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Una delle sale della mostra «Arte agli Antipodi. La Collezione Brignoni» al Musec (10 febbraio-1 ottobre 2023)

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Una delle sale della mostra «Arte agli Antipodi. La Collezione Brignoni» al Musec (10 febbraio-1 ottobre 2023)

Il Musec di Lugano: il modello svizzero che punta sugli abbonati più che sui visitatori

Il bilancio dei vent’anni di direzione di Paolo Campione racconta un museo che ha puntato sulla qualità più che sui grandi numeri: mostre, pubblicazioni, internazionalizzazione e una gestione pubblico-privata che offre uno spunto di riflessione sul futuro dei musei italiani

Antonio Aimi

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Il 17 aprile scorso Paolo Campione, direttore del MUSEC (Museo delle Culture) di Lugano dal 2005, ha presentato i risultati raggiunti dal museo, facendo l’elenco delle mostre e delle pubblicazioni fatte negli ultimi anni. I risultati sono raccolti in tre documenti, due dei quali sono costantemente aggiornati e sono a disposizione di tutti sul sito del museo. Per valutare questi risultati, però, è importante ricordare che Lugano è una città di circa 70.000 abitanti e che il MUSEC, fondato nel 1985 per conservare i 650 capolavori della Collezione Brignoni, nonostante l’arrivo in vent’anni di oltre 40.000 altre opere, non è certo il museo più importante della Svizzera e ha, ovviamente, collezioni molto più piccole e meno importanti dei musei di antropologia di Roma, Parigi, o delle sezioni di antropologia del British Museum o del MET, ecc. Inoltre, è importante precisare che, grazie alla sua crescita, il museo è stato trasferito nel 2018 dalla sua sede originaria dell’Heleneum alla più grande e centrale Villa Malpensata.
 

L’altro dato fondamentale per valutare il MUSEC è il numero dei visitatori che arrivano tra i 15.000 e 18.000 all’anno e, in relazione al numero degli abitanti, superano di molto quelli del Museo delle Civiltà di Roma, che nel 2024 sono stati 45.750 (di cui 7.881 paganti) e di tanti altri musei. Ma la cosa più sorprendente è che mentre nel mondo i musei più importanti cercano di aumentare il numero dei visitatori, il MUSEC si è dato la priorità di trasformare i semplici visitatori in abbonati e non di accrescerne il numero, cosa che ha consentito di offrire un servizio di eccellenza per le visite guidate, che possono essere fatte in quattro lingue (de/en/fr/it).
Soffermandoci sui risultati del MUSEC si può dire che dal 2018 ad oggi ha fatto 53 mostre a Lugano e che nello stesso periodo ha realizzato altre 23 esposizioni temporanee in Italia, Svizzera, Francia, in altri paesi dell’Europa nonché in Giappone e in Cina. Una delle mostre delle quali Paolo Campione è più orgoglioso è Pigen og Parasollen («Ragazza con l’Ombrellino»), che nel 2013 si è tenuta al Museo Nazionale di Copenhagen e che è stata visitata da trecentomila visitatori, pur presentando un tema un po’ di nicchia come la fotografia giapponese dell’Ottocento.
Parallelamente sono stati pubblicati 47 cataloghi delle mostre che si sono tenute a Villa Malpensata e altre 71 pubblicazioni.
Questi libri sono di solito stampati dalla FCM (Fondazione Culture e Musei), che ha una propria casa editrice (Edizioni FCM), anche se è bene precisare che le opere più importanti sono spesso realizzate attraverso coedizioni con i grandi editori d’arte.
Ma a questo punto è importante precisare che la FCM è una fondazione di diritto privato e di utilità pubblica che gestisce il MUSEC e altri musei e organizzazioni culturali e che è soggetta alle istituzioni federali che controllano le fondazioni.
Inoltre, per capire come in Svizzera sono gestiti i musei si deve ricordare che il Comune di Lugano:
1) dà Villa Malpensata e i depositi in comodato gratuito alla FCM;
2) si fa carico delle spese di manutenzione dell’edificio, del parco, dei depositi e del costo delle assicurazioni;
3) finanzia la FCM con un versamento annuale di un milione e settecentomila CHF per la gestione del MUSEC;
4) è rappresentato nel consiglio di fondazione della FCM.

Infine, si può ricordare il MUSEC ha una ventina di dipendenti e una decina di collaboratori esterni. Tutto il personale è pagato dalla FCM, che può contare sulle risorse pubbliche per il 60-65% e per il 40-35% su un autofinanziamento. Da tutto questo appare evidente che la Svizzera investe nella cultura e nei musei e che il nostro Ministero della Cultura potrebbe cercare di fare come i nostri vicini, dando più risorse ai musei italiani e suggerendo certe pratiche del MUSEC. Certo, da noi, per ora, non sembra praticabile trasformare i semplici visitatori in abbonati, ma fare più mostre e più pubblicazioni non è difficile.

Antonio Aimi, 16 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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Il Musec di Lugano: il modello svizzero che punta sugli abbonati più che sui visitatori | Antonio Aimi

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