Giorno per giorno nell’arte | 2 maggio 2022

In Messico l’alta velocità minaccia i siti Maya | In Belgio Jan Fabre condannato a 18 mesi | L’Arabia Saudita lancia il nuovo museo digitale | In Lussemburgo Kantor denuncia Putin e l’Occidente | A New York in arrivo la Art Week | In Ucraina Norman Foster ricostruirà Kharkiv | La giornata in 14 notizie

Palenque
Redazione |

Il 63enne artista, regista e drammaturgo belga Jan Fabre è stato condannato a 18 mesi con la condizionale, contro i 3 anni chiesti dal pm, e al risarcimento simbolico di un euro a seguito delle accuse di violenza, bullismo e comportamenti sessuali indesiderati nei confronti di cinque donne. «Siamo molto soddisfatti del verdetto, ha detto la pm An-Sofie Raes, che ha rappresentato le donne in tribunale. La corte riconosce che c’era uno schema». Manon Gutwirth, uno degli avvocati di Fabre, ha replicato che «il tribunale non ha condannato l’imputato per i fatti riguardanti sei delle undici parti civili. Fabre è stato giudicato colpevole di un reato di aggressione riguardante un bacio “alla francese” che l’artista ha sempre sostenuto fosse reciproco». Il caso era scoppiato nel settembre 2018, quando il Ministero della Cultura fiammingo ha avviato un’indagine sulla compagnia di danza di Fabre, Troubleyn, dopo che diversi ex artisti l’avevano accusato di molestie sessuali e cattiva condotta. [Gareth Harris]

Gli attivisti culturali accusano il Governo messicano di aver nascosto reperti archeologici lungo il percorso ferroviario di 1.500 chilometri intorno alla penisola dello Yucatán, dove transiterà il treno ad alta velocità, pietra miliare della campagna per le elezioni presidenziali di Andrés Manuel López Obrador. La linea comprende circa 20 stazioni tra la città Maya di Palenque in Chiapas e Cancún, sulla costa caraibica, a Quintana Roo. Il presidente è accusato di aver affrettato lo sviluppo per completarlo entro la fine del suo mandato nel 2024. Il Governo sostiene che il treno Maya potrebbe raddoppiare la crescita economica e alleviare la povertà nello Yucatán, creando circa un milione di posti di lavoro e rendendo più accessibili ai turisti siti antichi precedentemente remoti. Ma i suoi detrattori affermano che il Governo non è stato trasparente sui rischi catastrofici per il patrimonio ecologico e archeologico. [Gabriella Angeleti]

Il collettivo multimediale di Tokyo, teamLab, sta portando avanti i progetti per un nuovo museo di arte digitale a Gedda, in Arabia Saudita, l’ultima mossa dell’offensiva culturale del Governo saudita per riposizionare lo Stato mediorientale e ammorbidire la sua immagine ultraconservatrice. «Il nuovissimo teamLab Borderless Jeddah è in costruzione sulle rive della laguna di Al-Arbaeen e si affaccia sulle viste panoramiche della storica Gedda, sito Unesco», si legge in una dichiarazione del progetto. Alla cerimonia d’inaugurazione del sito hanno partecipato il fondatore del teamLab Toshiyuki Inoko e Hamed bin Mohammed Fayez, vice ministro della Cultura dell’Arabia Saudita. Il museo immersivo comprenderà oltre 50 opere sparse nei suoi spazi labirintici. Nella nuova sede sarà inoltre presentata una nuova installazione di teamLab. Il museo è ora in costruzione e l’apertura è prevista nei prossimi anni. [Gareth Harris]

