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Valentina Urbani
Leggi i suoi articoliAlle Gallerie d’Italia di Milano, scrigno d’arte e di cultura, si è tenuta giovedì sera, 2 ottobre, una conferenza organizzata da Quadrivio & Pambianco, per celebrare i dieci anni di partnership dedicati all’investimento nel Made in Italy, considerato il petrolio e l’opportunità per il futuro italiano. L’obiettivo è supportare le piccole e medie imprese non quotate, specialmente quelle nei settori consumer e lifestyle (mentre Pambianco è specializzata in moda, cosmetica, design, wine & food e ospitalità, il gruppo Quadrivio gestisce complessivamente oltre 2 miliardi di euro, focalizzandosi su fondi tematici). I fondi Made in Italy (I e II) gestiscono più di mezzo miliardo di euro, con 16 investimenti totali. Le società partecipate vantano un fatturato aggregato di 643 milioni di euro e un Ebitda (indicatore finanziario che misura la redditività operativa di un'azienda) di 104 milioni (16% di marginalità), con proiezioni di crescita del +15% di Ebitda per il 2025 su base annua. Il Fondo I (300 milioni raccolti) ha investito in aziende come Dondup, Pt, Gcds, Rougj, Rebeya e Extra Wine 5 mentre Fondo II, che punta a superare i 300 milioni, ha concentrato gli investimenti iniziali su abbigliamento e accessori, includendo Otri (società in forte crescita estera, 137 milioni di euro di fatturato, che ora sviluppa i canali Dtc67), Sessún (primo investimento estero in Francia, focalizzato sul retail 89) e Twinset (ultima aggregata, 200 milioni di euro di fatturato, dove il fondo ha rimosso debito per favorire la crescita internazionale e il rilancio del brand 910).
I futuri investimenti del Fondo 2 saranno indirizzati verso beauty, design, hotellerie e food. Nel corso della conferenza sono stati presentati due casi studio, a dimostrazione dell’approccio sartoriale del private equity, quello di Filippo De Laurentiis e di Rougj Group.
Filippo Ferrante, imprenditore e amministratore delegato di Filippo De Laurentiis, ha cercato il fondo (che ha acquisito una quota di maggioranza) per superare un «plateau» aziendale e attuare un passaggio generazionale: l’azienda, produttrice di maglieria made in Italy, era sana (Ebitda vicino al 20%), ma mancava di visione strategica. Ora punta alla multicanalità e alla costruzione del brand. Grandi investimenti nel retail (anche con spazi dedicati in Rinascente) hanno dato un grande «boost» alle vendite e sono previste 5 nuove aperture dirette, tra cui Milano (in via Solferino) e Roma (in via Bocca di Leone).
Rougj Group (Rougj e Rebeya) ha scelto l’energia di un’amministratrice delegata, Silvia Azali, per managerializzare l’azienda: il gruppo, precedentemente stagnante, è composto da Rougj (dermocosmetica da farmacia, leader nei solari 2223) e Rebeya (l’anima glamour e premium luxury, lanciata con Belen Rodriguez). Rougj ha lanciato nuove collaborazioni (tra cui quella con Filippo Magnini per gli integratori) mentre Rebeya ha puntato anche su un progetto dirompente e disruptive come la «maschera intima» (1.500 pezzi venduti in due giorni!) e prevede, come gruppo, una crescita del 26% nel 2025.