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Silvia Mazza

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Si è concluso il restauro dell’importante apparato di opere d’arte della Chiesa Madre, di fondazione forse normanna, ingrandita al tempo dei Ventimiglia (seconda metà del XIV secolo)

La chiesa era stata riaperta nel settembre scorso a conclusione di lavori di consolidamento e impiantistica avviati alla fine del 2013 (255mila euro). Il successivo restauro storico-artistico (34mila euro) ha comportato la riconfigurazione degli elementi dell’Arca di San Gandolfo, opera di Domenico Gagini; l’allestimento nella sala annessa alla sagrestia di sei sculture marmoree raffiguranti la Trasfigurazione, già facenti parte di un complesso plastico denominato Custodia del Sacramento commissionato allo scultore lombardo Giorgio da Milano e completato intorno al 1524; l’esposizione di una Custodia eucaristica in argento di Nibilio Gagini, di un calice madonita della seconda metà del Quattrocento e di un Crocifisso argenteo cinquecentesco; il restauro di 11 dipinti ovali del XVIII secolo con gli apostoli; il restauro del dipinto datato (1591) e firmato dal pittore di Nicosia Nicola Mirabella raffigurante la Circoncisione. 

Il tesoro più prezioso della chiesa è il Trittico, da alcuni studiosi attribuito a Rogier van der Weyden, che raffigura la «Mater sapientiae con il Bambino sulle ginocchia e sante» negli sportelli. «Il restauro e il nuovo allestimento nella cappella di San Gandolfo di questa straordinaria testimonianza della pittura fiamminga in Sicilia nella seconda metà del Quattrocento, spiega la dirigente della Soprintendenza Maddalena De Luca, lo ha restituito alla piena fruizione pubblica; dal 1917 infatti era allocato nel presbiterio a un’altezza di circa tre metri che ne impediva un’ottimale lettura».

Silvia Mazza, 05 febbraio 2016 | © Riproduzione riservata

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