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Ma, alla fine, le garanzie chi garantiscono?

I pro e i contro delle aste per conto terzi, un potenziale grande scandalo

Sono stati i Nahmad a offrire la più alta garanzia di terzi di tutti i tempi, 150 milioni di dollari, per «Nu couché (sur le côté gauche)» di Modigliani, venduto da Sotheby’s a New York a maggio a 157,2 milioni di dollari © Sotheby's

Londra e New York. Le garanzie fornite da terzi in asta, l’ibrido del mercato dell’arte tra la copertura dei rischi e una scommessa speculativa, sono sulla buona strada per raggiungere il record di tutti i tempi, a circa 2,5 miliardi di dollari nel 2018. A giudicare dalle apparenze, le garanzie offrono un alto livello di certezza: la casa d’aste assicura una consegna e il venditore riceve un prezzo minimo, indipendentemente dall’andamento della vendita.

Ma dopo la crisi finanziaria del 2008, quando le vendite crollarono e le garanzie interne costrinsero le case d’asta a versare ingenti somme ai venditori, scomparvero praticamente tra il 2008 e il 2010. Da allora, le case d’asta hanno sempre più cercato di compensare questo rischio spostandolo su garanti esterni, soggetti individuali o consorzi che spesso hanno interessi personali. Questo tipo di accordo è diventato la norma per opere di arte impressionista, moderna e contemporanea di grande valore. Ma gli esperti mettono in guardia: le garanzie di parte terza, se usate male, possono precipitare la crisi.

«Le garanzie hanno il potenziale per essere il prossimo grande scandalo del mercato dell’arte, afferma Harry Smith, direttore esecutivo e consigliere delegato della società di art advisor londinese Gurr Johns. Sembra esserci una crisi ogni vent’anni, quindi forse è ora che ne arrivi un’altra. E molte nascono da conflitti di interesse». Smith crede che le garanzie di parte terza dovrebbero provenire da una fonte finanziaria priva di «interessi personali nel mercato dell’arte», piuttosto che «girare tra un gruppo ristretto di garanti, molti con interessi diretti». I membri di questo gruppo, aggiunge, sono «spesso i principali clienti delle case d’asta», che quindi negoziano a tutti gli effetti un accordo tra due clienti.

Le garanzie aumentano la liquidità tentando le persone a comprare e vendere opere anche quando non ne hanno bisogno, ma sono anche sempre più spesso usate come strumento finanziario speculativo, potenzialmente redditizio. Secondo la società di analisi ArtTactic, durante le aste londinesi di ottobre nella settimana di Frieze, il valore totale delle garanzie è cresciuto del 50% rispetto allo scorso anno, salendo da una cifra stimata in 44,8 milioni di sterline (per 32 lotti) a 66,6 milioni (per 49 lotti). Le proiezioni di un team di analisi interno di un garante rivelano che alla fine del 2018 un totale di 3,47 miliardi di dollari di vendite all’asta in tutto il mondo risulteranno coperte da garanzia nell’anno trascorso, 2,5 miliardi dei quali presi in carico da una terza parte.

«Follow the money»

Il ricorso estensivo alle garanzie di parte terza è solo uno dei segnali della «crescente finanziarizzazione» del mercato dell’arte, afferma Georgina Adam, editor di «The Art Newspaper» e autrice di Dark Side of the Boom. «Possono ridurre l’opera d’arte a un mero strumento di speculazione e alcuni garanti non hanno alcun interesse all’arte. Inoltre questi accordi sono poco trasparenti». Secondo Kenny Schachter, collezionista, mercante e giornalista, anche se le case d’asta «gestiscono attività in regola, quello che non è regolamentato è ciò che questi idioti fanno tra di loro».

Nel novembre 2007, prima che la crisi finanziaria mettesse in evidenza il rischio delle garanzie, l’allora presidente di Bonhams Robert Brooks dichiarò pubblicamente di opporsi alle garanzie: «Quando una casa d’aste smette di essere un semplice intermediario tra venditori e compratori e assume il ruolo di finanziatore, inizia a cambiare la sua natura e la relazione tra il venditore, il suo agente e l’acquirente». Si spinse a dire che l’uso crescente di garanzie da parte di alcune case d’asta «finisce per intaccare la credibilità dell’industria e quindi la sua stabilità». In seguito Bonhams cominciò a fornire garanzie già prima della sua acquisizione da parte del gruppo di private equity Epiris a settembre.

