Giorno per giorno nell’arte | 18 maggio 2022

408 milioni di dollari per la terza vendita più cara di Sotheby’s | Nelle trincee ucraine anfore di 2.500 anni fa | Il MASP di San Paolo censura fotografie marxiste | La XIV Biennale di Dakar | Sto Len e Pedro Reyes contro immondizia e nucleare | Riaprirà a Napoli la Biblioteca Girolamini | La giornata in 15 notizie

«web air» (2020) di Morphologies & artsXR in mostra alla Wellcome Collection
Redazione |

Con 408 milioni di dollari, la vendita serale di arte moderna tenuta da Sotheby’s a New York il 17 maggio, è il terzo totale più alto della storia della casa d’aste. Condotta da Oliver Barker, il Mercuzio del mondo delle aste, la vendita proponeva 61 lotti, sette i non venduti. Il lotto più alto della vendita è la «Femme nue couchée» di Picasso del 1932, battuto in due minuti a 67,5 milioni di dollari (con commissioni). «Le Grand Canal e Santa Maria della Salute di Claude Monet» del 1908 (stima a 50 milioni di dollari) ha lasciato la sala per 56 milioni. Le prossime vendite serali primaverili di New York sono quella di arte del XX secolo e contemporanea di Phillips, il 18 maggio, e quella di arte contemporanea preceduta dall’ultra-contemporanea (dominata dalle donne, al 60%, intitolata «The Now») da Sotheby’s il 19 maggio. [Daniel Cassady]

Il Museu de Arte de São Paulo Assis Chateaubriand (MASP) è stato accusato di censurare diverse fotografie che dovrebbero essere incluse in una prossima mostra, a sostenerlo sono i curatori e gli artisti coinvolti nel progetto. Le fotografie ritraggono un movimento sociale marxista noto come Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (Movimento dei lavoratori senza terra; MST): un gruppo di riforma agraria che sostiene le comunità rurali emarginate emerse negli anni ’80. Sei fotografie degli artisti João Zinclar, André Vilaron e Edgar Kanaykõ sono state rimosse dalla mostra «Histórias Brasileiras (Storie brasiliane)», l’appuntamento principale del programma annuale del museo, che mira a commemorare il bicentenario brasiliano. Gli artisti sono stati informati tramite un’email firmata dalle curatrici del MASP, Sandra Benites e Clarissa Diniz, le quali hanno scritto che la decisione del museo di omettere le opere è stata «irrispettosa e ingiusta». [Gabriella Angeleti]

Rinviata nel 2020 causa Covid, la XIV Biennale di Dakar, diretta da El Hadji Malick Ndiaye, si inaugura il 19 maggio e prosegue fino al 21 giugno. È dedicata all’arte contemporanea africana, alla sua comprensione e al suo approccio nel raccontare il continente.  Intitolata «Ĩ NDAFFA # Forger/Out of the fire», presenta 59 artisti: 14 per l’Africa occidentale; 12 per l’Africa meridionale; 6 per il Nord Africa e 6 per l’Africa orientale e centrale; da segnalare inoltre un designer delle Seychelles; 19 dalla Diaspora. I Paesi più rappresentati: Sud Africa (8 artisti), Senegal (7 artisti), Cuba (5 artisti), Francia e Stati Uniti (4 artisti ciascuno), Benin e Camerun (3 artisti ciascuno), Marocco e Tunisia (2 artisati ciascuno). Sette i premi, tra cui il Grand Prix Léopold Sédar Senghor, il Premio Young Creator del Ministro della Cultura senegalese e il Premio UEMOA per il miglior creatore degli otto paesi dell’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale. Tanti gli eventi e le mostre off. [Redazione]

