Giorno per giorno nell’arte | 29 aprile 2022

Negli Usa il precedente Pissarro sulle restituzioni | In Polonia musei allineati al Governo | In Inghilterra con la Brexit - 60% | In Cina si frena sugli Nft | La Francia blocca lo Chardin da 24 milioni | In Colorado vince il post colonialismo di Shonibare | A Venezia acquisti alla Biennale | La giornata in 13 notizie

Yinka Shonibare CBE, RA
Redazione |

Jaroslaw Suchan, direttore del polacco Muzeum Sztuki a Lódź, è stato tolto dal suo incarico dal Governo di destra del Paese e sostituito con Andrzej Biernacki, pittore e gallerista senza esperienza istituzionale, il cui programma vira radicalmente da questioni pro ambiente e di genere proprie dell’ex direttore. Il suo mandato, scaduto lo scorso anno, era stato rinnovato ad interim. A scegliere il neo direttore è stato Jaroslaw Sellin, viceministro della Cultura e del Patrimonio nazionale della Polonia. Negli ultimi anni il Ministero ha tagliato diversi capi di museo, sostituendoli con figure allineate con gli ideali anti-LGBTQ e anti-immigrati del gruppo. [Redazione]

L’artista britannico-nigeriano Yinka Shonibare CBE, RA (1962), il 14 luglio sarà insignito dell’InternationalArtist Award 2022 dell’Anderson Ranch Arts Center, con una cerimonia a Snowmass Village, in Colorado. Vincitore della 25ma edizione del premio, Shonibare succede a colleghi illustri tra cui Nick Cave, Ai Weiwei, Carrie Mae Weems, Frank Stella, Theaster Gates, Cindy Sherman e Simone Leigh (vincitrice del Leone d’Oro come migliore artista della mostra centrale alla Biennale di Venezia in corso fino al 27 novembre). «Yinka Shonibare è l’artista perfetto in questo momento per pensare al mondo e alle questioni del post-colonialismo. Tra i temi da lui trattati razza, immigrazione e identità culturale, in particolare nei suoi manichini scultorei e nelle installazioni di libri con copertina rigida, decorati con tessuti olandesi stampati a cera», afferma il curatore Douglas Fogle. [Jacoba Ursit]

Il commerciante britannico di dipinti antichi, Steve Shovlar, prima della Brexit vendeva da 30 a 50 dipinti a settimana a un 99% di clienti con sede in Paesi dell’UE. Dopo la Brexit le sue entrate sono crollate del 60%. Il 99% dei suoi clienti ha sede in Europa. Le opere da lui trattate hanno un prezzo compreso tra 100 e 1.500 sterline, somme non enormi, ma sufficienti per far valere la sua piccola impresa un milione di sterline. Dopo la Brexit, però, «nessuna via d’uscita». Il reddito di Shovlar è calato del 60%: «le 30-50 vendite che facevo in una settimana sono diminuite, perché ora è necessario compilare più fatture e dichiarazioni doganali, spesso con ritardi di spedizione di circa quattro-sei settimane», spiega. Occorrendo mediamente circa 230 euro in più per un articolo da mille euro, molti collezionisti e mercanti che acquisterebbero abitualmente centinaia di dipinti da Shovlar ora gli dicono semplicemente che: «non ne vale la pena». [Anni Shaw]

Mentre il commercio legato alla criptoarte continua a crescere, con istituzioni artistiche internazionali che offrono progetti e opere d’arte Nft una dopo l’altra, le istituzioni museali cinesi hanno iniziato a sviluppare «collezioni digitali» basate su risorse esistenti e su Proprietà intellettuali culturali. Recentemente, i dipartimenti dell’Amministrazione statale dei Beni culturali hanno organizzato un simposio a Pechino per discutere lo stato dello sviluppo delle collezioni digitali. Gli esperti credono che nello sviluppo e utilizzo dei dati legati ai beni culturali, le istituzioni museali dovrebbero però dare precedenza all’interesse pubblico e che, per garantire la sicurezza delle informazioni di tali beni, non si dovrebbero mettere in vendita dati come merce limitata. Al momento la Cina permette solo l’apertura di collezioni digitali per la vendita su piattaforme blockchain che sono state depositate e approvate dallo Cyberspace Administration of China e vieta le vendite secondarie in qualsiasi circostanza: i dipartimenti ufficiali sono ancora cauti sulle collezioni digitali. [Redazione]