Si svolge dal 5 al 12 maggio la New York Art Week. Quattro le fiere in programma dal 5 al 10 maggio, con un totale di oltre 350 gallerie: la Independent Art Fair, alla tredicesima edizione, nei vecchi scavi di Tribeca presso gli Spring Studios, con 66 gallerie e istituzioni; la 13ma New Art Dealers Alliance, con 120 espositori da 18 Paesi, inclusi galleristi di Città del Messico, Parigi, Kiev e Buenos Aires; la seconda Future Fair, con 50 espositori a Chelsea (più di un quarto di proprietà di BIPOC e più della metà sono di proprietà di donne); e Tefaf, la European Fine Art Fair al Park Avenue Armory con 91 gallerie da tutto il mondo, con opere d’arte e antichità , gioielli e pezzi di design ai loro stand. L’Art Week è organizzata con la collaborazione 20 gallerie, musei e case d’asta che si sono unite per creare una programmazione coordinata a livello cittadino. [artnet]

Al San Francisco Art Institute (SFAI) una sovvenzione di 200mila dollari da parte della Andrew W. Mellon Foundation per sostenere la conservazione del murale di Diego Rivera «The Making of a Fresco, Looking the Building of a City» (1931), che raffigura lo status del lavoro operaio. L’Università aveva considerato la possibilità di vendere il lavoro per difficoltà finanziarie esacerbate dalla pandemia, valutando il pezzo a 50 milioni di dollari. William Gerstle, l’allora presidente della SFAI, commissionò l’opera a Rivera per 2.500 dollari e con difficoltà procurò un visto per Rivera (e Frida Kahlo), allora membro attivo del Partito Comunista in Messico. Ci sono raccomandazioni per studiare il miglioramento dell’illuminazione e del controllo del clima, ma la sovvenzione sosterrà principalmente la prima fase di un’iniziativa che comprende programmi pubblici e la digitalizzazione delle collezioni d’archivio relative all’affresco. [Gabriella Angeleti]

Individuando una lacuna nel mercato, due amiche hanno creato a Londra Doyle Wham, la prima galleria del Regno Unito dedicata esclusivamente ai fotografi africani. Delle centinaia di gallerie londinesi, infatti, nessuna era dedicata esclusivamente al fiorente mercato della fotografia africana. Spiegano a «The Guardian» le due giovani londinesi: «Eravamo a conoscenza di così tanti fotografi straordinari che vivevano in Africa ma che non venivano esposti o nemmeno notati». Imme Dattenberg-Doyle, 27 anni, laureata al Royal College of Art di Londra, e  Sofia Carreira-Wham, 28 anni, studiosa di musei e patrimonio, hanno aperto Doyle Wham in un ex magazzino nel quartiere  di Shoreditch, nell'East End londinese. [The Guardian]

La magistratura torinese  confisca il «Gentiluomo col cappello» attribuito a Tiziano (o a un autore italiano del XVI secolo), esportato illegalmente in Svizzera venti anni fa e portato in Italia per un restauro, dove resterà. Il pm Giovanni Caspan,  preso atto che i reati sono ormai prescritti, ha chiesto e ottenuto dal gip Maria Francesca Abenavoli la confisca dell’opera che i carabinieri avevano preso in consegna nel 2020, dopo un’ispezione in un laboratorio di restauro nell’Astigiano. «Nel procedimento comparivano come indagati due cittadini elvetici (l’uno per ricettazione, l’altro per violazione del codice sulla tutela dei beni artistici). I loro difensori si erano opposti alla confisca ma il pm ha sostenuto che il provvedimento è una “misura recuperatoria di carattere amministrativo” che in questo caso è possibile applicare perché l’indagine ha dimostrato che non c’è stata “buona fede” da parte dei protagonisti della vicenda», scrivono dalla redazione di Il Sole 24 Ore.