L’American Museum of Natural History (AMNH) ha svelato un progetto di ristrutturazione da 19 milioni di dollari della sala della collezione indigena, sviluppato negli ultimi cinque anni per ricontestualizzare e modernizzare l’esposizione, le vetrine antiquate e l’architettura dello spazio, che aveva subito un’importante ristrutturazione nel 1910. La ristrutturazione della galleria di circa mille metri quadrati, la cui apertura prevista nel 2020 è stata ritardata causa Covid, è stata supervisionata da Kulapat Yantrasast di Why Architects in collaborazione con Lauri Halderman, vicepresidente del dipartimento espositivo del museo, e con i curatori Peter Whiteley e haa’yuups (Nuu-chah-nulth). L’allestimento aggiornato rappresenta dieci culture con più di mille manufatti tra cui sculture monolitiche, insegne cerimoniali e oggetti intrecciati, divisi tra otto nicchie e quattro gallerie d’angolo, comprese due gallerie rotanti dedicate agli artisti contemporanei della costa nord-occidentale. [Gabriella Angeleti]

Arte figurativa e poesia unite contro Putin a Odessa, dove il pluripremiato artista australiano George Gittoes ha realizzato un murale in una delle piazze principali in collaborazione con il poeta locale Viktor Solodchuk. Intitolata «Russian Offensive» e lungo 10 metri, l’opera trae ispirazione da un sanguinario signore della guerra nella trilogia del film «Lo Hobbit», molto popolare su Netflix durante il coprifuoco in Ucraina. «Quando è iniziata la guerra, il coprifuoco ha tenuto tutti reclusi, spiega Gittoes. Le persone hanno scoperto che rispecchiava la propria situazione. Mariupol (la città quasi cancellata dai russi) è come una scena da incubo dello Hobbit. Di conseguenza, molte delle nostre conversazioni hanno portato i russi a essere descritti come Orchi e Putin come il crudele e sanguinario signore della guerra: Azog». [Elizabeth Fortescue]

L’artista e performer Sto Len sta impegnando la propria residenza al dipartimento di igiene di New York City per richiamare l’attenzione sull’atteggiamento dei cittadini nei confronti della spazzatura. Intitolato «Ufficio di In Visibilità», il suo progetto mette in discussione l’approccio «lontano dalla vista, lontano dalla mente», comprende una serie di video riciclati sulla raccolta rifiuti in città, virati in colori psichedelici e sovrapposti a voci instabili e rumori ambientali. Alcune delle immagini hanno più di un secolo. «Ho scoperto sorprendentemente che il dipartimento di igiene aveva uno studio di stampa e uno studio televisivo, con tanti obsoleti materiali d’archivio estremamente preziosi, poiché più che la storia dei servizi igienico-sanitari raccontano la storia della stessa New York», conclude l’artista. Anche l’artista Pedro Reyes sta sensibilizzando i newyorkesi, con un’installazione a Times Square che evoca un’esplosione nucleare nel centro di Manhattan e funge da sfondo per conferenze e performance. [Gabriella Angeleti e Benjamin Sutton]

«Anni prima che Jackson Pollock fosse immortalato nelle pagine di “Life” con la sigaretta che gli penzolava dalla bocca, mentre lanciava vernice su una tela sul pavimento del suo studio, Janet Sobel creava i suoi dipinti a goccia. Immigrata ucraina e madre di cinque figli, Sobel si è sdraiata nel suo appartamento di Brighton Beach, indossando ancora i tacchi alti e le calze, mentre la vernice si rovesciava pigramente dal pennello su una tela sotto di lei.  Un’immagine del 1949 del fotografo Ben Schnall cattura Sobel proprio in questo tipo di momento creativo, il suo viso paziente e attento, un perfetto contrasto con l’energia tumultuosa di Pollock». Con queste parole Katie White apre il suo articolo su artnet che prende spunto dalla recente esposizione al MoMA della tela della pittrice ucraina (1893-1968) «Milky Way» del 1945, per raccontare come Janet Sobel abbia anticipato di anni il dripping di Pollock. [artnet]

I soldati ucraini intenti a scavare trincee e fortificazioni a Odessa per difendersi dall’invasione russa hanno scoperto antichi reperti in ceramica. La 126a Difesa Territoriale ucraina, impegnata nella città portuale del Mar Nero ha portato alla luce un deposito di anfore in ceramica di 2.500 anni, utilizzate per conservare e trasportare liquidi e merci secche, risalenti all’epoca in cui la città era un insediamento romano chiamato Odessus. L’unità ha annunciato il ritrovamento su Facebook lo scorso 11 maggio. Nonostante la guerra in corso, che impedisce in questo momento gli scavi archeologici del sito, i soldati sono stati in grado di trasportare i reperti al Museo Archeologico di Odessa. [artnet]

