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L'Avvento nell'arte italiana | 24 dic

La Natività di Domenico Corvi

Domenico Corvi, «Natività» (particolare). Roma, Accademia Nazionale di San Luca

«In quel tempo l’imperatore Augusto con un decreto ordinò il censimento di tutti gli abitanti dell’impero romano […] anche Giuseppe partì da Nàzaret, in Galilea, e salì a Betlemme, la città del re Davide, in Giudea […] Mentre si trovavano a Betlemme, giunse per Maria il tempo di partorire, ed essa diede alla luce un figlio, il suo primogenito. Lo avvolse in fasce e lo mise a dormire nella mangiatoia di una stalla, perché non avevano trovato altro posto».

Così nel Vangelo di Luca (2.1 – 2-7) è descritta la nascita di Gesù, che qui illustro con un suggestivo dipinto di uno dei maestri della pittura romana del secondo Settecento, quel Domenico Corvi così ricordato da documenti a lui contemporanei: «Il suo singolar pregio è la correzione, esattezza del disegno, veramente, come dicono, di Scuola. Aggiunge a questa principale qualità una fantasia pittoresca, piena bensì di spirito e d’entusiasmo, ma insieme ordinata e giudiziosa, per cui le di lui composizioni sono animate da una particolare espressione. Il suo colorito è dolcissimo, pastoso, fresco, vaghissimo, di maniera sua propria, e d’un gusto corsivo fra Mengs e Maratta. I suoi dipinti a lume di notte soprattutto, non hanno pari. Egli lumeggia le sue tele con un meccanismo sì nuovo e particolare, che ingannar possono anche i più periti dell’Arte».

Ed effettivamente non possiamo non concordare con gli scritti d’epoca nel cogliere la novità con cui il viterbese declina i prototipi del Correggio prima, e di Mengs poi con un linguaggio così personale e “moderno”, dal quale risulta un’atmosfera sospesa, come da sogno ad occhi aperti: ecco allora la composizione asimmetrica tutta giocata sui vuoti adoprati in funzione espressiva, il lume evanescente che risulta dal bimbo riverso, colto in uno scorcio ardito, Maria che chiede le fasce per il nascituro ad un Giuseppe tutto assorto dai suoi nuovi compiti di padre, entrambi non curanti delle apparizioni angeliche che giubilanti recano fiori per il lieto evento.

Commozione, intimismo, tenerezza e sentito raccoglimento spirano da questa opericciola giovanile, offerta come dono per l’ammissione all’Accademia di San Luca, con la quale Domenico Corvi, artista colto e dal carattere spigoloso, ebbe poi rapporti tutt’altro che idilliaci.

Alessandro Agresti, edizione online, 24 dicembre 2020

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