Norman Foster per ricostruire Kharkiv (Ucraina). L’architetto britannico 86enne (Pritzker Architecture Prize nel 1999) si è impegnato a «riunire le migliori menti» per ricostruire Kharkiv, la seconda città dell’Ucraina,  devastata dall’invasione russa. In un incontro con il sindaco di Kharkiv, Ihor Terekhov, Foster ha detto che la sua Fondazione con sede a Madrid avrebbe «riunito i migliori talenti ucraini con competenze e consigli mondiali» per creare un masterplan per la ricostruzione postbellica della città. «Un masterplan è un atto di fiducia nel futuro per le generazioni a venire», ha dichiarato. [Redazione]

Il Metropolitan Museum of Art di New York investe 500 milioni di dollari per 7.500 metri quadrati in più dedicati al contemporaneo. Per il progetto delle nuove gallerie di arte moderna e contemporanea è stata scelta l’architetto messicano Frida Escobedo. «La nuova ala, commenta il direttore Max Hollein, sarà uno spazio vibrante e stimolante in grado di rispondere alle attuali e future esigenze del Met, promuovendo allo stesso tempo una vivace rappresentazione e rivalutazione dell’arte del XX e XXI secolo, nel contesto di 5mila anni di storia». L’obiettivo non è solo trovare spazio alla collezione di arte moderna e contemporanea del museo, ma anche ripensare il modo in cui quella collezione viene presentata al pubblico, puntando su un approccio sempre più «transculturale», attraverso una narrazione non cronologica che connetta diversi stili, momenti storici, discipline e aree geografiche. Frida Escobedo porta nella sua progettazione una grande sensibilità per i materiali e attenzione all’ambiente e all’inclusività sociale. [Maurita Cardone]

Si è svolta a Procida (Capitale Italiana della Cultura) la performance dell’artista tedesco Frank Bölter intitolata «La Flotta di Carta», attraversata simbolica di una grande nave di carta realizzata con la tecnica dell’origami, affondata a metà strada nella sua rotta verso i Campi Flegrei. L’opera realizzata insieme a centinaia di bambini isolani era un messaggio di integrazione e speranza, metafora della fragilità delle imbarcazioni e delle condizioni dei migranti che attraversano il Mediterraneo dalle sponde dell’Africa per raggiungere l’Italia e l’Europa, un tema oscurato a livello mediatico da guerra e pandemia, ma sempre molto presente e di grande attualità. [Redazione]

Mostre che aprono
Prosegue fino al 16 ottobre al Musée National d’Histoire et d’Art Luxembourg la mostra «The Rape of Europe (Il ratto d’Europa)» dell’artista russo Maxim Kantor, nel cui lavoro denuncia la guerra in Ucraina e il fatto che il mondo dell’arte occidentale abbia abilitato Putin. Maxim Kantor è cresciuto a Mosca, ma da allora ha lasciato la Russia. Ha studiato presso la Moscow State University of Printing Art ed è membro dell’Accademia d’Arte russa. Nel 1997 ha rappresentato la Russia alla Biennale di Venezia. Con questa mostra l’artista intende «smascherare» il regime russo e risvegliare nei cittadini europei il senso dei pericoli che la politica del Cremlino comporta per il vecchio continente: «L’Ucraina è sotto attacco, ma anche l’Europa lo è, ha detto Kantor a “Il Giornale dell’Arte”. Non ce ne rendiamo ancora conto e dobbiamo semplicemente farlo». [Tom Seymour]

Mostre che chiudono
C’è tempo sino al 5 maggio per ammirare «Cielofuturo» di Francesco Tosini nella Basilica di San Celso a Milano, prodotto da Unframed 721, sotto la direziona artistica di Matta. Un’installazione site specific che emana luce dal basso, un ledwall di 3,5x5 metri collocato a terra visualizza una catena di composizioni in movimento astratte e autogenerative. Realizzato attraverso linguaggi di programmazione, il video è costituito da sorgenti visive che reiterano se stesse deformandosi in espansioni di colore in movimento. L’installazione crea uno spazio multimediale astratto e antinarrativo che genera algoritmicamente un’infinità di reazioni per definizione non prevedibili. [Redazione]