Altri credono che le garanzie «distorcono il mercato e gonfiano i prezzi», dichiara Rebecca Foden, avvocato dello studio londinese Boodle Hatfield. Dal momento che i garanti per conto terzi conoscono l’ammontare e i termini delle offerte per le quali si sono impegnati, sono in una posizione migliore rispetto agli altri offerenti, dice Foden, creando «una disomogeneità». Becky Shaw, un altro avvocato di Boodle Hatfield, dichiara che, anche se quella di un broker indipendente per conto terzi è «un’idea affascinante», forse è inverosimile finché non ce ne sarà la richiesta da parte dei garanti, o a meno che i garanti non diventino soggetti a una regolamentazione.

Sempre più sofisticate

Queste garanzie non hanno delle regole fisse perché dipendono dalle motivazioni degli acquirenti e dei venditori e dalle condizioni del mercato, spiega Tom Mayou della società di consulenza londinese Beaumont Nathan. A rendere il tutto più confuso, il fatto che le espressioni «offerta irrevocabile» usata da Sotheby’s e «garanzia di terzi» usata da Christie’s sono essenzialmente la stessa cosa ma vengono usate indifferentemente. Schachter, egli stesso un garante, dice che ci sono «solo poche persone che garantiscono opere a 20-30 milioni o più». Le famiglie Mugrabi e Nahmad sono tra queste.

Sono stati i Nahmad a offrire la più alta garanzia di terzi di tutti i tempi, 150 milioni di dollari, per «Nu couché (sur le côté gauche)» di Modigliani, venduto da Sotheby’s a New York a maggio a 157,2 milioni di dollari (132,1 milioni di euro).

Il mercante londinese Inigo Philbrick offre circa 20-25 garanzie di questo tipo all’anno su opere di artisti come Rudolf Stingel, Christopher Wool, Mike Kelley, Richard Prince e Wade Guyton. «Per me il risultato migliore di una garanzia è che si guadagnano molti soldi senza comprare l’opera. Diciamo che avete rischiato 1 milione di dollari, allora vorrete realizzarne 100-150mila. Il secondo aspetto positivo è che avete un’opera che siete stati felici di comprare al prezzo che volevate. Il rovescio della medaglia è che l’opera venga venduta a una sola offerta e voi ricaviate 5mila dollari, con tutto lo sforzo che è stato necessario per negoziare l’affare. Ma l’aspetto peggiore è quel tipo di garanzia che offrite unicamente per speculazione finanziaria e che vi fa avere un dipinto che non volete avere». Attratti dagli alti guadagni, nuovi garanti per conto terzi, molti provenienti dal mondo finanziario, stanno facendo la loro comparsa sul mercato, trattando le garanzie come future.

Asher Edelman, membro fondatore e chief executive della compagnia Artemus, che finanzia prestiti per l’acquisto di arte, afferma che essere un garante «è la nuova Ferrari di chi si occupa di hedge fund» e che vede «un popolo naif» di garanti «che fanno transazioni piuttosto stupide, nelle quali resteranno impantanati».

Adam Chinn, direttore operativo di Sotheby’s, non è d’accordo sul fatto che le garanzie siano conflittuali: «Si può asserire che esista una disuguaglianza nell’informazione tra offerenti, ma non credo ci sia un conflitto di interessi». Oggi i collezionisti sono finanziariamente più sofisticati, continua Chinn, quindi «se voglio comprare l’oggetto A, per me ha senso garantire l’oggetto A, perché, se non lo ottengo, verrò pagato e se lo ottengo volevo comunque comprarlo». Sempre secondo Chinn, nelle aste newyorkesi di maggio il 65% circa dei garanti da Sotheby’s erano collezionisti privati (il 40% lo facevano per la prima volta), mentre a novembre 2017 la proporzione era del 75%. L’anno scorso il 70% dei lotti garantiti da terzi è andato venduto sopra l’offerta irrevocabile, quindi «hai una probabilità su tre di aver acquistato la proprietà e circa due su tre di venir pagato», continua Chinn. «Le garanzie sono un po’ come quelle pubblicità che dicono “nessun anticipo, diventa ricco in fretta”, dice Schachter. Non esiste nessun altro strumento speculativo che ti permette di avere dei vantaggi dovendo pagare solo nel caso di uno scenario perdente».

