Giorno per giorno nell'arte | 5 luglio 2021

A Pompei a settembre termina il restauro della Villa di Diomede | Apre la Casa delle Vestali | Il dietro le quinte di Art Basel, che apre a settembre | La giornata in 12 notizie

La Villa di Diomede a Pompei. Foto: Mentnafunangann | Wikimedia Commons
Redazione |

A Pompei si prevede per il mese di settembre la fine dei lavori di restauro della Villa di Diomede, uno dei primi edifici ad essere scavati nel sito, tra il 1771 e il 1775, meta fondamentale per tutti i viaggiatori ottocenteschi del Grand Tour. Nel frattempo, un centinaio di visitatori sono stati ammessi a un'apertura straordinaria al pubblico nel cantiere. [Ansa]

Dopo il santuario di Vesta e dopo un lungo percorso restauro e studio, nel Parco archeologico del Colosseo apre le porte al pubblico, dal 6 luglio, anche il complesso della Casa delle Vestali. [Ansa]

Occorre essere molto creativi per organizzare Art Basel a settembre. Eileen Kinsella è andata a curiosare nel dietro le quinte degli organizzatori della più importante fiera mondiale d'arte contemporanea. [artnet.com]

Un'antica acquasantiera scolpita a rilievo con stemmi e volti leonini rubato nel 1999 dalla Chiesa di San Siro di Struppa a Genova è stata recuperata dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico e Culturale della Liguria. [Ansa]

Una mostra inaugurata al Centre del Carme Cultura Contemporánia di Valencia, in Spagna, rievoca l'epoca in cui 3mila tra creativi e residenti convissero in un antico quartiere marinaro di Valencia, il Cabanyal. [El País]

130 anni dopo è stato scoperto celato in un libro un segnalibro disegnato da Vincent Van Gogh. Il foglio è stato scoperto in un volume offerto dall'artista al suo compatriota Anthon van Rappard. Sarà presentato il 12 settembre al Museo Van Gogh. [Le Figaro

Due anfore in terracotta del I secolo d.C. (del tipo Dressel 2-4) di manifattura dell'area pompeiana sono state recuperate nelle acque antistanti l'area archeologica di Nora (Ca) dai Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale. [Ansa]

È un periodo d'oro per l'arte nel sud della Francia: la Luma Foundation inaugura il Parc des Ateliers di Arles, la collezionista Silvia Fiorucci Roman apre uno spazio a Monaco, mentre il belga Hubert Bonnet ne inaugura un secondo a St Paul de Vence. Nuova collaborazione, inoltre, con una tenuta vinicola per Galleria Continua. [Il Sole 24 Ore]

A Ivrea prima esposizione di un progetto triennale dedicato alla Collezione Olivetti. Nelle sale del Museo Garda si possono vedere oltre 100 opere di 32 artisti e un centinaio tra manifesti, locandine, filmati storici, pubblicazioni, fotografie e carteggi. [Corriere della Sera]

I vestiti di alta moda di Antonio Grimaldi vanno in scena al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Ad aprire la presentazione in digitale dello stilista la modella Anna Cleveland, figlia dell’iconica Pat. [La Stampa]

A Draguignan, in Francia, una mostra su Ulisse all'Hôtel Départemental des Expositions du Var riunisce delle opere poco conosciute dal grande pubblico (per esempio, alcune tele simboliste del XIX secolo) legate in qualche modo all'Odissea. [Le Monde]

Il 4 luglio ha riaperto la Pinacoteca di Voltaggio (Al), comprendente convento e quadreria, e la sua preziosa collezione di dipinti d’arte sacra dal XV al XVIII secolo. Nell’occasione è stato presentato al pubblico il restauro delle due tele del pittore di scuola barocca genovese Giovanni Battista Carlone, terminato un mese fa. Le due opere rimarranno collocate per tutto il mese di luglio lungo il percorso di visita, per poi essere collocate nella loro posizione originale all’interno della chiesa di San Michele Arcangelo del Convento dei Frati Cappuccini. Promosso dall’Associazione L’Arcangelo, finanziato dal Lions Club Gavi e Colline del Gavi, il restauro è stato curato dal Laboratorio Martino Oberto di Genova. Le due opere, realizzate ad olio, raffigurano rispettivamente «L’estasi di san Francesco d’Assisi e l’Angelo musicante» (che risalirebbe agli anni ’30 del ‘600) e la più tarda «Sant’Antonio da Padova e il Bambino Gesù» (databile ai primi anni ’60 dello stesso secolo). Dichiara Elisabetta Ghezzi, storica dell’arte e collaboratrice della Pinacoteca di Voltaggio: «Nell’Ottocento entrambi i dipinti erano genericamente assegnati al "pittore Carlone" e negli studi più recenti di Bartoletti e Romanengo al pittore genovese Giovanni Battista Carlone. Entrambe le immagini riprendono temi ricorrenti nella triangolazione narrativa dolorosa e meditativa, i cui vertici sono rappresentati da Cristo, Maria, Francesco e gli altri Santi, della religiosità della famiglia francescana». [Emmanuele Bo per Il Giornale dell'Arte]

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