Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

«La restituzione alla Germania non è affare da storici dell’arte»

Redazione GDA

Leggi i suoi articoli

Vittoria Markova (nella foto) è conservatrice della sezione di pittura italiana del Museo Pushkin di Mosca. I suoi contributi alla storia dell’arte italiana spaziano dal ritrovamento di dipinti barocchi nei musei sovietici (con la scoperta della figura di Tommaso Salini), a dipinti «poco noti o trascurati» di Tiziano, come una versione della «Venere e Adone» del Prado.
Dottoressa Markova, leggo nel suo testo introduttivo che il catalogo è stato completato nel 2012. Perché avete atteso due anni per pubblicarlo?
Sì, il catalogo era già pronto per essere mandato in stampa, ma la direzione del museo di allora aveva preso la decisione di non farlo.
Non pensate che l’ammissione del possesso di queste opere possa far nascere in Germania la richiesta di restituzione?
Le cose andranno come devono andare. I musei e gli specialisti che vi lavorano devono svolgere il loro lavoro professionale, vale a dire studiare le opere che si trovano sotto la loro responsabilità e fare di tutto perché possano essere conosciute e pubblicate. Non dobbiamo rassegnarci al fatto che un gran numero di opere sia ancora escluso dalla storia dell’arte. Io intendo così il mio dovere professionale, e per questo ho fatto ogni sforzo per compierlo. I risultati li giudicheranno altri, così come spetterà ad altri prendere le decisioni definitive sul futuro di queste opere. Dall’inizio degli anni Novanta il Museo Pushkin e l’Ermitage hanno organizzato numerose mostre che hanno permesso di conoscere diversi settori di tale fondo. Una delle prime è stata la mostra «L’oro di Schliemann», affiancata dall’edizione di un ricco catalogo in più lingue della collezione. In questo periodo, oltre due decenni, il museo moscovita ha organizzato diverse mostre di spicco attingendo dal settore di arte antica e occidentale, ed esponendo sia opere di grafica che di pittura. Nei primi anni del XXI secolo per decisione del Ministero della cultura della Federazione Russa gli elenchi dei quadri e di altri pezzi sono stati resi pubblici sul sito (http://www.lostart.ru), dove sono rimasti oltre due anni, consentendo a molti di prenderne visione. Nel 1995 al Pushkin si è svolta la prima mostra di arte occidentale del XIV-XIX secolo, in cui sono state presentate opere di varie scuole nazionali. Dopo la chiusura, i dipinti più importanti, tra cui quadri di Veronese, Paris Bordone, Cranach, Goya, Daumier, Edouard Manet, Degas e Renoir hanno preso posto nell’esposizione permanente del museo.
A tanti anni di distanza dalla guerra, lei pensa che queste opere possano rappresentare un’«equa compensazione» per le opere sottratte o distrutte dai nazisti, come la definiva Igor Grabar, pittore, architetto e storico dell’arte, membro della «Commissione Straordinaria» al tempo della guerra?
Da quando Grabar si è espresso su questo argomento sono trascorsi decenni e il mondo è molto cambiato. Decisioni di questo genere esorbitano dalla competenza dei musei. Si tratta di un problema sostanzialmente politico e giuridico, la cui soluzione non può dipendere da un qualsivoglia parere personale.
La redazione di questo catalogo la vede impegnata su un arco di tempo molto ampio. Qual è stata per lei la sorpresa più grande?
Fra le 123 opere entrate nel catalogo, ci sono vari dipinti di grande valore, che si ritenevano perduti oppure inediti. Per me hanno un’importanza particolare le opere della collezione di Hermann Voss. La preparazione del catalogo ha richiesto tempo e un serio lavoro di studio delle opere, di restauro e, soprattutto, di chiarimento della loro provenienza. Si è riusciti a rintracciare parte delle opere in vecchie pubblicazioni che risalivano all’anteguerra, singole opere erano state invece pubblicate nel dopoguerra (esistevano loro fotografie in diversi archivi fotografici), sebbene la loro ubicazione risultasse ignota. Tuttavia, un gran numero di opere non era mai stato pubblicato in precedenza, e la loro esposizione in mostra può essere ritenuta la loro scoperta. Fra i migliori, bisogna citare i quadri di Giovanni Benedetto Castiglione, Angelo Caroselli (cat. 75), Francesco Trevisani («La preghiera nell’orto»), e, naturalmente, la tela di Paolo Veronese («La Pietà»), che conto a breve termine di pubblicare a parte.

Redazione GDA, 18 febbraio 2015 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Un piccolo gruppo di ghepardi, elegantemente disegnati tra rocce rosse e cieli dorati, ha cambiato la storia del mercato dell’arte indiana

L’Associazione archeologi del Pubblico Impiego (Api-MiBact) ha inviato una nota al Ministero della Cultura e a quello della Funzione Pubblica, nonché ai membri delle Commissioni cultura di Camera e Senato, per esprimere il proprio dissenso per il bando per 75 posti nell’area dell’elevate professionalità (Ep), le cui domande di partecipazione vanno presentate entro il 26 giugno

Il premio Nobel e il direttore del Museo Egizio si sono incontrati per parlare di musei e romanzi: «Sono simili: sono i “luoghi” in cui avviene l’interpretazione del significato della nostra vita, nei quali riflettere su sé stessi»

Anche quest’anno Tag Art Night, la Notte delle Arti Contemporanee, propone un palinsesto di mostre diffuse sul territorio cittadino

«La restituzione alla Germania non è affare da storici dell’arte» | Redazione GDA

«La restituzione alla Germania non è affare da storici dell’arte» | Redazione GDA