Fino al 4 giugno alle Fonderie 20.9 di Verona prosegue la mostra «Strike» di Rafał Milach: «Gli sguardi si incrociano. Sono una miriade e vari: dettati dalla paura, dal dovere, da un senso di forza e di curiosità. Questa gamma è una caratteristica non solo dello spettacolo sociopolitico che si svolge nelle strade della città, ma è inerente alla fotografia stessa», scrive Karolina Gembara nel catalogo che accompagna la mostra. Strike è una registrazione visiva delle proteste scoppiate in Polonia il 22 ottobre 2020. Dal 2019, Milach, insieme a sedici fotografi, è cocreatore dell’Archivio delle Proteste Pubbliche (APP), una piattaforma per raccogliere la documentazione di azioni sociali e iniziative in opposizione a decisioni politiche eseguite in violazione dei principi della democrazia e dei diritti umani. Strike è un pezzo di questo archivio, la mostra e il libro documentano uno dei processi di formazione più significativi che la società polacca contemporanea ha vissuto. [Redazione]

Il Centro Paul Klee di Berna ospita fino all’8 maggio «Gabriele Münter pioniera del Modernismo», la più importante mostra mai dedicata in Svizzera all’artista berlinese. Come successe a quasi tutte le artiste della sua generazione il ruolo di compagna di Kandinskij (di cui nel 1906 realizzò lo splendido ritratto esposto a Berna) prevalse nella storiografia successiva su quello fondamentale di co-fondatrice del gruppo espressionista Der Blaue Reiter, determinandone un lungo oblio. Curata da Fabienne Eggelhöfer, la mostra si suddivide in 7 sezioni tematiche che valorizzano al contrario la lunghissima carriera e il talento indipendente e versatile di Münter pittrice e fotografa: USA 1898–1900, Nella Natura, Tunisia 1904-1905, Allo specchio, Parigi 1906-1907, Al Salone, Nella nursery. Dalle prime esperienze tardo impressioniste ai lavori su linoleum degli anni Cinquanta temi più classici come il ritratto, l’architettura e il paesaggio (si veda l’espressionista «Strada di villaggio in inverno» del 1911) si affiancano ad altri più moderni e innovativi come la tecnologia, le macchine (ad esempio «L’escavatore blu» del 1935) e il mondo infantile. Sottolinea Eggelhöfer: «Münter è stata descritta dai suoi colleghi artisti, soprattutto Kandinskij, come un talento naturale simile a quello di un bambino. Già affermato, l’artista russo infatti la percepiva come una studentessa dotata che creava immagini semplici e non meditate, risultato "di una spinta puramente interiore". La storia dell'arte ha spesso utilizzato questa lettura per discriminare le donne, ritenute incapaci di sviluppare, a differenza dei loro colleghi maschi, un linguaggio visivo deliberato e razionale. Inoltre è stato loro negato l'accesso alle accademie europee, motivo per cui molte artiste ricevono solo oggi un pubblico riconoscimento. Nel caso di Münter, la mostra è l’indubbia prova che tutto ciò non ha nulla a che fare con la qualità del suo lavoro». [Elena Franzoia]


Addii
Si è spento il 28 aprile all’età di 80 anni Neal Adams, illustratore e fumettista che ha lavorato a personaggi iconici di supereroi tra cui Batman e Joker della DC e X-Men e gli Avengers della Marvel. Newyorkese, classe 1941, Adams è stato un grande innovatore a fine anni ’60/inizio anni ’70, nella «Silver Age» dei fumetti statunitensi, con le sue raffigurazioni toniche e muscolose di supereroi, prima alla Dc Comics con Deadman, poi alla Marvel Comics con X-Men e The Avengers e infine con la sua influenza più duratura: Batman. «Lavorando su Batman, Adams e lo sceneggiatore Dennis O'Neil hanno  portato un cambiamento rivoluzionario al supereroe e ai fumetti,  fornendo realismo, movimento e un senso di minaccia alla loro narrazione sulla scia della serie televisiva della rete Abc degli anni '60 con Adam West come protagonista». [Rainews]

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