Giorno per giorno nell’arte | 6 luglio 2022

Galleristi e artisti al posto della case d’asta | Chiude definitivamente il Times Art Center Berlin | Fumata nera per il nuovo corso di Fondazione CRT | All’asta per beneficenza gli abiti del papa | Un Bacon da 20 milioni conteso a Leicester | Lievi danni per Constable alla National Gallery | La giornata in 13 notizie

Redazione |

Art Basel ha annunciato oggi la nomina di Vincenzo de Bellis nella nuova posizione di direttore delle fiere e delle piattaforme espositive a livello mondiale, fino a oggi curatore presso il Walker Art Center di Minneapolis.  Marc Spiegler rimane il direttore globale della fiera svizzera, continuando a guidare tutti i dipartimenti, comprese le relazioni con i VIP e le partnership, anche se il suo ruolo diventerà più «strategico». [Il Giornale dell’Arte]

Simon de Pury lancia una nuova serie di aste con opere consegnate direttamente da artisti e gallerie
. Il primo evento è il 5 agosto, guidato da un avatar digitale di de Pury. «Sono sempre stato sorpreso dal fatto che le gallerie più grandi non abbiano combattuto le case d’asta sul loro stesso territorio. Perché, se le principali case d’asta diventano i migliori rivenditori, le principali gallerie non possono diventare le migliori banditrici?». L’iniziativa di de Pury vuole pareggiare questo squilibrio di potere: il 100% dei prezzi di aggiudicazione andranno a chi ha proposto le opere in asta. Gli offerenti vincitori pagheranno un premio del 18%, parte del quale andrà a un ente di beneficenza correlato tematicamente alla vendita. La prima è dedicata a opere di artiste contemporanee come Genieve Figgis, Chloe Wise, Minjung Kim e Allison Zuckerman, il 3% del ricavato sarà devoluto a UN Women, un’organizzazione non profit internazionale. [Artnet]

Chiude definitivamente a quattro anni dall’apertura il Times Art Center Berlin, una delle poche sedi di un museo cinese in Occidente. Spazio satellite del Guangdong Times Museum di Guangzhou, il Times Art Center Berlin è stato inaugurato nel 2018 e da allora si è distinto per la sua programmazione all’avanguardia. Ha ospitato mostre personali di astri nascenti come Wong Ping e Zhou Tao e collettive come «Más Allá, el Mar Canta (Beyond, the Sea Sings)», con artisti dell’America Centrale e dei Caraibi. Il museo chiude «in un momento storico di crisi globali, in cui le turbolenze socio-politiche hanno già influenzato o influenzeranno presto ogni aspetto della nostra vita», spiegano dal museo.

Fumata nera al cda della Fondazione CRT per l’Arte Moderna e Contemporanea, tenutosi nella sera del 5 luglio in via XX Settembre a Torino. Non si è sciolto il nodo che ha portato alle dimissioni di oltre un mese fa della presidente Anna Ferrino e del consigliere Marco Giovanni, sostenitori della politica di lunga data di acquisizioni di opere d’arte e moderna a sostegno dei più importanti musei (Castello di Rivoli e Gam) e del sistema dell’arte della città. La vicepresidente Caterina Bima e il consigliere Gianni Arnaudo avevano invece optato per una nuova apertura al design, lasciando il cda spaccato a metà. Dal 2000 a oggi la Fondazione ha acquistato 900 opere di 300 artisti, con un budget di 40 milioni destinato all’arte con la clausola della fruizione pubblica. Tra i nuovi scenari che si prospettano: un ritorno della Ferrino o nuove nomine per ricominciare da capo. [la Repubblica]

Un set di abiti papali di papa Francesco, firmati con il suo nome in pennarello nero, sono all’asta da Heritage Auctions fino al 16 luglio. Come prova dell’autenticità, un video su YouTube mostra il papa annotare il suo nome sull’abito. L’offerta di apertura per l’abito, indossato quotidianamente al di fuori delle funzioni liturgiche, è di 31.250 dollari. Heritage donerà metà del premio al St Jude Children’s Research Hospital. «Ho vestito Benedetto da quando era cardinale. Quando è venuto da me dopo essere stato eletto papa mi ha chiesto di semplificare alcuni piccoli dettagli della tonaca: non gli importava affatto degli svolazzi. Nonostante ciò, la forma complessiva del capo è rimasta sostanzialmente invariata per almeno 100 anni» ha affermato il sarto Raniero Mancinelli a Cristina Ruiz su «Artnet» 

