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Sotheby's disperde la collezione de Ribes

Mondanità proustiana e status symbol in un’asta sensazionale di una coppia che rappresentava il vertice massimo dell’eleganza europea

Una veduta dell'abitazione di Jacqueline e Edouard de Ribes. © Sotheby’s/Art Digital Studio

L’asta delle collezioni de Ribes che si tiene a Parigi da Sotheby’s l’11 e il 12 dicembre sarà un clamoroso successo. Raramente la personalità dei venditori e il contenuto del catalogo hanno raggiunto un tale livello. Edouard e Jacqueline de Ribes erano una coppia mitica della scena mondana parigina tra gli anni Cinquanta e Ottanta, al livello di Guy e Marie-Hélène de Rothschild, dei Lopez-Willshaw, delle diverse coppie Patiño e Guinness o dei David-Weill.

Un gruppo di persone con grandissimi mezzi, una vita mondana esagerata con case eleganti stracolme di arredi costosi, gli uomini che si dedicavano alle loro scuderie e le donne dedite alle prove di abiti di alta moda rigorosamente da Balenciaga, Dior, Givenchy o più tardi da Saint Laurent. Un mondo che appartiene più alla Recherche di Proust che alla nostra epoca.

Edouard e Jacqueline de Ribes hanno sempre insistito sulla nobiltà del loro casato, ma si parla di una media aristocrazia che non avrebbe mai potuto acquisire direttamente arredi così importanti. Anzitutto le grandi famiglie nobili francesi hanno perso tutto nella Rivoluzione, hanno recuperato qualcosa con la Restaurazione del 1815 ed è solo nel caso, meno ricorrente che in Inghilterra, di un matrimonio americano che hanno potuto ricreare il loro patrimonio.

Stranamente la storia della collezione de Ribes è una storia di donne ricche ereditiere sacrificate all’altare del matrimonio! L’origine della fortuna viene dai fratelli Rivaud, ricchissima famiglia di banchieri e latifondisti in Vietnam. La figlia di uno di loro sposa Jean de Beaumont, brillante politico, uomo d’affari, banchiere, sportivo e soprattutto mondano.

I fratelli Rivaud lo nominano presidente, suscitando il dissenso di certi rami della famiglia che per anni contesteranno questa decisione in tribunale. Jean de B. fu la quintessenza di un certo stile parigino arrogante, educato, elegante e soprattutto seduttore. Ero seduto al suo tavolo a un matrimonio; lui aveva decisamente superato i 90 anni, ma iniziò una corte spietata a una donna giovane e brillante delle cui madre e nonna era stato l’amante. Pensando che la donna fosse sul punto di cedere, spiegò che, avendo preso del bromuro nella guerra nel 1914, iniziava a sentirne gli effetti...

Sua figlia Jacqueline ripeterà lo schema seguito da sua madre sposando Edouard de Ribes, il braccio destro di suo padre che assumerà poi la presidenza della banca. Inutile dire che Jacqueline, avendo ereditato il carattere vulcanico del padre, non consentirà mai a suo marito le scappatelle di suo padre. Questa digressione ci permette di capire meglio lo stile e la qualità delle collezioni.

Non si tratta dunque di un insieme tipicamente aristocratico, ma piuttosto originato dal mondo della finanza con oggetti importantissimi, di origine reale o altisonante, fatti per creare un contesto capace di impressionare le relazioni mondane e d’affari della famiglia. Il tutto con un tocco serio, quasi noioso, soprattutto per evitare di essere etichettato come Rothschild o, peggio ancora, di non apparire rigorosamente eterosessuale. I grandi bronzi del Seicento, gli Hubert Robert, gli stipi Levasseur sono i simboli fondamentali delle grandi collezioni dalla Frick a New York alla Wallace a Londra.

Il tocco più personale e interessante lo troviamo nella biblioteca. Per un alto borghese e soprattutto per un aristocratico essere considerato colto era quasi una tara. I de Ribes padre e figlio erano per questo più interessanti dei Rivaud-Beaumont. Edouard de Ribes e suo padre Jean hanno riunito un insieme molto dignitoso che va da Montaigne a Louise Bourgeois con un corpus importante di Marcel Proust.

Ed è interessante notare che Jacqueline de Ribes era considerata la reincarnazione della duchessa de Guermantes, il personaggio chiave della Recherche, al punto che Luchino Visconti le chiederà di interpretarla nel suo film basato sul romanzo di Proust mai girato a causa della malattia che lo colpì.

Bruno Muheim, da Il Giornale dell'Arte numero 403, dicembre 2019


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