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È difficile conciliare sicurezza e accessibilità

È difficile conciliare sicurezza e accessibilità

Stefano Luppi, Veronica Rodenigo

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Dopo il furto clamoroso al Museo di Castelvecchio di Verona (in cui pare sia coinvolta la società privata di vigilanza), i musei italiani si interrogano sul da farsi per garantire il pubblico, le opere e il personale

 

«Il più delle volte la questione della sicurezza dei musei assume un carattere prioritario solo occasionalmente, dopo che qualche clamoroso episodio (un furto, un atto vandalico, un incendio) ha attirato l’attenzione su un suo punto debole. Solo allora se ne coglie l’importanza (…) ricercando responsabilità, invocando norme più severe, auspicando maggiori investimenti. Una volta caduta l’attenzione, tutto tende a tornare come prima». Scorrendo le cronache degli ultimi tempi tornano alla mente queste parole di Daniele Jalla contenute nel saggio, del 2015, La sicurezza nei musei. Considerazioni e appunti introduttivi (il testo è disponibile su http://www.academia.edu).

 

Sebbene non comparabili, l’attentato del marzo 2015 al Museo del Bardo di Tunisi, i recenti atti terroristici e i furti susseguitisi negli ultimi decenni, suggeriscono una riflessione non più procrastinabile sul tema della sicurezza dei (e nei) musei, per le opere così come per coloro che li frequentano e per coloro che vi operano. 

 

L’ultimo clamoroso episodio riguarda la sparizione dal civico Museo di Castelvecchio a Verona, il 19 novembre 2015, di 17 opere, tra cui otto dipinti di Tintoretto e bottega, altri di Rubens, Mantegna, la «Madonna della Quaglia» di Pisanello. Nel momento in cui scriviamo, i dipinti non sono stati individuati (si presume siano in Moldavia ma non se ne conosce la condizione conservativa) mentre la Procura di Verona, nell’ambito dell’indagine di Polizia, Carabinieri e Carabinieri Tpc-Tutela Patrimonio Culturale coordinata dal pm Gennaro Ottaviano, ha portato all’arresto di dodici persone: dieci moldavi e due italiani. Attualmente nel carcere veronese ci sono il basista, Francesco Silvestri (la guardia giurata in servizio a Castelvecchio la sera della rapina) e il gemello Ricciardi Silvestri. La guardia risultata complice lavorava per Sicuritalia, società di vigilanza attiva in tutta la Penisola. L’azienda, fino al giorno dell’arresto, ha comunque mantenuto in servizio il proprio dipendente, sospettato sin dal primo momento tanto che il Comune veronese aveva annunciato una querela contro la società «con 7mila dipendenti e 50mila clienti, leader in Italia in fatto di sicurezza e servizi fiduciari», come indicato nel sito aziendale. 

 

 

 

Quali leggi e prescrizioni?

Gli atti di indirizzo ministeriali non stabiliscono soluzioni prescrittive valide per tutte le situazioni: le strategie di sicurezza sono elaborate in base alle peculiarità del singolo museo e secondo requisiti essenziali di cui ogni museo oramai ha provveduto a dotarsi come sistemi di allarme, antintrusione, videosorveglianza, antincendio. In merito però a specifici finanziamenti, per i musei dello Stato non ci sono fondi che il Mibact destini in maniera continuativa. Interpellati ripetutamente su questo aspetto, dal Ministero retto da Franceschini non sono giunti commenti e dati. 

 

Intanto la sensibilizzazione al tema rimane alta, come conferma la recente notizia del furto organizzato a Palazzo Grassi a Venezia con la partecipazione di una guardia giurata della Civis, sventato grazie a intercettazioni telefoniche. Dalle considerazioni di direttori e responsabili di alcuni musei interpellati risulta un quadro diversificato che risente molto della sicurezza «percepita» derivante dalla presenza o meno di ammodernamenti impiantistici, della collocazione della struttura, delle aspettative legate a future risorse finanziarie. In alcuni casi le informazioni non ci sono state fornite perché considerate «dati sensibili» o «per ragioni di riservatezza», ma complessivamente emergono la contrarietà a eccessivi allarmismi e all’idea di un museo «blindato», e l’impossibilità di prevedere la straordinarietà dell’evento.

 

Paola Marini, ex direttrice di Castelvecchio e da dicembre scorso alla guida delle autonome Gallerie dell’Accademia di Venezia, conosce bene la situazione veronese. «Il piano di sicurezza di Castelvecchio, ci dice, penso fosse di tipo medio-alto. Il museo è dotato di un buon impianto d’allarme, costantemente monitorato e implementato, di un sistema di videocamere e di una guardiania umana. Anche grazie ai periodici controlli dei Carabinieri Tpc non avevamo avuto segnalazioni di particolari insufficienze o criticità nel nostro allarme. L’ultimo intervento era avvenuto circa quattro anni fa a fronte di piccoli danni rilevati sulla vernice di alcuni dipinti».

 

Tra le reazioni a caldo, a seguito del furto, anche quella di Fabrizio Magani, soprintendente alle Belle Arti e al Paesaggio per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza, il quale ha osservato che «a Castelvecchio le opere sono molto “esposte”». «Quella di Carlo Scarpa, continua la Marini, è in effetti una museografia “generosa”, basti pensare alle opere su cavalletto, ma io non credo che episodi del genere debbano portare a blindare tutto. Bisogna riuscire a contemperare sicurezza e accessibilità, anche nei musei di nuova generazione. Qui alle Gallerie veneziane non abbiamo esternalizzazione che può costituire un elemento di rischio: tutto viene svolto dal personale dipendente, anche notturno. Anche qui siamo sotto organico (45 sorveglianti sui 60 sorveglianti previsti) e durante il giorno talvolta dobbiamo chiamare del personale esterno. Abbiamo 240mila euro a budget destinati a questo scopo per tutto l’anno». 