Rebecca Anne Proctor racconta su Artnet i collezionisti «a caccia» di opere alla Biennale di Venezia. Grandi portafogli internazionali, da un avvocato nigeriano a un imprenditore tessile del Bangladesh, fanno acquisti alla più grande mostra del mondo dell’arte. «Ufficialmente niente è in vendita alla Biennale di Venezia. Ma ovviamente tutto è in vendita al giusto prezzo e l’arte in mostra alla Biennale non è diversa. Gallerie di tutto il mondo inviano squadre all’evento semestrale, non solo per promuovere il lavoro degli artisti in mostra nelle mostre collaterali, ma anche per condividere pdf e listini prezzi per l’arte nei padiglioni ufficiali e nella mostra centrale. Alcuni giorni dopo l’inaugurazione, il Moderna Museet ha acquistato un trittico di Louise Bonnet esposto ne “Il latte dei sogni” di Cecilia Alemani», scrive la giornalista. [artnet]

La decisione del 21 aprile della Corte Suprema degli Stati Uniti sul caso Pissarro ha ripercussioni internazionali che riguardano anche simili casi pendenti in Italia. Cassando una sentenza della Corte Federale, infatti, la Corte ritiene giusta l’eccezione sull’immunità dello Stato spagnolo, ma sbagliata la scelta delle norme di diritto internazionali per la restituzione di «Rue St Honoré, apres-midi, effet de pluie» (1897) di Pissarro, dipinto rubato dai nazisti, che l’originaria proprietaria Lilly Cassirer Neubauerha aveva venduto nel 1939 per ottenere due visti per lasciare la Germania per gli Stati Uniti. L’opera fa parte della collezione della Fondazione Thyssen-Bornemisza controllata dal Governo spagnolo. Claude Cassirer Neubauer, nipote dell’ex proprietaria, ha citato in giudizio la Fondazione in California. Applicando il diritto privato spagnolo, la Corte californiana aveva ritenuto che la Fondazione fosse proprietaria dell’opera: in base al diritto spagnolo la Fondazione è un terzo acquirente in buona fede con un contratto valido, tramite il possesso prolungato e manifesto per più di sei anni. [Il Sole 24 Ore]

«Il cestino di fragole di bosco» (1761) del pittore francese Jean-Baptiste-Siméon Chardin (1699-1779) è stato venduto all’asta a Parigi lo scorso 23 marzo da Artcurial e Cabinet Turquin per 20,5 milioni di euro (24,3 milioni di euro tasse incluse, nuovo primato dell’artista), ben al di sopra della sua stima di 12-15 milioni. La vendita del dipinto, acquistato dall’antiquario newyorchese Adam Williams, è stata però sospesa dallo Stato francese, in quanto il Louvre ha dichiarato di voler acquisire l’opera per la propria collezione. L’antiquario non è dunque autorizzato a esportare l’opera negli Stati Uniti, dichiarata dal Ministero della Cultura francese «tesoro nazionale». Il Louvre ha da oggi 30 mesi di tempo per raccogliere i fondi necessari all’acquisto dell’opera, il cui costo ammonta al prezzo di aggiudicazione d’asta. Artcurial aveva richiesto il certificato di esportazione per il dipinto solo 10 giorni prima della vendita, un periodo di tempo troppo breve per ottenerlo. [Redazione]

Ripartono dal primo maggio le domeniche gratuite nei musei. Ogni prima domenica del mese ingresso gratuito in tutti i musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali (alcune sedi sono visitabili solo su prenotazione). L’elenco completo sul sito del Ministero della Cultura. Tra gli altri le Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Museo Archeologico nazionale dell’Umbria, la Pinacoteca Nazionale di Siena e le Gallerie degli Uffizi. [Redazione]

