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Mostre

L’arte è rock se la musica è pop

Artisti che si sono ispirati ai suoni, musicisti che dipingono, fotografi celebri per aver ritratto una rock star

Radenko Milak, «Britney kisses Madonna», 2019 (particolare). Acquarello, 48,5x35 cm. © Radenko Milak. Cortesia Priska Pasquer, Colonia

Che cosa succede quando l’arte incontra la musica pop? Nel 1974 quando il pittore tedesco Emil Schult incontrò i Kraftwerk, band tedesca pioniera della musica elettronica, ne nacque un album ancora oggi considerato cult, «Autobahn». Il disco, registrato in tre mesi nel Kling Klang Studio di Düsseldorf, resta per molti critici tra i migliori album tedeschi della storia. Ma a tanto successo contribuì anche e molto la copertina del disco. Schult (Dessau, 1946), vicino a Gerhard Richter, Dieter Roth e Dorothy Iannone, che collaborò anche come paroliere con i Kraftwerk, si ispirò al titolo dell’album e disegnò dunque un’autostrada, mettendo in primo piano cruscotto e volante, come sulla schermata di un videogioco. L’auto si dirige verso l’azzurro del cielo e il verde della valle.

La Kunsthal Rotterdam su incontri virtuosi come questo di Düsseldorf ha costruito la mostra, «Black Album/White Cube. A Journey into Art and Music», allestita dal 20 giugno 2020 al 10 gennaio 2021. Sono riunite circa 200 opere di Anton Corbijn, Phil Collins, Mark Leckey o ancora Julien Lescoeur. Alcune nascono da una riflessione artistica sulla musica, come nel caso della pittrice tedesca Bettina Scholz, attiva a Berlino, che afferma: «Quando ascolto la musica, vedo i colori». I suoi quadri sono macchie di inchiostro nero su lastre di vetro colorato, come in «Blade Runner 2049» del 2018, il frutto di un’esperienza sensoriale che mescola due sensi, udito e vista. La mostra allestisce anche opere realizzata da musicisti-artisti.

È il caso di Kim Gordon (Rochester, 1953), bassista, chitarrista, cantante e dunque anche artista statunitense, tra i fondatori della band noise rock Sonic Youth. Sua è la serie «The Noise Paintings», composta da tele bianche su cui schizza i nomi di gruppi rock, anche scelti a caso, dirà lei, come scarabocchiati su un pezzo di carta, con l’inchiostro nero che cola. In mostra «Weak Sisters», del 2015. In alcuni casi l’artista si appropria di tecniche proprie alla musica e le reinventa, come fa lo statunitense Richard Prince, l’autore delle famose foto dei cowboy della Marlboro, quotate milioni di dollari. Dagli anni Settanta, Prince riprende il principio del remix realizzando collage di foto di altri, ritagliate nelle pubblicità e sui giornali.

La Kunsthal presenta anche «We Buy White Albums» (2013-19), installazione di Rutherford Chang. L’artista americano ha collezionato più di 3mila vinili del «White Album» dei Beatles, pubblicato nel 1968, con la copertina tutta bianca e solo il titolo in rilievo, disegnata da Richard Hamilton. Chang li ha messi in colonne su scaffali in ordine di serie come in un negozio di dischi con la scritta in neon rosso: «We Buy White Albums».

Non manca una riflessione sui concetti di idolo e di popolarità, complici in questo caso gli scatti dei fotografi o degli artisti che hanno fatto della fotografia il loro mezzo espressivo privilegiato. Dei primi anni Novanta sono i ritratti di Björk e Grace Jones realizzati dal tedesco Wolfgang Tillmans. Di Andrea Stappert è il ritratto del 2012 di Simon Le Bon, leader del gruppo icona degli anni Ottanta Duran Duran. Da vedere, nell’acquarello iperrealistico del bosniaco Radenko Milak, il famoso bacio saffico tra Madonna e Britney Spears agli Mtv Video Music Awards del 2003, a New York.

Luana De Micco, edizione online, 18 giugno 2020


  • Rutherford Chang, «We Buy White Albums», 2013-19. Installazione, Toronto. © Rutherford Chang
  • Rutherford Chang, «We Buy White Albums» (particolare), 2013-19, Amburgo. © Rutherford Chang. Foto © 2019, Henning Rogge
  • Phil Collins, «Britney #2», 2001 (particolare). C-print su alluminio, 183x122 cm. Si ringrazia la Sammlung Falckenberg/Deichtorhallen, Amburgo. © Phil Collins

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