemporary Art di Los Angeles (MoCA), progettato da Arata Isozaki, e vicino alla Walt Disney Concert Hall di Frank Gehry, il Broad è una struttura estremamente porosa.
Frutto dell’intervento dello studio di architettura sperimentale Diller Scofidio + Renfro, il suo esoscheletro cellulare fatto di ovali angolati lascia entrare e uscire liberamente la luce. Da un punto della strada, il passante può guardare dentro al museo e vedere contemporaneamente attraverso più piani. All’interno, mentre si salgono le sinuose scale è possibile intravedere i depositi. Questi dettagli dimostrano quanto l’edificio sia consape- vole della sua finalità pubblica, mostrando la promessa che il museo potrebbe essere più trasparente di molte altre istituzioni artistiche con origini, Cda e finanziamenti statali più democratici.
Negli ultimi 35 anni i Broad, coppia di collezionisti miliardari, hanno contribuito alla maggior parte delle istituzioni pubbliche di Los Angeles, tra cui il Broad Contemporary Art Museum e il Los Angeles County Museum of Art. Almeno dall’inizio degli anni ’80 Eli Broad ha sognato di trasformare la Grand Avenue nel «centro culturale e civico della città» (il municipio è a pochi isolati di distanza). Da allora è stato coinvolto nella progettazione urbanistica e nel finanziamento di ogni grande architettura che si affaccia su questa strada.
I racconti del suo rapporto altalenante con l’archistar Frank Gehry sono leggendari. Broad ha intrattenuto anche un rapporto lungo e burrascoso con il MoCA, mandando più di una volta su tutte le furie il board of trustees, ma trascinando il museo fuori dalle crisi finanziarie e stabilendo un chiaro programma per il suo sviluppo.
Diller ha ripetuto spesso che, dopo aver saputo che i Broad avevano intenzione di costruire un museo per la loro collezione, la sua prima impressione è stata negativa. In seguito tuttavia ha compreso la duplice natura del progetto: un atto di generosità e il desiderio di un collezionista di trovare una sede per una collezione immensa e di grande valore.
«Non volevamo essere come il Norton Simon, spiega Broad a proposito del museo privato di arte europea e orientale nella vicina Pasadena. Desideravamo avvicinare un pubblico più vasto all’arte contemporanea».
La collezione Broad comprende opere di Andy Warhol, Yayoi Kusama, Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Jeff Koons, Cindy Sherman, Kara Walker e Mark Bradford, tutti artisti approvati dal Gotha della critica e dal mercato. A causa della fama dei Broad e del fatto che la collezione è sempre stata esposta in modo frammentario, la sua importanza è stata sottostimata. «Il suo apprezzamento è stato filtrato attraverso le lenti del mercato, afferma Joanne Heyler, direttrice del museo, che lavora con i Broad dal 1989. Ma i Broad sono da sempre molto interessati a quello che fanno gli artisti».
Il primo allestimento è cronologico, un tentativo di presentare la vastità e la qualità della collezione. Nell’anno e mezzo che ha preceduto l’apertura, il Broad ha ospitato una serie di incontri intitolata «The Unprivate Collection», per invitare al dibattito e mettere in evidenza l’opera di singoli artisti. Una conferenza con Kara Walker e Ava DuVernay, regista del recente film «Selma», che proponeva uno sguardo particolarmente crudo su un tema come il pregiudizio inconscio ha venduto tutti i 1.800 biglietti nel giro di un’ora. «Credo che nessun altro museo abbia mai attirato così tanta gente», ha affermato Broad.
Specialmente uno che non ha nemmeno ancora aperto.
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Sul tetto di The Broad
«The Broad» è stato progettato da Diller Scofidio + Renfro. Foto di Iwan Baan; courtesy The Broad e Diller Scofidio + Renfro
Eli ed Edythe Broad nelle gallerie al terzo piano di «The Broad». Foto di Elizabeth Daniels, courtesy The Broad
Il terzo piano delle gallerie del Broad allestite con opere di Christopher Wool e Jeff Koons. Foto di Bruce Damonte, courtesy The Broad e Diller Scofidio + Renfro
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