Giorno per giorno nell’arte | 21 gennaio 2022

Le nuove date di Arte Fiera a Bologna | Ritrovati in Egitto frammenti di una coppia di grandi sfingi | Un Poussin in dono al Metropolitan Museum di New York | L’arte in aiuto di Tonga | La giornata in 20 notizie

Una delle sfingi scoperte a Luxor. Cortesia: Ministero Egizio del Turismo e delle Antichità
Redazione |

Le nuove date di Arte Fiera a Bologna. La 45ma edizione della fiera bolognese si svolgerà nel capoluogo emilano dal 13 al 15 maggio, con preview su invito il 12. La manifestazione si svolgerà nei padiglioni 15 e 18 del Quartiere fieristico di Bologna.

Ritrovati in Egitto frammenti di una coppia di grandi sfingi. Sono state scoperte nell’antico tempio egizio di Amenhotep III a Luxor, durante lavori di restauro condotti da un’equipe di archeologi tedesco-egiziana. [ArtNews]

Il Metropolitan Museum di New York ha ricevuto in dono un dipinto di Nicolas Poussin raffigurante un’«Orazione nell’orto». L’opera, datata intorno al 1626-27, è stata consegnata all’istituzione newyorkese da Jon e Barbara Landau, che da 27 anni figurano nella lista dei «Top 200 Collectors» pubblicata da ArtNews. È la settima opera di Poussin per il Metropolitan. [ArtNews]

L’arte in aiuto di Tonga. Le organizzazioni Tba21 e Tba21-Academy hanno fatto un appello al mondo dell’arte per dare sostegno a Tonga dopo la disastrosa eruzione vulcanica e il successivo tsunami che hanno devastato l’isola. [The Art Newspaper]

Intervista ad Antonio del Valle Ruiz, multimilionario messicano che si prende cura del proprio museo. È uno degli uomini più ricchi del Messico e si è ritirato dagli affari. «Anziché comprare imprese, ora compro quadri», dice nella biblioteca del suo Museo Kaluz, che contiene ora circa 1.700 opere d’arte. [El País]

Torna nel suo luogo d’origine, Villa Giustiniani a Bassano Romano (Vt), il gruppo scultoreo del Gladiatore con il leone, ora nei depositi del parco archeologico di Ostia Antica. L’opera ha una storia tormentata. La figura del Gladiatore fu rubata e il torso originale romano acquistato dal Getty Museum di Los Angeles. Grazie all’azione del Comando Carabinieri Tpc la scultura romana venne restituita all’Italia nel 1999. La figura del leone era stata invece rubata nel 1966 dalla villa di Bassano e venne recuperata dai Carabinieri in una dimora sull’Appia antica acquistata nel 2002 dalla Soprintendenza. L’iniziativa rientra nel progetto del Ministero per i Beni culturali «100 opere tornano a casa». [Corriere della Sera]

Un capitello di età romana datato al II secolo d.C., trafugato a Pozzuoli (Na) nel 1988, è stato recuperato nell’ambito di un sequestro giudiziario dal Comando Carabinieri Tpc del Nucleo di Ancona. L’identificazione del capitello è stata resa possibile grazie alla sinergia tra i Carabinieri del Nucleo Tutela di Ancona e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli. [Ansa]

Ha preso il via in commissione Giustizia della Camera l’esame del ddl Franceschini-Orlando «Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale». Il provvedimento avrà un iter veloce e approderà in Aula nel mese di marzo per poi essere approvato senza modifiche. [AgenziaCult]

A 25 anni dall’ultima esposizione sul tema, il Complesso Monumentale della Pilotta di Parma ospiterà, dal 18 marzo al 31 luglio, «I Farnese. Architettura, arte, potere», una grande mostra dedicata alla committenza della famiglia Farnese, con l’obiettivo d’indagare l’evoluzione della potenza della casata nel panorama politico e culturale europeo dal Cinque al Settecento.

Secondo i sondaggi dell’Osservatorio Hybrid Lifestyle di Nomisma, gli italiani tornano ad andare al museo e al cinema, ma hanno più paura. Per esempio il 79% ritiene importante la presenza di gel igienizzante e/o mascherine in loco, il 78% apprezza la verifica del Green Pass e il 77% la garanzia sull’avvenuta sanificazione dei locali. Il 65% degli italiani ritiene un punto indispensabile anche la riduzione della capienza massima consentita. [Il Sole 24 Ore]

Una nuova biografia di Francis Picabia, scritta dallo storico dell’arte Bernard Marcadé, racconta il percorso di vita avventuroso e romantico di un artista che non ha mai smesso di reinventare la pittura. [Le Figaro]

La storica dell’arte Claire Bernardi, specialista di arte della fine del XIX e degli inizi del XX secolo, è stata nominata al vertice del Musée de l’Orangerie. Prende il posto di un’altra donna, Cécile Debray, andata a dirigere lo scorso ottobre il Musée Picasso. [Le Monde]

