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Al MuCem c’è sempre un punto di partenza

Un centinaio di opere percorre un’ampia pagina di storia dell’arte, da Matisse a Zineb Sedira

«Hot Spot» (2018) di Mona Hatoum. Foto © White Cube Ollie Hammick

Marsiglia. Alla luce dei movimenti migratori di oggi, il MuCem, il Museo delle Civiltà del Mediterraneo, affacciato sul mare in una città che è uno dei grandi porti europei, s’interessa agli artisti viaggiatori che, partiti alla ricerca di nuove ispirazioni o perché obbligati dalla realtà politica del loro Paese, grazie alla loro esperienza hanno trasformato il paesaggio artistico.

La mostra «Voyage voyages», dal 22 gennaio al 4 maggio, con un centinaio di opere percorre un’ampia pagina della storia dell’arte, da Matisse a Zineb Sedira. «Il nostro scopo è studiare come, dalle traversate del Mediterraneo verso l’Africa di inizio secolo scorso ai fenomeni migratori recenti, il XX secolo e l’inizio del XXI siano stati caratterizzati da molteplici spostamenti, indotti da motivi diversi, che hanno spinto gli artisti a inventare una concezione nuova dell’arte», ha spiegato Christine Poullain, curatrice della mostra insieme a Pierre-Nicolas Bounakoff.

Matisse, che era già stato in Marocco e Algeria, lasciò Parigi nel 1930 per raggiungere New York e dopo aver attraversato gli Stati Uniti si imbarcò per Tahiti in cerca di una luce nuova. Il MuCem riunisce i due cartoni «Polinesia, il cielo» e «Polinesia, il mare», realizzati nel 1946, molti anni dopo quel viaggio, per degli arazzi.

Sono allestiti anche «Città araba» di Kandinskij, «Davanti alle porte di Kairouan» di Paul Klee e ancora «La Baia di Tangeri» di Matisse: opere che, sottolinea Christine Poullain, «mostrano la formidabile ispirazione che i viaggi nel Nord Africa hanno apportato agli artisti, arricchendo il loro vocabolario pittorico».

In mostra figurano inoltre opere di Marcel Duchamp e Andy Warhol. Il Musée d’art moderne de la Ville de Paris ha prestato «Il ritorno di Ulisse» di de Chirico. Della libanese Mona Hatoum, costretta all’esilio, è esposta una delle opere più note: «Hot spot», un mappamondo con tubi di neon rossi che delineano i contorni dei continenti.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 404, gennaio 2020


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