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Mostre

All'Albertina l’alba dell’incisione

I primi 70 anni della tecnica incisoria in Europa

Daniel Hopfer, «La Morte e il Diavolo spaventano due donne». © The Metropolitan Museum of Art, New York

Vienna. Già attorno al 1500 si conoscevano diversi procedimenti per produrre incisioni. I fondamenti di questa tecnica erano stati sviluppati nelle officine militari e affondavano le loro radici in tempi antichi, ma solo negli anni ’90 del Quattrocento l’incisore e grafico tedesco Daniel Hopfer, partendo da lastre di metallo iniziò a produrre stampe su carta e aprì le porte a una nuova era artistica.

«Dapprima praticata su ferro e quindi anche su lastre di rame, questo tipo di incisione permetteva una maggiore accuratezza nei dettagli e non richiedeva un addestramento particolare dell’artista. Inoltre, le stampe su carta avevano costi modesti, cosicché un’arte esclusiva si trasformò in un’espressione artistica aperta a un potenziale vasto pubblico», spiegano Nadine M. Orenstein e Ad Stijnman, cocuratori della mostra «L’alba dell’incisione. Da Dürer a Brueghel», dedicata ai primi sette decenni di sviluppo dell’incisione in Europa.

Realizzata congiuntamente dal Met di New York, dove ha chiuso i battenti il 20 gennaio e dall’Albertina, dove è aperta dal 12 febbraio al 10 maggio, la mostra propone una scelta di 125 incisioni e una serie di disegni, lastre e libri illustrati. Fra i pionieri figurano Dürer, Parmigianino o Pieter Brueghel il Vecchio, ma il percorso espositivo propone anche altri artisti tedeschi, fiamminghi, italiani e francesi.

Flavia Foradini, da Il Giornale dell'Arte numero 405, febbraio 2020


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