«Criptoritratti» antichi. L’espressione fu coniata dallo storico dell’arte Gerhart Ladner in un saggio del 1983. Fin dal Quattrocento numerosi committenti chiesero ai pittori di rappresentarli con vesti e caratteristiche di personaggi celebri, religiosi o mitologici. Ecco chi sono i protagonisti nascosti di alcuni dipinti. [la Repubblica]

Le attuali discussioni sull’«arte coloniale» furono già dibattute, a suo tempo, da Diego Rivera. Lo dimostra un’esposizione aperta in una galleria madrilena, che accosta una scelta di manufatti del «vecchio Messico» ad altre di epoca moderna. [El País]

A Firenze, da un mese, i visitatori «parlano» con il David di Michelangelo che ha già ricevuto oltre 4mila domande del tipo: «Hai una coscienza?», «Vuoi uscire a cena?», «Che cos’è per te la bellezza?». Insomma, dopo averlo ammirato, gli adoratori estatici possono anche rivolgere al David domande grazie al progetto «Chatta col David» ideato dalla direttrice della galleria dell’Accademia di Firenze Cecilia Hollberg e disponibile sul sito web della Galleria. Si tratta di un software automatizzato in grado di interagire con gli utenti in forma di chat. È un’interazione virtuale: si chiama «chatbot», implementata con un sistema originale di «deep learning». Il progetto si è avvalso degli strumenti sviluppati dalla società Querlo di New York specializzata nella produzione di applicazioni tecnologiche tramite l’intelligenza artificiale. «È un po’ come se l’opera prendesse vita con le domande: e anche se è  solo un gioco, stimola la fantasia e fa sognare», scrive un visitatore. La direttrice è entusiasta del successo del chatbot: «Le domande sempre più numerose rivolte al David sono la testimonianza di una utenza interessata e curiosa ed è proprio questo l’obiettivo da seguire: coinvolgere un pubblico sempre più eterogeneo e più vasto». [Tina Lepri]

Massimiliano Fuksas prende in considerazione la città di Roma e suggerisce i temi da affrontare e le aree da rivitalizzare affinché la capitale possa competere con Milano e affiancarla nella corsa agli investimenti internazionali. [Il Sole 24 Ore]

L’1 e 2 marzo, a Milano, andranno all’incanto presso la casa d’aste Il Ponte 301 cimeli appartenuti a Valentina Cortese, tra cui i mantelli, gli abiti e i foulard che l’hanno resa un’icona. Il ricavato sarà destinato secondo le sue indicazioni: all’Istituto Mario Negri e al Piccolo Teatro di Milano. [la Repubblica]

Parte il 21 gennaio da Bratislava, nella Zoya Gallery, la mostra itinerante di arte contemporanea «Art Factor. L’eredità del Pop nell’arte italiana del dopoguerra»
. La mostra, che passerà a Varsavia, Atene, Lisbona, Madrid, Parigi e infine Milano, è realizzata da Bff Banking Group; le opere appartengono alla collezione privata di Fondazione Farmafactoring.

Mostre che aprono

Lotte & Lotte, al secolo Johanna Alexandra Jacobi, tra i più importanti nomi della storia della fotografia, e Charlotte Reiniger, leggendaria regista di film d’animazione: berlinesi, compagne di ventura in patria, nella vivace scena culturale della Berlino degli anni d’oro di Weimar, e all’estero. Si sfiorarono più volte negli atelier della capitale tedesca anche se Jacobi, mentre l’altra sbocciava in un mondo del cinema ancora agli albori, dovette progressivamente nascondersi, perché ebrea, e rinunciare al nome e allo storico studio di famiglia; scapparono entrambe da Berlino nel 1935, la fotografa divenne cittadina americana, la regista girovagò fino al 1943 per sistemarsi infine a Londra. Dal 22 gennaio al 20 marzo la mostra al Käthe-Kollwitz-Museum di Berlino «Tra il successo e l’esilio: Lotte Jacobi & Lotte Reiniger» le fa incontrare per la prima volta tracciando un (im)possibile ritratto di coppia, di due geniali artiste capaci d’affermarsi con successo in un mondo dell’arte dominato dagli uomini. [Francesca Petretto]

Mostre che chiudono

Fu un altro fotografo (e critico), Luigi Crocenzi, a suggerire nel 1964 a Mario Giacomelli (Senigallia, 1925-2000) l’idea di realizzare una serie di fotografie che traducessero in immagini il canto «A Silvia» di Giacomo Leopardi. Per Giacomelli, innamorato da sempre della poesia, fu un’esperienza tanto felice da essere poi ripetuta nel 1988, seppure in altre forme e con immagini più simboliche di quelle. Le 34 fotografie del 1964, che erano destinate al programma «Telescuola», sono esposte fino al 31 gennaio al Centro Phos di Torino, nella mostra, realizzata con l’archivio Craf di Spilimbergo, «Mario Giacomelli e Giacomo Leopardi. Poetare per immagini», dove è documentato anche il secondo ciclo. Tra dicembre e gennaio si tengono le ultime tre delle cinque conferenze interdisciplinari che accompagnano la mostra, indagando il rapporto tra fotografia, scrittura, teoria della conoscenza e comunicazione. [Ada Masoero]

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