Giorno per giorno nell’arte | 4 gennaio 2021

La valorizzazione di Santa Croce a Firenze | Il volto di Amenhotep I | Arte e Nft: pro e contro di un’unione discussa | Un’opera di Faith Ringgold da una prigione al Brooklyn Museum | La giornata in 17 notizie

Faith Ringgold
Redazione |

Un nuovo patto per la valorizzazione del complesso monumentale di Santa Croce a Firenze è stato sottoscritto nei giorni scorsi tra il Comune, il Fondo Edifici di Culto (Fec) del ministero dell’Interno, i Francescani e l’Opera di Santa Croce. È un accordo «straordinario» che prospetta una gestione condivisa su una prospettiva di nove anni e che affida all’Opera la responsabilità di gestione di tutti gli spazi del complesso. [AgenziaCult]

Amenhotep I, secondo faraone della XVIII Dinastia, ha ritrovato il proprio volto, 140 anni dopo la scoperta della sua mummia a Luxor. Quest’ultima rimase ben conservata grazie agli antichi sacerdoti che dopo lo spoglio della sua tomba ne protessero l’integrità fisica. Una campagna di analisi su scansioni, condotta dall’Università del Cairo, ha rivelato i tratti del sovrano. [Le Figaro]

Gli artisti stanno progressivamente sviluppando la loro attività artistica in campo digitale su popolari piattaforme online che ora diventano siti di invenzione creativa e luoghi di identità. [artnet.com]

Allarme per le contraffazioni o riproduzioni indebite di opere d’arte con la tecnologia digitale Nft che stanno invadendo il mercato. In molti casi questi interventi, che violano i diritti di proprietà intellettuale, sono molto difficili da rintracciare. [Le Monde]

Un dipinto murale del 1972 di Faith Ringgold verrà trasferito da un penitenziario femminile newyorkese al Brooklyn Museum. «For the women's house», l’opera in questione, è già stata esposta pubblicamente nel 2017 proprio al Brooklyn Museum, per la mostra «Abbiamo voluto una rivoluzione: donne nere radicali». [The Art Newspaper]

In occasione di lavori di riqualificazione dai danni del sisma del 2012, nel Palazzo dei Diamanti di Ferrara è stata ritrovata, nel sottosuolo a sinistra dell’ingresso storico dell’edificio, una vasca in marmo dotata di sedute, schienali e fori per il passaggio dell’acqua. La sua datazione indicativa è la fine del XV secolo, come spiega Chiara Guarnieri, funzionario di zona per l’archeologia della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara: «Ci attendevamo il ritrovamento perché dopo le indagini dei mesi scorsi avevamo ipotizzato la presenza di antichi “bagni” sotto i Diamanti». A Ferrara esistono altri esempi simili, meno pregiati, a casa Romei e a Palazzo Tassoni, mentre vasche signorili sono già note a Firenze e al Palazzo Ducale di Urbino. La vasca dei Diamanti dovrebbe essere visibile il prossimo autunno. [Stefano Luppi]

Il mito dell’antica Gerusalemme si creò già nell’Ottocento. Gli archeologi europei del XIX secolo ebbero un ruolo fondamentale a trasformare l’immagine della città agli occhi del mondo. Le conseguenze furono enormi. [Haaretz.com]

I musei della Fundación La Caixa in Catalogna hanno registrato nel 2021 1.103.103 visitatori, il 58,3% in più dell’anno precedente, in un periodo comunque ancora segnato dalla pandemia. [El País]

«Al MoMA crediamo nel ruolo essenziale del libro fotografico». Clément Chéroux e Michelle Elligott (rispettivamente Joel and Anne Ehrenkranz Chief Curator of Photography, e Chief of Archives, Library, and Research Collections del Museum of Modern Art) introducono così l’annuncio della nuova iniziativa lanciata dal museo newyorkese di pubblicare annualmente una lista di 10 libri fotografici da loro ritenuti più significativi, realizzati nei precedenti 12 mesi e destinati alla collezione della Biblioteca. Il progetto sottolinea una volta di più il ruolo giocato dal MoMA nel sostenere lo sviluppo dell’editoria fotografica, linea imboccata fin dal 1938 con la pubblicazione di Walker Evans: American Photographs, catalogo della prima personale museale mai dedicata a un fotografo. Tra i primi 10 titoli selezionati, usciti tra luglio 2020 e agosto 2021, troviamo anche The Poverty Line di Stefen Chow e Huiyi Lin, Agata di Bieke Depoorter, Santa Barbara di Diana Markosian, SIXSIXSIX di Samuel Fosso, Face to Face di Seiichi Furuya e Christine Gössler. [Chiara Coronelli]