Il 6 luglio alla GAM Galleria d’Arte Moderna, in via Palestro 16 a Milano, anteprima del nuovo allestimento del «Quarto Stato» di Pellizza da Volpedo, al primo piano del Museo. Realizzata tra il 1898 e il 1901, l’opera è ispirata alla protesta di un gruppo di lavoratori e raffigura contadini e artigiani scelti dal pittore fra i suoi concittadini volpedesi. Alto tre metri e lungo sei metri, il dipinto arriva da Firenze dove è stato esposto nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio fino al 30 giugno. Nel museo milanese il dipinto dialoga con «Le due madri» di Giovanni Segantini e la «Maternità» di Gaetano Previati, anch’esso di grandi dimensioni, concesso in prestito triennale (prorogabile) da Banco Bpm, ente che finanzia il nuovo allestimento. Il «Quarto Stato» diventa così l’icona del museo. [Redazione]

Inaugurata il 5 luglio nel Complesso della Pilotta a Parma il nuovo percorso espositivo dell’Ala Ovest: oltre 2mila metri quadri riallestiti e ripensati «per una migliore fruizione e relazioni delle opere custodite, a partire da un focus sulla pittura fiamminga dal 1400 al 1600, a confronto con l’arte manierista del ducato», spiegano dal museo. Più di 20 le opere restaurate. «Restituire piena dignità e doveroso rilievo all’arte fiamminga, che riveste un ruolo centrale nella storia dell’arte parmigiana e del collezionismo di corte, è stato uno degli obiettivi-chiave del riallestimento». I dipinti sono stati eseguiti in prevalenza da artisti che ebbero rapporti con la corte farnesiana o le famiglie nobiliari del territorio, come quella dei conti Sanvitale e Dalla Rosa-Prati. «L’arte fiamminga venne richiamata a Parma per accrescere il prestigio della Corte, afferma il direttore Simone Verde, contribuendo a sottolineare il ruolo cosmopolita del Ducato nell’Europa moderna. Tali opere, dipinte per essere viste da vicino, diffusero un gusto nuovo nella decorazione degli interni, fatto di preziosismi in cui immagini raffinate e quasi cesellate nella materia venivano disposte sulle pareti fino a riempirle». [Il Giornale dell’Arte]

Il 6 luglio a Firenze si inaugurano le prime due sale del MUNDI Museo della Lingua Italiana nel complesso di Santa Maria Novella. A lavori terminati il percorso coprirà 2mila metri quadrati alla scoperta dell’origine e dell’evoluzione dell’italiano. Si spazia dalla storia di iscrizioni arrivate dal Parco Archeologico di Pompei e dal Museo delle Civiltà di Roma, alle prime testimonianze in lingua volgare come il Placito capuano (960 d.C.), all’opera di Dante Alighieri che fissa la lingua del «sì», fino al manuale culinario di Pellegrino Artusi. Non manca la storia del complesso rapporto tra l’italiano di oggi con i dialetti e le minoranze linguistiche e la diffusione della lingua italiana nel mondo, con l’emigrazione massiccia degli italiani all’inizio del 1900. Promosso dall’Accademia della Crusca, dei Lincei, dall’Istituto della Enciclopedia Treccani, dall’ASLI e finanziato dal Ministero della Cultura (Dario Franceschini è presente all’inaugurazione del MUNDI) il programma è stato presentato nel 2020 come «Il più grande progetto culturale d’Europa». [Tina Lepri]

Un dipinto di Francis Bacon del valore di 20 milioni di sterline è al centro di una battaglia politica a Leicester, in Inghilterra, dopo che un politico liberaldemocratico ha denunciato alla BBC che il Consiglio controllato dai laburisti della città teneva il lavoro nel seminterrato. «Lying Figure n. 1»  del 1959 era stata recentemente esposto al Leicester Museum and Art Gallery. Il Consiglio Comunale, proprietario dell’opera, ha citato i limiti di spazio come motivo della rimozione. La Città lo acquistò nel 1960 con l’assistenza della Museums and Galleries Commission e del Victoria and Albert Museum Purchase Grant Fund. [Artnews]

Dopo un esame da parte del team di conservazione «The Hay Wain» di Constable è tornato nella sua stanza nella National Gallery di Londra. Rimosso in seguito alla dimostrazione degli attivisti del gruppo Just Stop Oil, di cui abbiamo dato notizia ieri, ha subito lievi danni alla sua cornice e qualche interruzione sulla superficie pittorica, entrambi risolti con successo, secondo un portavoce del museo . I manifestanti avevano anche coperto la superficie del dipinto con tre fogli di carta con una versione reinventata del soggetto di Constable. [Gareth Harris]

