Giorno per giorno nell'arte | 18 novembre 2021

La scomparsa di Jimmie Durham | I nuraghi inseriti nella «tentative list» dell’Unesco | Il punto sulla riforma delle case d’asta in Francia | La giornata in 16 notizie

Un ritratto di Jimmie Durham. Foto: William Nicholson
Redazione |

All’età di 81 anni è morto a Berlino il 17 novembre lo scultore statunitense Jimmie Durham. A darne notizia su Instagram è stata Anne Ellegood, direttrice dell’Institute of Contemporary Art di Los Angeles e curatrice nel 2017 di una retrospettiva dell’artista. Aveva partecipato a diverse edizioni della Biennale di Venezia (1999, 2001, 2003, 2005, 2013), a due edizioni di Documenta a Kassel (nel 1992 e nel 2012), a tre edizioni della Biennale del Whitney Museum di New York (1993, 2003, 2014) e a due edizioni di quella di Istanbul (1997, 2013). Alla Biennale di Venezia del 2019 gli era stato assegnato il Leone d’Oro alla carriera. [Il Giornale dell’Arte]

L’antica civiltà nuragica è stata inserita nella «tentative list» dell’Unesco. È il primo passo perché possa essere riconosciuto il suo diritto a entrare nel Patrimonio dell’Umanità. [La Stampa]

L’asta di Phillips del 17 novembre di arte del XX secolo e contemporanea ha incassato 137,9 milioni di dollari, facendo registrare prezzi alti per artiste donne e artisti giovani; ma il pezzo forte, il «Papa» di Francis Bacon, è andato venduto al sottoscrittore del contratto di garanzia. [The Art Newspaper

La specialista di mercato dell’arte Roxana Azimi fa il punto sulla riforma delle case d’asta in Francia, annunciata nel 2020 e destinata a conferire vitalità e dinamismo a un settore che riunisce 70 società. [Le Monde]

In Turchia gli scavi nel sito di Karahan Tepe, presso il confine con la Siria, hanno portato alla luce un villaggio di 11.400 anni fa, retrodatando così a un’epoca antecedente la diffusione dell’agricoltura la convivenza umana organizzata. [The Art Newspaper]

La casa d’aste Christie’s vende Christie’s International Real Estate alla società d’intermediazione immobiliare @properties con un accordo di licenza globale a lungo termine del marchio. [Il Sole 24 Ore]

A Roma la farmacia Santa Maria della Scala, o Farmacia dei Papi, che è la più antica d’Europa, fondata nel 1640 dai Frati Carmelitani Scalzi nel cuore di Trastevere, è ora visitabile in 3D. A effettuare la ricostruzione è stato un team di ricercatori che ha coinvolto l’Enea, l’Università Ca’ Foscari di Venezia, Il Laboratorio Hercules dell’Università portoghese di Évora, l’Escola d’Art i Superior de Disseny e l’Università di Valencia. [Corriere della Sera]

Al Museo della Scienza e Tecnologia di Milano aprono le collezioni custodite nei depositi. Dai modelli 3D del passato ai primi computer è un viaggio nella storia della ricerca d’avanguardia. Il progetto, iniziato nel 2020 con il contributo della Regione Lombardia, ha portato alla riorganizzazione dei locali per renderli accessibili al pubblico. [La Stampa]

Una mostra alla Holly Taggart Gallery di New York, che apre il 18 novembre, rivaluta la figura della gallerista Martha Jackson, la cui galleria ora è diventata la sede newyorkese di Hauser & Wirth. [The Art Newspaper]

Alla trasmissione della Bbc «Good morning Britain» sono arrivate migliaia di telefonate sul tema dei marmi del Partenone, quasi tutte favorevoli alla restituzione alla Grecia da parte del British Museum. [la Repubblica]

Il nuovo libro dello storico britannico Keith Lowe illustra 25 monumenti commemorativi della seconda guerra mondiale in tutto il mondo. [El País]

Gli scavi nella piccola isola siciliana di Mozia (Tp) dell’Università «La Sapienza» di Roma con la Soprintendenza di Trapani, che qualche settimana fa hanno portato alla luce una statuetta in terracotta di Astarte (VI secolo a.C.), hanno trovato anche una grande piscina rettangolare alimentata da una sorgente d’acqua dolce al centro dell’area sacra con i tre templi maggiori disposti lungo il perimetro. Altri reperti sono stati individuati proprio nel santuario circolare, protetto dalle mura sacre, con i resti dell’altare dedicato al dio fenicio Baal e alla sua compagna Astarte, a cui è dedicato un delfino in terracotta in corso di restauro. Oltre al volto della dea fenicia protettrice della vita e simbolo di fecondità che conserva ancora il colore rosso dei capelli e il bianco rosato lucente del volto, nella zona, in cui si scava dal 2002 sotto la direzione di Lorenzo Nigro, sono emerse uova di struzzo dipinte, gioielli, statuette di fedeli, un cembalo di bronzo e altri strumenti musicali spezzati per ragioni di culto. [Tina Lepri]