Per la riqualificazione urbana dell’ex Ghiacciaia di Civita Castellana (Vt), un tempo adibita alla produzione di ghiaccio e attiva fino alla metà del Novecento, sono in arrivo dal governo fondi per 508mila euro. La struttura diventerà un centro culturale comprendente anche uno spazio teatrale. [NewTuscia]

A Roma è aperto alle visite l’atelier di Salvatore Meo, artista italo-americano che nel dopoguerra si trasferì nella Capitale  e fece del riuso e dell'assemblaggio la propria cifra stilistica. [la Repubblica]

Il MiC ha pubblicato il volume Epidemie e antichi rimedi tra le carte d’archivio. Il libro ripercorre le misure che nei secoli le varie comunità hanno preso per le più drammatiche emergenze sanitarie, con diverse, inaspettate analogie con le vicende dell’odierna pandemia. [AgenziaCult]

A Firenze una farmacia compie 500 anni. Si chiama «All’insegna del Moro» ed è attiva in piazza San Giovanni dal 1521. Un suo antico titolare, Anton Francesco Grazzini detto il Lasca, riceveva un gruppo di letterati e fu uno dei creatori del primo statuto degli studiosi della lingua italiana. [la Repubblica]

Anche i re d’Israele soffrivano di malattie intestinali causate da parassiti, secondo uno studio recente. L’analisi delle latrine di 2.700 anni fa (che ha rivelato la presenza di molti tipi di parassiti intestinali) conferma questa circostanza, di cui alcuni archeologi individuano le cause nelle campagne di conquista assire di Sennacherib contro il regno di Giuda (701 a.C.). [Haaretz.com]

Sono stati assegnati i World Travel Awards, gli «Oscar» del turismo, che premiano ogni anno l’eccellenza internazionale del settore. Sono stati premiati l’Oman, l’Algarve e il Machu Picchu. [la Repubblica]

Uno dei monumenti simbolo di Mondovì (Cn), il Palazzo dei Bressani, è interessato da un intervento di restauro della sua facciata prospiciente su Piazza Maggiore. Le sue origini datano tra XIII e XIV secolo, ma nel tempo ha subito modifiche. Curatori del cantiere sono Matteo Caivano e Lorenzo Mamino, già docente del Politecnico di Mondovì (sotto la supervisione di Simona Borla e Massimiliano Caldera della Soprintendenza). Pagano i lavori i privati proprietari con il contributo del Comune. Il cantiere vuole esaltare la ricchezza di motivi decorativi e di sovrapposizioni, come le grandi ogive gotiche, le più tarde aperture rettangoli e le tre campiture della facciata. «Va ricordato che la denominazione attuale del palazzo è una svista degli storici nell’attribuzione dell’arma in pietra che sta all’ingresso, precisa Mamino. Il palazzo non è mai appartenuto ai Bressani, ma alla famiglia dei Fauzone: lo stemma dei Fauzone e quello dei Bressani sono identici se li si vede in pietra senza i colori. A fine lavori verrà spiegato anche nel cartello turistico in facciata». [Emmanuele Bo]

Mostre che chiudono
Fino al 13 febbraio è in esposizione a Parma il tesoro più prezioso della Biblioteca Palatina nel Complesso Monumentale della Pilotta. Dopo un restauro finanziato dal Lions Club si può ammirare il preziosissimo codice miniato della Divina Commedia, uno dei più antichi manoscritti dell’opera di Dante, eseguito a soli 15 anni dalla morte del poeta. Intitolata «Un splendor mi squarciò ’l velo», la mostra espone anche altri tesori danteschi conservati alla Palatina, manoscritti e incunaboli. Il raro codice del Trecento è stato scritto e illustrato dal Maestro delle Effigi Domenicane, artista fiorentino documentato tra il 1328 e il 1350 che nel trascrivere il poema, ha cambiato intere parti del testo dantesco: fin dalla pagina iniziale dell’Inferno, ad esempio, l’incontro tra Dante e Virgilio segue il modello narrativo della Psycomachia dello scrittore cristiano Prudenzio (IV secolo d.C.) e descrive una lotta tra vizi e virtù diversa da quella dantesca. Durante il restauro le singole pagine in pergamena sono state digitalizzate per consentire poi di sfogliare virtualmente il manoscritto. Il codice apparteneva a Maria Luigia d’Asburgo, moglie di Napoleone e duchessa di Parma, che lo aveva acquistato nel 1816 per poi donarlo alla Biblioteca Palatina. [Tina Lepri]

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