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Francesca Panzarin
Leggi i suoi articoliC’è voglia di futuro nei musei italiani, che sempre più di frequente dimostrano interesse per svolgere un ruolo di primo piano verso un futuro più inclusivo e sostenibile, dando voce al patrimonio attraverso il coinvolgimento del loro pubblico. Secondo l’Unesco la «Futures Literacy», o alfabetizzazione ai futuri (la capacità di immaginare, comprendere e utilizzare diversi scenari futuri per prendere decisioni più consapevoli nel presente), è un’abilità essenziale nel XXI secolo per affrontare l’incertezza in modo creativo attraverso nuovi modi di pensare il cambiamento.
Il tema del «domani» delle istituzioni culturali e delle nuove generazioni è al centro del dibattito da diverso tempo. La recente definizione di museo di Icom contiene parole chiave come «sostenibilità» e «partecipazione». Sulla stessa linea si muove la Dichiarazione sulle future generazioni, creata nel 2024 dagli Stati membri dell’Onu, invitati ad adottare politiche di lungo termine nella direzione dello sviluppo sostenibile attraverso azioni e riforme che tutelino le future generazioni. Da ricordare inoltre che l’Italia ha inserito il principio di equità intergenerazionale nell’art. 9 della Costituzione con la riforma del 2022.
La prima uscita pubblica di un museo italiano sul tema dei futuri è stata la serie «Io, l’arte e i futuri» avviata nel settembre 2025 al Mart di Rovereto, in collaborazione con l’Italian Institute for the Future e l’Associação Latina de Futuros, attraverso un programma di incontri online con personalità della ricerca e dell’arte per confrontarsi sul ruolo dell’arte come strumento per visualizzare e immaginare il domani. Il progetto ha attirato l’attenzione di Icom Italia, che in modo parallelo stava ragionando sul tema del futuro dei musei all’interno della collaborazione con l’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (Asvis), l’organizzazione che riunisce oltre 330 soggetti della società civile per attuare l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e raggiungere i suoi 17 obiettivi.
Attraverso la prefigurazione strategica e l’alfabetizzazione ai futuri («Strategic Foresight» e «Futures Literacy»), nel 2024 Asvis ha lanciato l’Ecosistema futuro (Esf), un progetto che si propone di coinvolgere istituzioni capaci di progettare e realizzare un futuro di benessere equo e sostenibile mettendo il pensiero a lungo termine al centro della riflessione culturale, politica, economica e sociale del Paese. In questo momento più di 40 soggetti del mondo dell’istruzione, della cultura, dell’impresa e dell’innovazione partecipano all’iniziativa.
All’interno di questa cornice, Icom Italia si è impegnata a portare i ragionamenti di futuro promosso da Esf nell’ambito della museologia italiana con la creazione di Musei dei futuri Network (MdF Network), una rete di musei interessati ad adottare questa prospettiva nell’ambito della propria missione e programmazione culturale. Il progetto, presentato lo scorso dicembre, riunisce già oltre 40 istituzioni tra musei scientifici, artistici, del territorio, fondazioni e realtà culturali tra cui il Muse-Museo delle Scienze di Trento, il MaXXI di Roma, l’M9 di Venezia Mestre, il Mauto di Torino, la Città della Scienza di Napoli, la Fondazione Golinelli di Bologna, il Museo Civico di Bari, il Must di Milano, il Museo del Risparmio e Gallerie d’Italia e numerosi musei civici e archeologici. La rete offrirà un palinsesto condiviso di mostre, laboratori ed esperienze educative, oltre a un percorso nazionale di alfabetizzazione ai futuri rivolto a scuole e comunità educanti. Il progetto prevede anche una propria linea editoriale cartacea e multimediale e la produzione di iniziative di comunicazione multichannel.
Abbiamo chiesto a Michele Lanzinger, fondatore e storico direttore del Muse di Trento e presidente di Icom Italia dal 2022, di raccontarci la sua prospettiva. Che parte da una considerazione su che cosa è oggi il museo e su quali sono i suoi compiti: «Pensare al futuro come a un esercizio di anticipazione che guarda alle tendenze, nuove ed emergenti e analizzare i segnali di cambiamento che ci circondano è un compito pienamente coerente con la missione dei musei poiché sono delle perfette macchine di futuro. Non mi riferisco solo a quelli scientifici o di arte contemporanea. Anche una collezione archeologica che raccoglie oggetti di un territorio in trasformazione può aiutare a interrogarsi su quali potrebbero essere i cambiamenti a partire dalla cultura materiale che raccoglie. La conservazione, se ci pensiamo bene, è intrinsecamente legata al futuro. Noi conserviamo perché quegli oggetti servano alle future generazioni».
«I musei sono anche macchine culturali di comunità. Non devono essere neutri, hanno sempre fatto politica fin dalla loro nascita, continua. L’arte e la cultura devono saper offrire un’interpretazione del mondo e diventare rilevanti per la loro comunità, non devono essere semplicemente graziosi. Sono luoghi di partecipazione dove la società si incontra e ragiona. Un museo oggi è veramente innovativo se rende il pubblico protagonista della narrazione, creando occasioni di riflessione e di partecipazione. L’attività di advocacy per partecipare alla prefigurazione di futuri è un diritto che deve essere messo nelle mani di tutti».
Nel mondo esistono alcuni musei di recente costruzione che hanno la parola «futuro» nel loro nome, come il Museum of the Future di Dubai, il Futurium di Berlino, il Museo del Domani di Rio de Janeiro. Non sembrano però avere un filo conduttore che li unisca. Quali ambizioni ha il Musei dei futuri Network?
«La partecipazione di Icom Italia all’Ecosistema Futuri è un’occasione per avviare un ragionamento attorno al patrimonio culturale in modo nuovo attraverso il foresight (prefigurazione strategica, Ndr), non il semplice forecast (previsione, Ndr). Il MdF Network costituisce uno spazio di confronto, in/formazione e co- progettazione operativa con le comunità e con i propri pubblici di tutte le età per anticipare e immaginare futuri alternativi ma, allo stesso tempo, di orientare le azioni al presente. Il progetto ha preso avvio a settembre coinvolgendo un gruppo di musei “starter” in una prima fase di formazione metodologica e di design coordinata da specialisti in “Futures Literacy”. Le risorse per dare operatività al network sono legate alle programmazioni e alle risorse messe a disposizione da Ecosistema futuro e recuperate da partecipazione a bandi, rapporti con soggetti partner e sostenitori. In conclusione, nell’adottare approcci che puntano al metodo partecipativo, i musei si mettono nelle condizioni di co-creare con i loro pubblici nuove idee e di sviluppare con loro delle competenze di interpretazione e di pensiero orientato al futuro. Non operano più in modo trasmissivo verso un pubblico passivo ma sollecitano i visitatori a diventare partecipanti attivi e rilevanti per l’identificazione di scenari, immedesimazioni e anticipazioni. Un vero contributo dei musei per promuovere una società attenta alla prefigurazione di futuro nella consapevolezza dell’urgenza di agire nel contemporaneo, fin da oggi».
Futurium. Photo: David von Becker
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