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Renata Ferri
Leggi i suoi articoliSe il paesaggio, non solo come espressione della relazione tra l’umano e lo spazio, ma anche come entità fotografica, è stato assorbito e addomesticato dalla narrazione pubblicitaria prima e dai social poi, siamo di fronte a un vuoto troppo pieno di tante immagini.
Per questo, forse, abbiamo smesso di guardarlo. Perlomeno come azione comune, consapevole e critica, intellettuale e visiva. Il festival è un’occasione per tentare di farlo, un possibile spazio di libertà per attraversare territori e innescare una dialettica che sostenga la produzione d’immagini e renda visibile l’opera di autori e autrici impegnati nella rappresentazione di questo Paese. Ci sono scuole di pensiero, maestri indiscussi di riferimento e autori importanti che individualmente espongono e pubblicano. Eppure, è come se mancasse un riconoscimento, una valorizzazione concreta di un percorso collettivo, una visione contemporanea non più eccezionale, ma costante e approfondita, che raggiunga la scena internazionale.
È la matrice di questa edizione di Cortona On The Move: non solo portare alla luce ciò che è stato tenuto in disparte e cercare nel passato opere dimenticate o poco valorizzate. La sfida è provare a costruire un affresco, di certo imperfetto e arbitrario, colmando le lacune, rischiando nuove scoperte per rigenerare l’esperienza del guardare e la seduzione dello stupore. Per questo all’interno del progetto festival è nata Peninsula, una committenza (prodotta in partnership con Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia e Fondazione CR Firenze) affidata a dieci artisti contemporanei, con l’unico input possibile: riflettere e indagare, inventare e rappresentare in completa libertà, luoghi e storie di questo presente. Torniamo al festival. Attraverso trentatré esposizioni, Beautiful Country mette in scena le affascinanti perlustrazioni di artisti, uomini e donne, italiani e internazionali, alla scoperta del nostro Paese, in cui inevitabilmente nella meraviglia s’innesta il disincanto. Per fare un festival bisogna immaginarlo. Qualsiasi cosa ci venga in mente, ogni ricordo o singola immagine o corpo di lavoro che abbiamo visto, va cercata nella memoria.
Tutto può essere utile per costruire la macchina che dovrà affascinare, intrattenere ed emozionare. Bisogna conoscere i tanti linguaggi della fotografia e metterli in dialogo, senza fare chiasso, cercando l’armonia nella differenza, consapevoli che per ogni viaggio in Italia c’è chi, prima di noi, ha fondato un modo di esplorare e di osservare. Così Goethe alla fine del ’700 ci ha lasciato il suo memorabile diario che troviamo fonte d’ispirazione in molti lavori di Beautiful Country, e così Luigi Ghirri, con il mitologico Viaggio in Italia, 40 anni fa, ci ha insegnato un altro modo di guardare, lezione e patrimonio della pratica fotografica contemporanea. Senza fare una fotografia della fotografia, ma tenendo presente la responsabilità della bellezza che se da un lato seduce, dall’altro cela l’ambiguità del reale, questa edizione percorre l’Italia senza una traccia geografica, un tema predefinito.
Piuttosto, celebrandola, affida alla fotografia il compito di mostrare, non solo per ammirare, ma per invitare, attraverso la molteplicità delle proposte, a scombinare i criteri di visione, sovvertire l’ordine delle cose. Ecco, dunque, il lavoro del maestro del colore, Joel Sternfeld, che all’Italia ha dedicato il meraviglioso poema fotografico Campagna Romana. Una mostra inedita nel nostro Paese, che esprime attraverso immagini potenti la frattura nella dialettica del paesaggio. Centra il tema di Beautiful Country, dà il senso a questa sedicesima edizione del Festival Internazionale di Cortona: un invito a guardare la bellezza e la meraviglia, senza dimenticare ciò che le minaccia. Sternfeld, infatti, lo aveva capito all’inizio degli anni ’90: seguendo le orme dei pittori dei secoli passati, si era trovato di fronte alla città nuova che divorava le imponenti vestigia romane.
Se il maestro americano affida alla meraviglia della luce la missione poetica della fotografia per renderla magnificente, Candida Höfer la cerca nella perfezione della bellezza, nell’equilibrio dell’architettura, nella sontuosità degli interni, teatri, accademie, biblioteche e musei. Luoghi che abbiamo saputo costruire per conservare, custodi di un patrimonio unico al mondo. Citando questi due grandi maestri della fotografia, la direzione è chiara: privilegiare la fotografia consapevole e lenta. Riportare la qualità dell’immagine nella sua forma e nel contenuto perché sia opera espositiva.
Il programma del festival si è arricchito via via di contributi importanti. Sono nati dialoghi generazionali, sulle periferie milanesi tra Gabriele Basilico e Angelo Leonardo, sull’isola di Stromboli tra Federico Patellani e Chiara Indelicato. Il nostro beautiful country è stato osservato e fotografato da artisti stranieri come Aaron Schuman, ispirato dal viaggio di Goethe, e Jason Fulford, solo per citarne due. Molti artisti hanno proposto opere nate da riduzioni in scala per suggerire nuove interpretazioni della realtà: è il caso di Silvia Camporesi, Antonio Biasiucci, Botto&Bruno, presenti al festival con un’importante installazione site specific. Pittura e fotografia, come quella di Paolo Ventura che a Cortona mette in scena gli oggetti delle sue celebri scenografie, mostre irriverenti e critica sociale, una grande installazione dedicata ai rave, l’ultima controcultura, occupa l’archeologia industriale della stazione del Paese. Audace e sfrontato, Beautiful Country dedica la programmazione a un unico tema, l’Italia, accogliendo vecchie e nuove rappresentazioni per guardare al nostro paesaggio attraversando generi e generazioni, creando dialoghi immaginari, mescolando la pratica artistica di uomini e donne per individuare una nuova sensibilità dello sguardo che tenga conto della differenza. Da queste considerazioni, come si è detto, Beautiful Country ha sentito l’esigenza di dare vita a Peninsula: affidata a dieci artisti contemporanei è una libera sperimentazione sul campo, una produzione originale per investigare alcuni ambiti e territori del nostro Paese.
Un esperimento collettivo, forte di consapevoli visioni personali che attraversano temi differenti, eppure con molte radici comuni, riannodano i fili della storia e utilizzano la fotografia per indagare ciò che abbiamo intorno a noi, liberando questa Peninsula dallo stereotipo di Beautiful Country.