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Giulia Zandonadi
Leggi i suoi articoliTra restauri e inediti 46 opere alle Scuderie del Castello
Prosegue fino al 20 marzo, nelle Scuderie del Castello di Praga, la mostra «Tiziano Vanitas. Il poeta dell’immagine e l’ombra della bellezza», curata da Lionello Puppi e Serena Baccaglini. Il percorso abbraccia l’intera vita del maestro cadorino, dalle produzioni giovanili sino alle ultime prove, contrassegnate da una riflessione più matura e forse impregnata del disincanto di un’età che aveva segnato il mondo in cui il pittore viveva.
Quarantasei le opere visibili, a cominciare dalla «Flora» degli Uffizi: la fanciulla protagonista, che introduce il tema della meditazione sulla bellezza e sulla sua effimera esistenza, sarà poi effigiata dal pittore in ulteriori prove. Tra queste, si possono ammirare la «Vanitas» del Castello di Praga, quella del Museu Nacional d’Art de Catalunya di Barcellona e la «Sibilla con libro» di Budapest, insieme a molte altre, come l’inedito, firmato e datato 1517, che proviene da collezione privata.
Costante è la presenza di incisioni di riferimento, come quella a bulino di Jacopo Piccini, o di disegni, come quello di Joseph Heintz il Vecchio, o ancora di dipinti accostabili per un confronto, ad esempio una «Toletta di Venere» di Guido Reni.
I ritratti sono un’altra importante sezione della mostra: in proposito, numerose incisioni, la maggior parte proveniente dai Musei Civici Veneziani, immortalano il volto di Tiziano, accanto ai suoi autoritratti, tra i quali spicca uno dagli Uffizi: inizialmente ascritto alla bottega del maestro, è stato definitivamente ridiscusso di mano del Cadorino, a seguito dei restauri, e presenta la testa dipinta su di un foglio di carta spessa incollata sul supporto, secondo l’esempio di altri ritratti di sua mano in circolazione.
Travestimento e rappresentazione veritiera sono due elementi imprescindibili delle opere di Tiziano, il quale si immortalerà come re Mida nel «Supplizio di Marsia» o come Giuseppe di Arimatea nella poco nota «Deposizione» del Museo Borgogna di Vercelli.
Luminoso e ricco di suggestioni è il fil rouge che guida in mostra lo spettatore, dalla freschezza della giovinezza delle prime prove sino al cupo mito di Apollo e Marsia di ovidiana memoria, che lascia adombrare la tragica fine di Marcantonio Bragadin nel 1571.
Purtroppo non è avvenuto il tanto auspicato confronto tra due tele di Tiziano raffiguranti il supplizio del satiro Marsia: è visibile il dipinto di una collezione privata, ma non la più nota tela conservata al Castello di Kroměříž, nella Repubblica Ceca.
La mostra propone infine documenti mai esposti al di fuori della Magnifica Comunità del Cadore che li custodiva: il Diploma con cui l’Imperatore Carlo V investe Tiziano del titolo nobiliare di conte palatino e cavaliere aurato, del 1533, accompagnato da un ampio apparato critico a cura di Silvia Miscellaneo e Antonio Genova, il sigillo di Carlo V e di Tiziano e un corredo di copie cinquecentesche del diploma, tra le quali una probabilmente del Vasari.