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Marino Marini, «Cavallo e cavaliere». Foto dello Shell Historical Heritage & archive

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Marino Marini, «Cavallo e cavaliere». Foto dello Shell Historical Heritage & archive

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L’arcaismo moderno di Marino Marini: un capolavoro monumentale in asta a Parigi

Proviene dalla prestigiosa Shell Collection il bronzo «Cavallo e cavaliere» del 1956-57, opera simbolo della crisi esistenziale del dopoguerra e protagonista il prossimo 3 giugno da Bonhams

Camilla Sordi

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Tra le immagini capaci di sintetizzare la parabola dell’uomo del Novecento, tra loro c'è senza dubbio il cavaliere di Marino Marini. Non più l'eroe vittorioso della statuaria classica, ma un essere fragile, precario, in perenne tensione tra il dominio della natura e il collasso imminente. Il prossimo 3 giugno, un'opera della celebre serie tornerà protagonistada Bonhams Cornette de Saint Cyr a Parigi, con la vendita di un esemplare monumentale di «Cavallo e cavaliere» (1956-57), stimato 1,3-2 milioni di euro.

L’opera, un imponente bronzo di oltre due metri d’altezza, vanta una provenienza d'eccezione: la Shell Collection. Acquisita direttamente dall'artista nel 1959 dalla Shell Petroleum Company, la scultura fu scelta per decorare l’ingresso del Shell Centre di Londra, progettato dall'architetto Ernesto Rogers. Prima di trovare la sua collocazione definitiva, fu persino esposta in prestito alla Tate Gallery tra il 1961 e il 1962, a testimonianza della sua immediata rilevanza nel canone della scultura moderna.

Concepito in un periodo di piena maturità creativa, il bronzo incarna la metamorfosi del tema più caro a Marini. Se nelle opere giovanili il rapporto tra uomo e animale appariva armonico, le ferite lasciate dalla Seconda Guerra Mondiale trasformarono il motivo in quello che lo scultore definiva «l'intera storia dell'umanità».

Marino Marini (1901-1980), «Cavallo e cavaliere»

In «Cavallo e cavaliere», la figura umana non cavalca più con autorità, ma è sospesa, quasi disarticolata sopra un animale rigido, colto in un istante di estrema tensione nervosa. La superficie del bronzo, tipica della pratica dell'autore, è trattata con una vitalità tattile straordinaria. Incisa, irruvidita e arricchita da una patina policroma che conserva tracce di pigmenti, l'opera assume l'aspetto di un reperto archeologico appena riemerso dalla terra, un frammento senza tempo che parla di vulnerabilità universale.

L'asta parigina non si esaurisce con il capolavoro di Marini. Il catalogo di Impressionist and Modern Art promette di attrarre i collezionisti internazionali con una selezione curata di maestri del primo Novecento. Tra i lotti di rilievo spiccano le sculture animaliste di François Pompon e Rembrandt Bugatti, l'eleganza classica di Aristide Maillol e le sperimentazioni cubiste di Jacques Lipchitz e Jean Metzinger. Non mancheranno inoltre le visioni pittoriche di Moïse Kisling, Albert Marquet e Léopold Survage.

Come sottolineato da Emilie Millon, International Director del dipartimento di Bonhams, la forza di Marini risiede nella sua «straordinaria risonanza contemporanea». In un mondo che avverte ancora oggi la precarietà dei propri equilibri, il cavaliere che lotta per non cadere rimane l'immagine più onesta, e necessaria, della condizione umana.

Camilla Sordi, 22 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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