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Una veduta della facciata del Museo Goya di Saragozza

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Una veduta della facciata del Museo Goya di Saragozza

A Saragozza riapre il Museo Goya, più grande e con un centro studi

Ha riaperto il 9 ottobre dopo un anno e mezzo di lavori: 4.661 metri quadrati, una facciata in pietra con frammenti delle incisioni, un nuovo centro studi e la mostra «Solo Goya», con prestiti dai grandi musei europei e americani

Federico Parodi

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Il Museo Goya di Saragozza ha riaperto al pubblico il 9 ottobre, dopo poco più di un anno e mezzo di cantiere, in coincidenza con le feste del Pilar e con i 150 anni della Fundación Ibercaja, che lo promuove. La superficie sale a 4.661 metri quadrati e nasce il Centro de Estudios Francisco de Goya. La mostra inaugurale, «Solo Goya. El arte de ver», curata da Luis Fernández-Galiano, riunisce una cinquantina di opere da Prado, National Gallery, Uffizi, Hispanic Society of America, Patrimonio Nacional e Thyssen-Bornemisza.

Il progetto dello studio saragozzano Sebastián Arquitectos, guidato da Sergio Sebastián Franco e vincitore di un apposito concorso di idee, lavora sul rapporto con la città. Il nuovo ingresso su calle Santiago, a pochi passi da plaza del Pilar, è una facciata in pietra grezza, composta di blocchi alti fino a tre metri che riportano porzioni delle incisioni di Goya. Un grande schermo laterale proietta immagini e contenuti del museo, mentre una terrazza-belvedere inquadra la vicina basilica. Dentro, il «Pasaje Goya» riunisce in un unico asse i percorsi tra quote diverse, ora serviti da rampe. I lavori hanno riportato in luce la galleria ad archetti del piano alto dell’edificio residenziale di origini cinquecentesche. La sala per le mostre temporanee, a doppia altezza, misura 315 metri quadrati e consentirà progetti di maggiori ambizioni.

Il percorso permanente è stato riordinato: si parte dagli antecedenti di Goya per arrivare alla sua parabola e al suo lascito. La sala delle stampe si amplia con le «Copie da Velázquez» (1778-85) e con fogli finora mai esposti. Entrano nel percorso le maquette di Francisco Bayeu, 13 tavolette e una cassetta di appunti di Joaquín Sorolla, e «El sueño de Goya» di Roberto Fabelo. La componente digitale, curata da Empty, ha un peso rilevante: l’esperienza immersiva «Goya, el gran observador» su schermi alti due piani, la realtà virtuale per i cicli murali del Pilar, di Aula Dei e di San Antonio de la Florida, e riproduzioni ad altissima risoluzione di opere scelte. Sul fronte degli studi, il nuovo Centro de Estudios parte con oltre 1.400 volumi e fondi documentari provenienti dalle raccolte di Federico Torralba, Pérez Serrano, Camón Aznar e della Real Academia de San Luis. Vuole diventare punto di incontro per specialisti, studenti e artisti.

La storia istituzionale della collezione spiega le ambizioni di questa nuova fase. Il museo aprì il 30 novembre 1979 come Museo Camón Aznar, nel palazzo rinascimentale di Jerónimo Cósida, detto dei Pardo o Casa Aguilar, per accogliere la raccolta dello storico dell’arte José Camón Aznar e della moglie María Luisa Álvarez Pinillos. Lo gestisce la Caja de Ahorros y Monte de Piedad de Zaragoza, Aragón y Rioja, l’attuale Ibercaja. Rinnovato nel 2008 in vista dell’Expo che si tenne in città, il 26 febbraio 2015 riaprì con il nome Museo Goya-Colección Ibercaja-Museo Camón Aznar. Il focus si sposta così sul maestro spagnolo, con la serie completa delle incisioni, dai «Caprichos» ai «Toros de Burdeos». Il 2024 si era chiuso con il record di 116.705 visitatori e 530 opere esposte, di cui 32 originali di Goya. Durante i lavori una selezione è rimasta visibile nel Patio de la Infanta, con l’esposizione «Goya. Interludio».

Federico Parodi, 15 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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