Mostre che aprono
La GAM di Milano e la Pinacoteca di Tortona, che accoglie la preziosa collezione della Collezione Cassa di Risparmio di Tortona, sono accomunate dalla ricchezza e dalla qualità delle opere divisioniste che conservano. La mostra «Divisionismo. 2 Collezioni» (alla GAM dal 19 novembre al 6 marzo), curata da Giovanna Ginex in collaborazione con la GAM stessa, mette in dialogo, in cinque sale, trenta opere degli artisti presenti in entrambe le istituzioni, dai «futuri futuristi» Giacomo Balla e Umberto Boccioni a chi li aveva preceduti, come Giulio Branca, Luigi Conconi, Tranquillo Cremona, Carlo Fornara, Giuseppe Grandi, Emilio Longoni, Angelo Morbelli, Plinio Nomellini, Giuseppe Pellizza, Gaetano Previati, Attilio Pusterla, Daniele Ranzoni, Giovanni Segantini, Giovanni Sottocornola, Paolo Troubetzkoy. Mette così a fuoco le molteplici anime del Divisionismo, proprio nella città in cui il movimento trovò la sua prima fama (anche «di scandalo»), con la Triennale di Brera del 1891. Per approfondire la lettura di questa corrente artistica, innovativa nel linguaggio ma anche attenta ai profondi cambiamenti sociali che investirono Milano nel passaggio di secolo, Giovanna Ginex ha realizzato, per Electa, l’Album del Divisionismo. «Mais d’abord que sont ces “divisionnistes”?» , un volume le cui immagini sono commentate dalle parole degli artisti e dei critici che li accompagnarono, e dagli articoli della stampa italiana e straniera del tempo, in una narrazione che, senza filtri interpretativi, riconduce il lettore in quegli anni fondanti della modernità. [Ada Masoero]

È un ritorno alla Galleria Edoardo Secci di Firenze quello dell’olandese Levi van Veluw (Hoevelaken, 1985), questa volta con «Between belief and delusions» (Tra fede e delusioni), dal 19 novembre al 15 gennaio, una mostra che ruota intorno al concetto, espresso dal titolo, della credenza di verità accettate per fede e non per consapevolezza interiore, e quindi dei sentimenti di delusione e smarrimento che tali credenze possono generare. Le sculture in argilla dell’artista, che opera nella tradizione di Beyond Matter, si collocano nell’ambito di una più ampia indagine multidisciplinare da lui condotta sul rapporto tra razionale, spirituale e naturale e raffigurano qui manufatti religiosi in blu polimerico. Nell’attrattiva del loro aspetto materiale, quegli oggetti celano meccanismi invisibili che generano un dinamismo destinato a disorientare lo spettatore. Al senso di piccolezza dato dalle notevoli dimensioni di alcune sculture si aggiungono infatti lo spaesamento, la confusione e anche la frustrazione commista all’aspetto seduttivo che i manufatti emanano. Oltre che da Secci nel 2020, Van Veluw era stato in Toscana anche nel 2019, alla Tenuta dello Scompiglio, con l’installazione «Sanctum», a cura di Angel Moya García, incentrata proprio sul rapporto tra arte e misticismo religioso. La Galleria Secci inaugura inoltre lo Spazio Novo che accoglie, nelle stesse date, la mostra di Marco Eusepi (Roma, 1991), a cura di Pier Paolo Pancotto: opere su tele o lavori su carta che presentano elementi di natura e paesaggio restituiti in forma frammentaria dando origine a nuovi organismi materici svincolati da geometrie compositive prestabilite. [Laura Lombardi]

Mostre che chiudono
«Chlamydomonas Nivalis», titolo della mostra di Alberto Tadiello (1983) ospitata dalla Galleria Umberto Di Marino fino al 26 novembre, prende il nome da un’alga unicellulare alpina che si caratterizza per la particolare colorazione rossa e per l’attitudine all’adattamento e alla resistenza, nonché per l’estrema capacità erosiva e di trasformazione: è responsabile, infatti, dello scioglimento dei nevai in estate. L’artista ha riportato queste qualità proprie dell’alga nell’esposizione napoletana, trasformando lo spazio della galleria e le opere in un organismo vivente, mutevole, multiforme, in continua trasformazione. «Per sovrapposizione forme basilari segnano la carta, si estendono e comprimono su loro stesse come l’alga che per mitosi si riproduce e rapidamente si appropria dell’ambiente, marcando irrimediabilmente il territorio», suggerisce la nota critica che accompagna la mostra. Dalle pareti della galleria fuoriescono in tal modo formazioni vegetali spontanee, costituite da filamenti ferrosi, che rimandano a radici o alberi, oppure a volti e a teste dalle linee più essenziali rispetto ai precedenti grovigli filamentosi. Questi nuovi esseri, che pulsano di luce rossa mediante due piccoli punti led, al posto degli occhi hanno due speaker che consentono la diffusione di ronzii e di suoni striduli o sordi, mentre una scheda elettronica e una memoria sostituiscono i lineamenti del volto, consentendo di mandare in loop un unico file. [Olga Scotto di Vettimo]

La galleria 29 Arts In Progress Gallery, specializzata in fotografia d’arte, presenta la duplice personale di Mario Testino «Unfiltered», la più ampia mai proposta da una galleria privata. Fino al 27 novembre va in scena la prima parte dell’esposizione, mentre la seconda si apre il 2 dicembre per chiudere il 28 febbraio. Oltre alle sue fotografie più rare, note e celebrate, la rassegna esibisce anche un corpus d’immagini inedite, stampate in nuovi formati ed edizioni, che documentano un aspetto poco noto dell’artista peruviano (Lima, 1954). Oltre 50 le fotografie esposte, fra celebri immagini di moda e sensibili ritratti oltre a vedute e paesaggi, alcuni dei quali, tratti dal volume del 2020 Ciao (Taschen), testimoniano la passione di Testino per l’Italia, di cui ama ogni aspetto, dal paesaggio all’arte, all’architettura: «Un’esperienza potente, commenta, che ha catturato la mia immaginazione». [Ada Masoero]

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