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Courtesy Direzione Museo delle Genti d'Abruzzo.

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Courtesy Direzione Museo delle Genti d'Abruzzo.

Dalle antiche caserme borboniche a un museo aperto: la nuova vita della memoria abruzzese

Nella fortezza cinquecentesca di Pescara, il Museo delle Genti d’Abruzzo racconta centomila anni di civiltà attraverso collezioni etnografiche, strumenti digitali e attività educative, restituendo a un luogo di antica coercizione una nuova funzione culturale e sociale

Carla Di Renzo

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«Ami, n’entre pas sans désir» – amico, non entrare senza desiderio (Paul Valéry, Il problema dei musei, 1923, in: Scritti sull’arte, Guanda, Milano, 1984, p. 113): poche parole scritte per il Palais de Chaillot, eppure capaci di restituire l’esigenza fondativa di ogni istituzione museale. Al Museo delle Genti d’Abruzzo quell’esigenza si carica di una tensione ulteriore: le stesse mura che oggi custodiscono centomila anni di civiltà abruzzese furono per secoli luogo di coercizione e oblio. Raramente la metamorfosi di uno spazio dice tanto sulla sua vocazione.
In via delle Caserme, nel cuore di Pescara, una fortezza cinquecentesca – voluta da Carlo V e completata intorno al 1557 – custodisce uno dei musei etnografici più originali del Mezzogiorno. Le origini del museo risalgono al 1973, quando l’Archeoclub di Pescara e l’A.S.T.R.A. allestirono una mostra archeologica permanente e un Museo delle Tradizioni Popolari nella vicina Casa Natale di d’Annunzio. Nel 1998 la Fondazione Genti d’Abruzzo inaugura il museo nella sede attuale, dopo il restauro delle caserme borboniche.
Il percorso si articola in sedici sale che tracciano la storia dell’uomo in Abruzzo dal Paleolitico alla rivoluzione industriale. Il filo conduttore è la continuità culturale: costumi, credenze, tecniche produttive si tramandano attraverso i secoli con una persistenza che il museo rende leggibile. L’allestimento comprende postazioni multimediali, audioguide in più lingue e un tour virtuale consultabile online.
Il museo è anche polo documentario: la Biblioteca Genti d’Abruzzo concorre a formare il Polo Bibliotecario Aternino, con catalogo elettronico condiviso, archivio fotografico e prestito digitale. Tra i progetti europei coordinati dalla Fondazione, DIGIMUSE esplora gli strumenti virtuali per l’accessibilità nei piccoli musei, evoluto poi in DIGIMUSE ENTER per la formazione dei professionisti culturali in tutta Europa.
L’offerta al pubblico è viva e articolata: mostre temporanee, campus estivi, attività per le scuole e per le famiglie, un Caffè Letterario che completa la vocazione del luogo come spazio di socialità e produzione culturale, a testimonianza di come musei, biblioteche, archivi e servizi educativi possano sostenersi come un unico ecosistema.

Carla Di Renzo, 04 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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