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Antonio Aimi
Leggi i suoi articoliIl 17 aprile scorso Paolo Campione, direttore del MUSEC (Museo delle Culture) di Lugano dal 2005, ha presentato i risultati raggiunti dal museo, facendo l’elenco delle mostre e delle pubblicazioni fatte negli ultimi anni. I risultati sono raccolti in tre documenti, due dei quali sono costantemente aggiornati e sono a disposizione di tutti sul sito del museo. Per valutare questi risultati, però, è importante ricordare che Lugano è una città di circa 70.000 abitanti e che il MUSEC, fondato nel 1985 per conservare i 650 capolavori della Collezione Brignoni, nonostante l’arrivo in vent’anni di oltre 40.000 altre opere, non è certo il museo più importante della Svizzera e ha, ovviamente, collezioni molto più piccole e meno importanti dei musei di antropologia di Roma, Parigi, o delle sezioni di antropologia del British Museum o del MET, ecc. Inoltre, è importante precisare che, grazie alla sua crescita, il museo è stato trasferito nel 2018 dalla sua sede originaria dell’Heleneum alla più grande e centrale Villa Malpensata.
L’altro dato fondamentale per valutare il MUSEC è il numero dei visitatori che arrivano tra i 15.000 e 18.000 all’anno e, in relazione al numero degli abitanti, superano di molto quelli del Museo delle Civiltà di Roma, che nel 2024 sono stati 45.750 (di cui 7.881 paganti) e di tanti altri musei. Ma la cosa più sorprendente è che mentre nel mondo i musei più importanti cercano di aumentare il numero dei visitatori, il MUSEC si è dato la priorità di trasformare i semplici visitatori in abbonati e non di accrescerne il numero, cosa che ha consentito di offrire un servizio di eccellenza per le visite guidate, che possono essere fatte in quattro lingue (de/en/fr/it).
Soffermandoci sui risultati del MUSEC si può dire che dal 2018 ad oggi ha fatto 53 mostre a Lugano e che nello stesso periodo ha realizzato altre 23 esposizioni temporanee in Italia, Svizzera, Francia, in altri paesi dell’Europa nonché in Giappone e in Cina. Una delle mostre delle quali Paolo Campione è più orgoglioso è Pigen og Parasollen («Ragazza con l’Ombrellino»), che nel 2013 si è tenuta al Museo Nazionale di Copenhagen e che è stata visitata da trecentomila visitatori, pur presentando un tema un po’ di nicchia come la fotografia giapponese dell’Ottocento.
Parallelamente sono stati pubblicati 47 cataloghi delle mostre che si sono tenute a Villa Malpensata e altre 71 pubblicazioni.
Questi libri sono di solito stampati dalla FCM (Fondazione Culture e Musei), che ha una propria casa editrice (Edizioni FCM), anche se è bene precisare che le opere più importanti sono spesso realizzate attraverso coedizioni con i grandi editori d’arte.
Ma a questo punto è importante precisare che la FCM è una fondazione di diritto privato e di utilità pubblica che gestisce il MUSEC e altri musei e organizzazioni culturali e che è soggetta alle istituzioni federali che controllano le fondazioni.
Inoltre, per capire come in Svizzera sono gestiti i musei si deve ricordare che il Comune di Lugano:
1) dà Villa Malpensata e i depositi in comodato gratuito alla FCM;
2) si fa carico delle spese di manutenzione dell’edificio, del parco, dei depositi e del costo delle assicurazioni;
3) finanzia la FCM con un versamento annuale di un milione e settecentomila CHF per la gestione del MUSEC;
4) è rappresentato nel consiglio di fondazione della FCM.
Infine, si può ricordare il MUSEC ha una ventina di dipendenti e una decina di collaboratori esterni. Tutto il personale è pagato dalla FCM, che può contare sulle risorse pubbliche per il 60-65% e per il 40-35% su un autofinanziamento. Da tutto questo appare evidente che la Svizzera investe nella cultura e nei musei e che il nostro Ministero della Cultura potrebbe cercare di fare come i nostri vicini, dando più risorse ai musei italiani e suggerendo certe pratiche del MUSEC. Certo, da noi, per ora, non sembra praticabile trasformare i semplici visitatori in abbonati, ma fare più mostre e più pubblicazioni non è difficile.