La garanzia last minute

Sono in crescita anche le garanzie di terzi last minute; alcuni clienti aspettano infatti di vedere il catalogo prima di decidere su quali lotti puntare. Queste garanzie vengono annunciate velocemente prima dell’inizio dell’asta, un fattore che aumenta la mancanza di trasparenza, come afferma Nicholas Maclean di Eykyn Maclean. «Molti perdono le informazioni trasmesse in fretta e tutte insieme all’inizio di un’asta. Dovrebbero essere annunciate lotto per lotto». Se un garante terzo compra un’opera, riceve un «diritto finanziario» da parte della casa d’aste e quindi paga l’opera meno degli altri offerenti, che non hanno idea per chi stia partecipando il garante. Maclean suggerisce che «dovrebbe essere il banditore a effettuare l’offerta per il garante oppure dovrebbe essere annunciato quale membro dello staff sta rilanciando per conto loro. Sarebbe più trasparente, soprattutto per i nuovi acquirenti all’oscuro di queste pratiche. Se, ipoteticamente, un mercante sa che un suo cliente ha intenzione di fare un’offerta su un quadro, il giorno dopo il mercante potrebbe chiamare la casa d’aste e chiedere di garantirlo. A quel punto il mercante-garante potrebbe essere tentato di chiamare al telefono e rilanciare contro il cliente».

Le case d’asta lasciano al garante la responsabilità di rivelare ai loro clienti di avere un interesse finanziario in un lotto. Ma non è chiaro se questo poi si verifichi effettivamente, in particolare quando gli annunci dell’ultimo minuto in sala rendono impossibile per i presenti rivolgersi ai loro consulenti, afferma Doug Woodham, socio accomandatario di Art Fiduciary Advisors ed ex presidente di Christie’s per le Americhe. «Per quanto ne sanno, la persona a cui hanno chiesto di rilanciare per conto loro potrebbe avere un interesse economico proprio in quel lotto», spiega Woodham suggerendo che i collezionisti prendano accordi formali con i loro consulenti per evitare questa eventualità, «ma, sfortunatamente, non c’è modo per i collezionisti di sapere se i loro consulenti sono coinvolti perché l’identità dei garanti non viene rivelata dalle case d’asta».

Possibili soluzioni

Stanno ora entrando sul mercato nuove società che potrebbero offrire una soluzione a questo vuoto normativo. Christine Bourron, amministratore delegato della società di analisi del mercato dell’arte Pi-Ex, ha elaborato uno strumento finanziario (il primo di questo tipo di prodotti autorizzati dalla Financial Conduct Authority britannica, un ente indipendente con compiti di vigilanza sul mercato) che consente agli investitori istituzionali di rilevare quote di garanzie indipendentemente dalle case d’asta: viene standardizzato un Contract of Future Sales (CFS), come un contratto sui future, che può quindi essere negoziato. «Gli investitori professionisti possono prendere una posizione sul prezzo futuro di un quadro; se investono l’1% di un dipinto stimato 1 milione di sterline, avranno l’1% del prezzo di aggiudicazione, spiega Bourron. Porteremo trasparenza e faremo crescere il mercato dell’arte aprendolo a quelli finanziari». Il prodotto per le garanzie della PI-Ex non è stato ancora del tutto lanciato e resta da vedere se nella pratica funzionerà.

Anche se le garanzie sono state oggetto di critiche perché gonfiano i prezzi, è difficile immaginare di tornare a un mercato senza di loro. «Quando si guarda la performance di un artista, non si può ignorare se parte delle sue opere erano garantite da terzi, perché questo influisce sui prezzi, dice Bourron. Se vendi un’opera senza garanzia non puoi aspettarti lo stesso risultato». Schachter paragona le aste dove lotti con consistenti garanzie vengono venduti a un solo offerente a un «finto spettacolo, perché portano in asta opere che in realtà sono già state oggetto di transazioni».

In una conferenza ad aprile, Amy Cappellazzo, presidente del Dipartimento di Fine Art di Sotheby’s, è sembrata suggerire che le aste potrebbero diventare obsolete. Costruire un nuovo livello di prezzo per un artista attraverso una garanzia di terzi artificialmente alta è possibile ma difficile da conservare. «Creare finti prezzi in asta è costoso; si devono pagare molti soldi alla casa d’aste, afferma Philbrick. Il mercato spesso è troppo scaltro per questo. Solo perché un’opera si vende alla cifra X non significa che tutti inizieranno a comprare a quella cifra». Pur essendo al momento dominante, il mercato delle aste per l’arte del dopoguerra e contemporanea è nato appena vent’anni fa. Solo quando coloro che hanno un interesse personale in artisti che compaiono regolarmente in asta con garanzie di terzi (come Basquiat, Warhol e Richter) si ritireranno o moriranno, si scoprirà se questi prezzi a sei zeri sono costruiti su fondamenta di cemento o di argilla.

Anna Brady e Anny Shaw, da Il Giornale dell'Arte numero 392, dicembre 2018


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