 

 

 

Serve di più un direttore o un metal detector?

Oltre al rischio criminalità esiste poi un allarme terrorismo. «Personalmente, conclude Marini, non credo. È chiaro che nei confronti di un patrimonio così significativo e diffuso dobbiamo sviluppare sempre più una cultura della sicurezza. È giusto e doveroso, in tempi difficili e in una situazione internazionale che ci vede tutti più esposti. Di recente il Mibact ci ha chiesto di segnalare utili implementazioni dei sistemi di sicurezza e le Gallerie hanno richiesto un metal detector. Dobbiamo però considerare la gestione nell’insieme, in senso olistico. Bisogna far sì che, accanto alla sicurezza, ci siano la direzione scientifica, il personale, le risorse per i restauri. È più grave che manchi un metal detector o un direttore? In molti luoghi i pensionamenti non vengono sostituiti o sono sostituiti da figure di livello più basso». 

 

«Non credo che esista un museo preparato a un’azione armata, ci spiega Davide Banzato, direttore dei Musei Civici di Padova, e comunque non mi risulta che si siano verificati altri fatti. In merito allo stanziamento di risorse finanziarie per l’implementazione di sistemi e personale, le notizie che ho sono relative a musei dello Stato, non a musei civici e di enti locali che ogni anno si trovano con difficoltà economiche aggiuntive. Si procede in base agli standard degli anni precedenti. Qui ai Civici è in fase di realizzazione la messa a norma di tutti gli impianti: antincendio, videosorveglianza, sistemi di allarme, ma ciò rientra nel Programma operativo regionale (Por) di qualche anno fa».

 

Cristiana Benetti Alessandrini, responsabile sicurezza dei Musei di Strada Nuova di Genova, ribatte: «Per ragioni di riservatezza preferiamo non rilasciare dichiarazioni. Confermiamo che si sta lavorando a un progetto che verrà ufficialmente presentato nei prossimi mesi, frutto di un parternariato pubblico-privato legato proprio al tema della sicurezza».

 

È ottimista Rita Lucia Iacopino, conservatrice del Museo Civico di Palazzo Pretorio a Prato che afferma: «Penso che nella nostra struttura non vi sia un’emergenza sicurezza: Palazzo Pretorio non rientra tra gli obiettivi sensibili e il turismo che visita Prato è in gran parte scolastico o di nicchia. Il museo ha riaperto due anni fa dopo 16 anni di chiusura per importanti interventi di restauro e messa a norma e tiene conto delle più recenti indicazioni di legge in merito. I servizi aggiuntivi e la guardiania sono esternalizzati; il museo in fascia diurna conta una media di cinque operatori addetti al controllo delle sale e due operatori al controllo degli accessi a cui si aggiungono telecamere a circuito chiuso, allarmi antintrusione e allarmi locali su alcune opere. Non sono previsti ulteriori stanziamenti in merito e non ho notizie allarmanti da altri musei».

 

Maria Grazia Cacopardi, direttrice della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza assicura che «per quanto ci si possa adoperare non si giungerà mai a una sicurezza totale. È sempre possibile neutralizzare un sistema d’allarme o delle persone. Certamente quella della sicurezza è esigenza molto sentita e curata. Nelle nostra galleria monitoraggio, manutenzione e aggiornamento dei sistemi sono continui; per quanto riguarda il personale, nelle ore diurne la sorveglianza è affidata a due dipendenti interni coadiuvati da 3 volontari mentre per l’orario notturno il servizio è in appalto esterno. Che poi anche sul piano della sicurezza sarebbero necessarie maggiori risorse è fuor di dubbio».

 

Attenta al tema è anche Clara Gelao, direttrice della Pinacoteca Provinciale Corrado Giaquinto di Bari: «La Pinacoteca è collocata al quarto piano del palazzo sede della Città metropolitana di Bari che è relativamente isolato e dispone di guardiania continua 24 ore su 24. Il museo è dotato di un sistema antintrusione con telecamere, nonché di un sistema di rilevamento del fumo. La sorveglianza, durante le ore di apertura, è affidata a 5 unità lavorative (1 interna e 4 esterne) e dal primo maggio prossimo tutte le unità saranno esterne. Con i tagli ai finanziamenti non si può nascondere che esiste un’emergenza sicurezza. Non ho notizie riguardo allo stanziamento di fondi attuali ma so che l’Amministrazione regionale precedente aveva elaborato un progetto sui “musei di qualità” in cui la sicurezza rivestiva un ruolo importante. Sono certa che l’attuale Amministrazione lo riprenderà in considerazione».

 

Infine Donatella Mureddu, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari: «La sorveglianza del museo, in orario sia diurno che notturno, è garantita da personale interno e riteniamo che l’organico sia sufficiente. Esiste sicuramente un’emergenza sicurezza, ma i provvedimenti spettano al Polo museale della Sardegna. Sappiamo che il dirigente sta attuando una politica complessiva per tutte le aree museali dell’isola e che, in collaborazione con le forze dell’ordine, si stanno elaborando procedure che però non possono essere approfondite in questa sede». 

 

Stefano Luppi, Veronica Rodenigo, 11 aprile 2016 | © Riproduzione riservata

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