A Bologna, l’Associazione Loto Odv, ente non profit che si dedica al carcinoma dell’ovaio (malattia che colpisce 250mila donne all’anno nel mondo, 5200 in Italia), ha organizzato un’iniziativa di beneficenza attraverso la fotografia: un contest, intitolato «Scatta la rinascita», aperto a tutti realizzato in collaborazione con il grande fotografo emiliano Nino Migliori (Bologna, 1926). Hanno aderito decine di migliaia di persone da tutta Italia, spedendo i propri scatti tra cui gli organizzatori ne hanno scelti una quarantina di immagini che confluiranno nella mostra itinerante «Scatta la rinascita», nel cittadino Palazzo D’Accursio dal 29 aprile all’8 maggio, e poi in sette ospedali italiani: Sant’Orsola a Bologna, il Maggiore di Parma, Morgagni Pierantoni di Forlì, gli Infermi di Rimini, gli Ospedali Riuniti di Ancona, il Policlinico Gemelli di Roma e il Civico di Palermo. «Ogni foto diventerà un sorriso, una carezza, una parola di incoraggiamento per le donne che attraverseranno quei corridoi», spiegano dall’associazione. [Stefano Luppi]

In programma dal 4 all’8 maggio a Ginevra GemGeneve, fiera e hub per designer di gioielli, rivenditori di pietre preziose, collezionisti, intenditori, acquirenti privati e professionisti del settore. Diretto da Mathieu Dekeukelaire, è uno dei più importanti eventi al mondo nel campo della gioielleria e gemmologia; un laboratorio di creatività e innovazione che riunisce designer riconosciuti e talenti emergenti; un mondo di design, di gemme rare, di gioielli antichi e contemporanei. [Redazione]

Mostre che aprono
Alla Tate Britain di Londra dal 28 aprile al 18 settembre in mostra uno degli artisti più influenti della Gran Bretagna, Walter Sickert (1860-1942): è la sua prima grande retrospettiva in oltre 60 anni. Ex attore teatrale, Sickert era amico di Edgar Degas e di James Abbott McNeill Whistler (di cui fu assistente). All’origine dei suoi dipinti, schizzi dettagliati ispirati alle fotografie di notizie. Fu un grande innovatore per tecniche e soggetti: ritratti, vedute, interni di Cafè, scene teatrali, nudi e la nota serie dedicata agli omicidi «Camden Town Murder». « Sickert dipinge figure che mostrano emozioni contrastanti, che sono in relazioni tese, intensificate da ambienti claustrofobici. Lo stesso soggetto appare in più dipinti, con combinazioni alternate di figure e titoli diversi. Lascia le narrazioni aperte, da interpretare: sentiva che il loro contenuto visivo e la loro materialità erano più importanti delle descrizioni», spiegano dal museo. [Redazione]

Alle Ogr di Torino dal 29 aprile al 22 settembre in mostra una selezione di opere della Collezione della Fondazione Crt per l’Arte Moderna e Contemporanea presieduta da Anna Ferrino, una tra le più importanti collezioni internazionali private a destinazione pubblica (in comodato a Castello di Rivoli e Gam), che conta 900 opere di 300 artisti per un valore di oltre 40 milioni di euro. Intitolato «Naturecultures», il percorso rende omaggio ai protagonisti dell’Arte povera, con opere di Pistoletto, Penone, Calzolari e Merz tra gli altri, e ad artisti di generazioni successive che hanno ripreso temi e materiali di questa importante corrente, come l’indiano Amar Kanwar (1964) e il polacco Agnieszka Kurant (1978). La mostra è curata da Carolyn Christov-Bakargiev, Marcella Beccaria e Samuel Piazza. [Redazione]

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dal 28 aprile al 31 luglio, è di scena la mostra «Archeologia da spiaggia». Archeologia (quella contemporanea e «industriale») ed ecologia si fondono nell’opera dell’artista veneziano Maurizio Finotto (1968), che in dieci anni ha raccolto lungo le spiagge italiani miriadi di frammenti e oggetti di plastica restituiti dal mare per poi assemblarli in installazioni poste in dialogo con i reperti archeologici del museo partenopeo: sculture, diorami, calchi, video-installazioni e video-animazioni. La mostra è organizzata in collaborazione con Scripps Institution of Oceanography at the University of California San Diego, uno dei centri più antichi e importanti per la ricerca scientifica sulla terra e sull’oceano, l’esposizione prevede anche momenti di dibattito sull’eco-sostenibilità e il cambiamento climatico. [Redazione]

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Redazione