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Giorno per giorno nell'arte | 28 ottobre 2019

La moglie di Rubens era amante di Van Dyck? | Tiffany rifiuta l'offerta di Arnault | Una città visigota presso Toledo | La giornata in 10 notizie

Il «Ritratto di Isabella Brant», di Anton van Dyck (particolare), ora conservato alla National Gallery of Art di Washington

La moglie di Rubens amava anche Van Dyck? Secondo gli esperti dell'Università di Cambridge che hanno esaminato il «Ritratto di Isabella Brant», realizzato da Anton van Dyck in segno di amicizia nei confronti del suo mentore Peter Paul Rubens, nel quadro sarebbero presenti alcuni indizi che fanno pensare a una relazione tra la giovane donna (moglie di Rubens), e l'autore del dipinto. [The Daily Telegraph]

Tiffany rifiuta l'offerta di Lvmh. Il gigante mondiale del lusso Lvmh, di proprietà del miliardario francese Bernard Arnault, ha messo gli occhi su Tiffany, celebre brand americano di gioielli. Ma nonostante l'offerta di 14,5 miliardi di dollari cash, il gruppo Tiffany sembra intenzionato a rifiutare, per far alzare ulteriormente la cifra. [la Repubblica]

Scoperto un complesso palatino del VI secolo presso Toledo. Grazie a tre anni di lavoro da parte di un centinaio tra scienziati, storici e archeologi provenienti da università e centri di ricerca spagnoli, tedeschi e inglesi, pare assodato che la scoperta archeologica dell'anno è quella del sito di Los Hitos, presso il paese di Orgaz (Toledo). Aperto un secolo fa come cava di periferia dalla quale si prendevano pietre per costruire le case, dopo l'identificazione di una chiesa isolata, ha finito per rivelare uno sconosciuto complesso murario visigoto, databile dal VI al VII secolo. [El País]

Collu ha le idee chiare. A 27 anni è stata la più giovane direttrice di un museo in Italia, poi è passata alla nuova Galleria d'Arte Moderna di Roma. Ora che il ministro della Cultura Franceschini l'ha confermata in questa posizione, Cristiana Collu vanta un bilancio in ordine e parla del futuro, con progetti di rotazione delle opere esposte, programmi più attenti alla parità di genere e l'introduzione di una politica di pagamento sui prestiti. [Corriere della Sera]

Candidato politico fa leva sulla rivendicazione di opere d'arte. Il candidato per il Bng (il Blocco Nazionalista Galiziano, un movimento politico di sinistra) del Congresso di La Coruña, Néstor Rego, ha intimato al Governo centrale di far tornare in Galizia 33 opere d'arte, attualmente al Museo Archeologico Nazionale, che erano state saccheggiate nella zona nel corso dell'Ottocento e durante il regome di Francisco Franco. [El País]

Un libro per far conoscere l'arte tessile pakistana. Dopo 50 anni passati a collezionare e prendersi cura di opere in tessuto provenienti dal Pakistan, Nasreen e Hasan Askari (quest'ultimo ex fiduciario del British Museum), stanno curando un volume che conservare la memoria visiva di un periodo di storia del paese che altrimenti rischia di venir perduto. [The Guardian]

Le «diavolerie» di Brian May. Dopo 30 anni di ricerche Brian May, ex chitarrista del celebre gruppo musicale «Queen», riesce a rintracciare i due pezzi che gli mancavano per completare la sua collezione di «Diableries», carte fotografiche stereoscopiche francesi del XIX secolo che raffigurano immagini scabrose e sataniche. [The Guardian]

Due iniziative controcorrente. Una filiale di Gazprom riporta l'arte di immigrati bielorussi in un museo privato di Minsk, e finanzia un'opera della vincitrice del premio Nobel 2015 per la Letteratura Svjatlana Aleksievic, nonostante in Russia l'interesse nei suoi confronti sia scarso. [Frankfurter AZ]

Aggiornamenti sull'iconografia luterana. Confrontando il «Ritratto di Lutero come Junker Jörg» di Lucas Cranach il Vecchio con altre raffigurazioni del leader religioso dell'epoca, Thomas Kaufmann, docente di Storia della Chiesa all'Università Georg-August di Gottinga, sfata alcuni miti attorno a tale opera. [Frankfurter AZ]

I poveri al centro dell'Obiettivo. Per i 20 anni dalla nascita della sua collezione d'arte, la Farnesina ha acquisito un'opera d'arte singolare: «Obiettivo», di Salvatore Iaconesi e Oriana Persico. È un'installazione di «datapoiesi», che presenta la figura di un uomo disteso su una panchina, che prende vita grazie a luci led animate in tempo reale dal flusso dei dati sulla povertà nel mondo, raccolti da fonti globali. In pratica, alle variazioni di luci sull'opera corrisponde l'entrata o l'uscita delle persone dallo stato di povertà in qualche parte del mondo. [Corriere della Sera]

Redazione, edizione online, 28 ottobre 2019


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