La Biblioteca Girolamini di Napoli, saccheggiata di oltre 4mila volumi e trasformata da anni in un immenso cantiere di ristrutturazione e restauro delle decine di sale e del grandioso complesso monumentale, riaprirà tra poco la grande sala dedicata ai volumi del filosofo Giambattista Vico, costruita tra il 1727 e il 1736. Lo comunica, in uno dei suoi 46 reportage virtuali dedicati alle biblioteche di Stato, lo stesso ministro della Cultura, Dario Franceschini, autore dell’intera iniziativa culturale. [Tina Lepri]

Mostre che aprono
La Crypto Art invade la Strozzina, e cioè gli spazi ipogei di Palazzo Strozzi a Firenze  destinati all’arte contemporanea, con la mostra «Let’s get Digital!» (18 maggio-31 luglio). Promossa da Fondazione Palazzo Strozzi e Fondazione Hillary Merkus Recordati nell’ambito del progetto Palazzo Strozzi Future Art e curata da Arturo Galansino (direttore generale Fondazione Palazzo Strozzi) e Serena Tabacchi (direttrice MoCDA, Museo d’arte digitale contemporanea), la mostra è uno dei primi eventi dedicati in Italia all’arte digitale e si espanderà anche in quella straordinaria «stanza urbana dell’arte» che è la corte interna del Palazzo. Qui infatti un’installazione site specific dell’artista Refik Anadol esplorerà il potenziale illusionistico, ipnotico e multisensoriale dell’intelligenza artificiale. «“Let’s get Digital” si pone l’obiettivo di avvicinare il grande pubblico all’evoluzione più recente dell’arte digitale, ormai riconosciuta a livello globale, aprendo Palazzo Strozzi alla sperimentazione e alla ricerca di ultimissima generazione», afferma Serena Tabacchi.«Decentralizzazione, blockchain e Nft hanno certificato e diffuso il lavoro di tanti artisti che fino a pochi anni fa non potevano essere considerati tali. Questo movimento nato dal basso ha infatti reso celebri artisti fino a pochi mesi fa apprezzati esclusivamente attraverso le comunità social». All’insegna dell’immersività, opere e installazioni saranno firmate da alcuni tra i massimi esponenti del panorama internazionale: oltre al turco Anadol, il collettivo italiano Anyma, gli statunitensi Daniel Arsham e Beeple, l’anglo-canadese Krista Kim e l’argentino Andrés Reisinger con l’opera «Arcadia». [Elena Franzoia]

Dal 19 maggio al 16 ottobre alla Wellcome Collection a Londra, la mostra «In the Air» con opere di artisti contemporanei, come Tacita Dean, Dryden Goodwin e David Rickard, corredata da materiale di archivio dà forma all’inquinamento atmosferico. Lo spunto è Inconveniencie of the Aer e Smoak of London, un pamphlet del 1661 di John Evelyn tra i primi scritti conosciuti che esorta le autorità ad agire contro l’inquinamento. Ad accogliere i visitatori un cortometraggio di Tacita Dean sulla raccolta dell’aria in una mongolfiera e una pila di blocchi di cemento assemblati da David Rickard. [Redazione]

Dal 18 maggio al 13 ottobre, al Museo Reina Sofía di Madrid, la mostra sulla Graphic Street Art «Come l’edera sul muro», propone una carrellata di manifesti, opuscoli, ricami e altre forme di espressione associate alle esplosioni politiche, ai movimenti sociali e alle manifestazioni popolari sorte nell’America Latina dagli anni Sessanta a oggi. La mostra è il frutto di un lungo processo di ricerca collettiva condotto dal Southern Conceptualisms Network, in collaborazione con il Museo Reina Sofía: «per esplorare come questi processi collettivi abbiano dato visibilità a diverse esigenze sociali. È un’ampia selezione di materiali e slogan, diffusi in modo rapido ed efficiente al di fuori del campo dell’arte, che condividono le stesse potenzialità grafiche e attivano come campanelli d'allarme rivoluzionari, dai movimenti per i diritti indigeni, alle lotte per la memoria per le vittime delle dittature in Cile, Argentina, Perù e Uruguay, all’attivismo queer e al femminismo», spiegano dal museo. [Redazione] 

