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Giorno per giorno nell'arte | 20 gennaio 2020

Nuova luce su Klimt | Un autoritratto sconosciuto di Van Gogh | Riaperto a Tokyo il museo degli impressionisti | La giornata in 9 notizie

Il «Ritratto di donna» di Gustav Klimt

Un «Ritratto di donna» che getta una nuova luce su Klimt. Il «Ritratto di donna» trovato recentemente alla Galleria Ricci Oddi di Piacenza e ora riconosciuto come opera di Gustav Klimt, come dice Vittorio Sgarbi, «ha un’umanità nuova (…). È soprattutto una donna moderna, espressa con una libertà pittorica quasi unica, in questo momento terminale della produzione di Klimt». [il Giornale]

Un nuovo «Autoritratto» di Van Gogh. Agli autoritratti di Van Gogh se ne aggiunge un altro, identificato dagli esperti del Van Gogh Museum di Amsterdam, che dopo un’attenta analisi hanno stabilito che l’opera è «inconfondibilmente» di mano del maestro olandese. Il dipinto, che è conservato al Museo Nazionale di Arte, Architettura e Design di Oslo, fu realizzato nel 1889, ed entrò nelle collezioni del museo norvegese nel 1910, ma la sua attribuzione a Van Gogh era stata discussa fin dal 1970, sia per la mancanza di informazioni sulla sua provenienza, sia per una certa rudezza di tratto dell’autore. [artnet.com]

Il Museo degli Impressionisti di Tokyo cambia nome e riapre. Dopo una ristrutturazione durata tre anni, l’ex Bridgestone Museum of Art di Tokyo ha riaperto il 18 gennaio con il nuovo nome di Artizon Museum nei primi sei piani di un grattacielo nel distretto di Tokyo di Kyobashi, con le 2.800 opere della Fondazione Ishibashi, istituita nel 1956 dall’imprenditore Shojiro Ishibashi. [The Art Newspaper]

Prima restituzione di Berlino agli eredi di un «artista degenerato». Un «Ritratto di Lot» di Hans Baldung Grien, che era stato forzatamente venduto dall’artista «degenerato» Hans Purrmann, amico di Henri Matisse, è stato restituito ai suoi legittimi eredi dalla Gemäldegalerie di Berlino. «Ricevette un prezzo commisurato alle quotazioni di allora; ma in una prospettiva odierna, la ragione della vendita erano le difficoltà finanziarie causate dalla persecuzione nazista», ha affermato la Stiftung Preussische Kulturbesitz in un comunicato. Ora gli eredi di Purrmann hanno concesso il dipinto in prestito decennale alla Gemäldegalerie. [The Art Newspaper]

Al Palazzo Reale di Napoli, falchi per scacciare i piccioni. Le centinaia di piccioni che frequentano tetti e porticati di Palazzo Reale a Napoli costituiscono una minaccia per i marmi e il giardino pensile del complesso. Da stamattina entrano in azione tre falchi, che saranno fatti volare per scacciare i volatili. [Il Mattino]

Musei di Matera: nel 2019, +28,9%. Il Polo Museale della Basilicata chiude il 2019 con un segno «più». Sono stati infatti 345.390 i visitatori delle collezioni permanenti dell’istituzione lucana e delle esposizioni temporanee di Palazzo Lanfranchi e dei musei archeologici di Matera e Metaponto. Rispetto all’anno precedente si registra un aumento di presenze del 28,9%. [La Gazzetta del Mezzogiorno]

Trovato il primo monastero bizantino della Spagna. L’Università di Alicante ha rinvenuto nel sito di El Monastil, nella località di Elda, alcuni piccoli oggetti circolari in piombo che hanno risolto un enigma rimasto irrisolto dall’Ottocento. Gli esperti dell’istituto accademico possono affermare che è stato identificato «il primo monastero bizantino della Penisola Iberica». [El País]

Scomparso James Mollison, il fondatore della National Gallery of Australia. È morto ieri per un attacco cardiaco, all’età di 88 anni, James Mollison, fondatore e direttore storico della National Gallery of Australia di Canberra. Passò all’onore delle cronache nel 1973, quando organizzò l’acquisto di «Blue Poles», un dipinto di Jackson Pollock, per 1,3 milioni di dollari Usa dell’epoca (l’opera ora ne vale circa 350). L’operazione necessitò allora del «via libera» del Primo Ministro australiano di allora, Gough Whitlam. [The Guardian]

A Bologna le interconnessioni di Antoni Muntadas. Aperta fino al 22 marzo a Villa delle Rose la prima antologica italiana dell’artista catalano Antoni Muntadas, che indaga sul web e sull’uso dei mezzi di comunicazione di massa. [Il Manifesto]

Redazione, edizione online, 20 gennaio 2020


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