Mostre che aprono
Dal 6 luglio al Cantor Arts Center della Stanford University è visibile a lungo termine l’installazione di Ruth Asawa (1926-2013) composta da maschere di familiari e amici in gesso, bronzo e ceramica, tra questi il figlio più giovane, Paul Lanier, diventato lui stesso un artista della ceramica. 233 maschere sono state acquistate dal museo due anni fa; altre, di proprietà dei famigliari dell’artista, erano state esposte al David Zwirner a New York l’anno scorso. A proposito delle maschere, l’artista statunitense di origine giapponese aveva dichiarato che era il suo modo per congelare il tempo: «Quando faccio una smorfia so che sto solo catturando un minuto di una persona». 52 delle maschere esposte sono state restaurate. L’allestimento segue la disposizione originaria. [Jori Finkel]

Mostre che chiudono
Si chiude il 6 luglio a Santo Domingo in Plaza de España, la mostra immersiva con circa 400 opere e oggetti di Ivan Tovar, pittore surrealista dominicano dimenticato a cui la sua città natale rende omaggio. Durante la sua permanenza in Europa, Tovar è diventato il primo pittore dominicano a esporre alla Biennale di Parigi, e anche a Stoccolma, Lussemburgo e New York. Misteriosamente sessuali e ossessionati dal subconscio, i suoi dipinti si trovano in collezioni private e pubbliche in Francia, Belgio, Cile e Stati Uniti e presso importanti collezionisti dominicani come Héctor José Rizek e Gary Nader. Tovar ha prodotto circa mille opere d’arte nel corso della sua carriera, la sua eredità è rimasta in gran parte nascosta nel suo Paese natale. L’esperienza multisensoriale comprende 32 proiettori ed è accompagnata da due voci fuori campo che sottolineano l’influenza della letteratura sull’immaginario di Tovar. Circa 700mila persone hanno visitato la mostra, che ha coinciso con un’impennata nel mercato di Tovar: il primo giugno il collezionista belga Laurent Pestiau ha pagato 569mila dollari per il dittico «L’hermaphrodite» del 1971, proposto all’asta da Drouot a Parigi. [Osman Can Yerebakan]

Addii
Il 1 luglio Raphael Tunesi, epigrafista e specialista della cultura maya, è stato ucciso a Palenque da due sicari. Stava andando a prendere le due figlie più piccole a scuola. Non ricordo esattamente quando ci siamo incontrati la prima volta, perché, come succede nelle amicizie di lunga data, era come se ci conoscessimo da sempre. Ricordo, però, che era venuto a sentire una delle conferenze sull’arte precolombiana che tenevo per il Comune di Milano. Stava studiando ed era appassionato dell’antico Egitto. Mi invitò a casa sua per alcuni chiarimenti sulle culture indigene dell’America. Da allora cominciammo a frequentarci saltuariamente, ma i nostri rapporti divennero molto più frequenti dopo che decise di dedicarsi alla cultura maya. Incredibilmente, come tutti gli epigrafisti della prima generazione aveva imparato a leggere i glifi maya da solo. La sua passione per i Maya l’aveva portato a trasferirsi a Palenque, dove aveva costruito un bellissimo albergo. Coniugando l’epigrafia e l’archeologia, ha pubblicato diversi articoli su riviste specializzate in studi sulla Mesoamerica come «The PARI Journal», «Mesoweb» e «Mexicon». Insieme abbiamo scritto diversi saggi e negli ultimi anni abbiamo studiato la pittura vascolare maya come arte e non solo come archeologia. Così nel 2017 abbiamo scoperto sette nuovi maestri, che abbiamo presentato nel saggio Glyph Dwellers, rivista per mayanisti dell’Università di California. Recentemente, abbiamo presentato su Mexicon, il «catalogo ragionato» del Maestro 1 di Yopaat B’ahlam, uno dei più importanti artisti maya finora individuati. [Antonio Aimi]

Si sono svolti il 5 luglio a Roma i funerali diell’artista Paola de Gregorio, morta il 2 luglio. La scultrice vincitrice del Premio Minerva per la scultura nel 2003, era stata allieva di Pericle Fazzini. Nell’arco della sua lunga carriera aveva esposto in numerose personali in Italia e all’estero: Lisbona, Vienna, Zagabria, Belgrado, Atene, Salonicco e Zurigo. [Redazione]

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Redazione