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Mostre

Socialisti non ancora realisti

Al Grand Palais la creazione artistica sovietica tra il 1917 e il 1953

«Fantaisie», di Kuzma Petrov-Vodkin. © Museo di Stato Russo, San Pietroburgo

Parigi. La mostra «Rosso. Arte e utopia al tempo dei Soviet», allestita alle Galeries Nationales del Grand Palais dal 20 marzo al primo luglio, racconta la creazione artistica durante l’era sovietica tra il 1917, anno della Rivoluzione d’Ottobre, e il 1953, data della morte di Stalin.

Una mostra molto ricca grazie ai prestiti dei musei russi, con diverse opere che arrivano dal Museo di storia di Mosca e dal Museo Russo di San Pietroburgo, e del Musée d’art moderne del Centre Pompidou. Oltre ai quadri di Petrov-Vodkin, Perelman, Rodcenko, Malevic, la mostra allestisce opere monumentali di Samokhvalov, Pakhomov, Pimenov, Deineka, Nikritine, nonché numerosi documenti degli Archivi nazionali russi di letteratura e arte, foto, oggetti, riviste, manifesti.

Dopo la Rivoluzione un ampio dibattito animò la scena artistica russa: quale ruolo avrebbero avuto gli artisti nella nuova società socialista? Alcuni si misero al servizio del nuovo progetto politico e abbandonarono le arti «borghesi» per un’«arte della produzione», spesso dedicandosi a design, cinema, teatro, fotomontaggio, che potesse partecipare al nuovo progetto di vita e raggiungere le masse.

Una delle figure chiave di questo periodo fu Vladimir Majakovskij, che invitò gli artisti a liberarsi del «vecchiume» per portare l’arte nelle strade. A questa fase «pluralista» degli anni Venti è dedicata la prima sezione della mostra. Le cose cambiarono dal 1929 con l’inizio dell’«era di Stalin».

La seconda sezione si concentra sugli anni Trenta e Quaranta: «Nel 1932, spiega il curatore Nicolas Liucci-Goutnikov, conservatore al Centre Pompidou, è formulato il concetto di “Realismo socialista”, che si applica subito alla letteratura, ma poco alle arti plastiche, almeno fino alla fine degli anni Trenta. Per cui resiste in quegli anni una relativa varietà nella produzione pittorica, sui temi dell’operaio, del soldato, dello sportivo, della figura del capo. Con la mostra del Grand Palais vogliamo rendere giustizia a questa pittura modernista, poco nota in Europa, che è stata poi fatta tacere a favore dei quadri neoaccademici promossi dal regime».

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 395, marzo 2019


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