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Virginia Montani Tesei
Leggi i suoi articoliInvestire in arte non è più una questione di prestigio o immagine: è una leva strategica che integra cultura, sostenibilità e valore d’impresa. Sempre più aziende, grandi e piccole, riconoscono che l’arte contribuisce alla reputazione, al benessere interno, alla responsabilità sociale e alla relazione con il territorio. Attraverso l’arte, l’impresa può comunicare la propria identità in modo autentico, costruendo relazioni fondate su valori condivisi e visioni di lungo periodo. Questo manuale offre una guida essenziale per orientarsi tra i diversi ambiti in cui arte e impresa si incontrano: la visione e la gestione di una collezione, gli aspetti normativi e fiscali, la comunicazione e il branding culturale, il bilancio di sostenibilità e i criteri ESG. Ogni sezione propone strumenti, esempi e riflessioni per accompagnare le imprese nel passaggio da un approccio intuitivo a uno strutturato e strategico, capace di misurare l’impatto culturale insieme a quello economico. Un percorso sintetico ma concreto, pensato per chi desidera capire come l’arte possa diventare un parametro di sostenibilità e uno strumento di crescita reale per l’azienda. L’investimento culturale, se guidato da metodo e visione, genera valore reputazionale, favorisce l’innovazione e rafforza la coesione interna. L’obiettivo è fornire alle aziende un manuale operativo, sintetico ma puntuale, con sei brevi capitoli per trasformare l’investimento culturale in un atto consapevole e misurabile, parte integrante della strategia d’impresa. Non serve essere mecenati: serve una visione, perché l’arte non è un ornamento, ma un linguaggio capace di generare valore, innovazione e senso condiviso.
Negli ultimi anni, il termine Corporate Art Collection ha trovato una crescente diffusione nel linguaggio comune, identificando una pratica sempre più comune tra le imprese: quella di integrare opere d’arte all’interno degli spazi aziendali, che siano giardini, stabilimenti produttivi, uffici o sale di rappresentanza. Questa modalità, che riflette un forte legame tra cultura e impresa, sta acquisendo una rilevanza strategica non solo dal punto di vista estetico, ma anche da quello economico e legale.
Le collezioni d’impresa si sono evolute da semplice passione del collezionista imprenditore a veri e propri strumenti di marketing e branding. Oggi, infatti, una Corporate Art Collection rappresenta un mezzo fondamentale per le imprese non solo per arricchire l’ambiente lavorativo, ma anche per comunicare valori aziendali e distintivi, rafforzando l’identità e il posizionamento dell’impresa sul mercato. Inoltre, crea un legame diretto tra la società e il territorio in cui essa opera, consolidando la sua immagine di attore responsabile e culturalmente impegnato.
Patrimonio e strumento di comunicazione
I benefici derivanti dall’adozione di una collezione d’impresa sono molteplici. Essa non solo contribuisce a migliorare l’ambiente di lavoro e a valorizzare il capitale umano, ma consente anche di condividere il patrimonio culturale con il pubblico, trasformando l’impresa in un vero e proprio polo culturale. Un aspetto particolarmente interessante è la possibilità di creare al proprio interno un museo aziendale, che, se strutturato correttamente, consente di consolidare una relazione duratura tra pubblico e privato, attraverso la fruizione delle opere d’arte.
In Italia, molte grandi realtà imprenditoriali hanno già realizzato importanti collezioni d’impresa, e altre sono in fase di sviluppo. Tuttavia, una delle principali questioni che un imprenditore collezionista si trova a dover affrontare è: come creare e gestire una Corporate Art Collection? Sebbene ogni collezione nasca dall’impulso individuale del collezionista imprenditore, l’ingresso dell’arte nell’ambito aziendale comporta inevitabilmente una serie di riflessioni, in particolare sotto il profilo giuridico.
La tutela giuridica
In Italia, le collezioni d’impresa non sono riconosciute come una specifica categoria giuridica. Pertanto, la legislazione non distingue tra una collezione di proprietà di una persona fisica e una di proprietà di una persona giuridica, imponendo per entrambe le tipologie le stesse tutele previste dal Codice dei beni culturali (D.Lgs. 42/2004). Ciò significa che una collezione d’impresa è soggetta agli stessi vincoli e normative che regolano la protezione del patrimonio artistico privato, ma non contempla specifiche agevolazioni o incentivi per chi decide di investire in arte come strumento aziendale.
Un aspetto cruciale della gestione legale di una Corporate Art Collection riguarda il protocollo di acquisto e gestione delle opere. L’impresa deve stabilire un processo chiaro che parta dalla selezione dell’opera e arrivi fino alla sua entrata fisica nell’azienda. Tale protocollo deve garantire, tra le altre cose, che l’acquisto avvenga in modo consapevole, con particolare attenzione ai diritti d’autore, e che vengano valutati correttamente gli aspetti assicurativi e gestionali legati alla collezione. Non meno importante è il riconoscimento della collezione come un asset per l’impresa. Le opere d’arte che compongono la Corporate Art Collection diventano parte integrante del patrimonio aziendale, con un valore economico e finanziario che, se ben gestito, può contribuire a rafforzare la solidità dell’impresa nel lungo periodo.
Il museo aziendale: onere e sfida
Un ulteriore passo che molte imprese decidono di fare è la creazione di un museo aziendale dedicato alla propria collezione. Sebbene l’apertura di un museo aziendale possa essere vista come un’opportunità per promuovere la cultura e il patrimonio dell’impresa, si tratta anche di un onere economico e finanziario significativo, che grava interamente sull’impresa stessa. In Italia, infatti, non esistono incentivi fiscali specifici per le imprese che scelgono di aprire un museo o di rendere accessibile la propria collezione al pubblico, nonostante i potenziali benefici in termini di immagine e visibilità.
La necessità di riforme legislative
A questo punto, emerge una necessità fondamentale: il legislatore italiano dovrebbe intervenire per riconoscere ufficialmente le collezioni d’impresa come una fattispecie tipica, creando un quadro normativo ad hoc che tuteli e promuova il loro sviluppo. È essenziale, infatti, che l’impresa che investe in arte venga supportata da incentivi fiscali e normativi, che riconoscano il suo ruolo come polo culturale e stimolino la creazione di musei aziendali.
Il Codice dei beni culturali, in particolare, potrebbe essere modificato per rendere più agevole la gestione delle collezioni d’impresa, prevedendo per esempio una riduzione delle possibilità di notifica del decreto di interesse culturale (art. 13 e ss. D. Lgs. 42/2004), limitandole a eventi estremi come il fallimento dell’impresa. In questo modo, si tutelerebbe il valore dinamico e contemporaneo della collezione, evitando che vincoli burocratici o normativi ostacolino il progetto artistico dell’impresa.
Conclusioni
Le collezioni d’impresa rappresentano una risorsa fondamentale per molte aziende, unendo il valore culturale a quello economico. Tuttavia, la loro gestione comporta sfide giuridiche che richiedono un aggiornamento normativo. È auspicabile che il legislatore intervenga per dare alle Corporate Art Collection una dignità giuridica propria, creando un sistema di incentivi che favorisca la diffusione di questa pratica anche tra le piccole e medie imprese.
Virginia Montani Tesei è socio fondatore dello Studio legale Montani Tesei, esperta di Diritto dell’arte e beni culturali