Mostre aperte
Prosegue fino all’11 giugno la mostra di Lauren Halsey nella nuova sede del gallerista di Los Angeles David Kordansky, la Powerhouse aperta il 6 maggio nel lussuoso quartiere londinese di Chelsea che si aggiunge a quella di Los Angeles e New York. L’artista e astro nascente sarà in mostra la prossima estate al Metropolita di New York, con un progetto che trasformerà il tetto del museo. «La scarsa visibilità di Lauren a New York è il motivo per cui abbiamo dovuto aprire il nostro spazio Chelsea, con la sua visione brillante, sconfinata e caleidoscopica, afferma Kordansky. Il fulcro della mostra, un’evocazione simile a un diorama del quartiere centro-meridionale di Halsey, a Los Angeles, pieno di oggetti trovati, oro e sfumature al neon, e include una miniatura del centro comunitario da lei fondato, Summaeverythang. Per il vernissage la fila si estendeva lungo la strada». [Benjamin Sutton]

Allieva e maestra, il loro incontro risale al 1973 a Merano. Gina Klaber Thusek (Römerstadt, Moravia,1900-Merano 1983) ed Elisabeth Hölzl (Merano, 1962) sono le protagoniste fino al 5 giugno della mostra «Eliografie, incomplete» che mette in relazione le loro opere negli spazi di Kunst Meran Merano Arte (fino al 5 giugno). Due generazioni ed esperienze di vita diverse, con la guerra e il confino vissuti dalla maestra di disegno dell’allora giovane allieva. Ma il fatto che Elisabeth Hölzl abbia lavorato su alcune foto private di Gina Thusek e sul suo lascito, conservato a Palais Mamming Museum a Merano, rende la mostra più che una doppia personale, un intreccio tra le opere delle due artiste. Il lascito di Gina Thusek, che è stata allieva a Brera di Marino Marini, ma che si è continuamente aggiornata sulle istanze della scena artistica internazionale, raccoglie sculture, disegni, assemblage e bozzetti per articoli di moda e gioielli. Eterogenea la produzione di Elisabeth Hölzl, partita dalla ceramica, passata attraverso sculture e installazioni minimaliste e sempre più rarefatte, per approdare alla fotografia come mezzo privilegiato. [Camilla Bertoni]

A un maestro della corrente romantica in Toscana è dedicata, fino al 5 giugno alla Palazzina della Meridiana di Palazzo Pitti a Firenze la mostra «L’Ottocento romantico di Giuseppe Bezzuoli», a cura di Vanessa Gavioli, Elena Marconi ed Ettore Spalletti: con 130 dipinti, sculture e incisioni chiarisce l’importanza dell’artista in relazione all’arte del suo tempo, i suoi rapporti col granduca Leopoldo II di Lorena e col principe russo Anatolij Demidov. Dopo gli esordi neoclassici Bezzuoli, capo della scuola romantica, si muove nella Firenze cosmopolita in cui soggiornano, tra gli altri, Ingres, Hiram Powers, Thomas Cole, esponente della Hudson River School. Una sezione della mostra riunisce infatti gli artisti americani che frequentarono le lezioni di Bezzuoli all’Accademia di Belle Arti; tra gli italiani Giovanni Fattori. Il percorso cronologico e tematico evidenzia la ricca e produzione dell’artista che si muove con successo tra vari generi, quello della ritrattistica, del quadro di storia (come nel grande «L’ingresso di Carlo VIII a Firenze»), di frescante proprio nelle sale della mostra a Palazzo Pitti, di quadri di soggetto biblico e sacro. Notevole anche la sezione dei disegni, conservati agli Uffizi, attività nella quale Bezzuoli rivela doti di fine interprete dei varie fonti letterarie, da Dante ad Ariosto, da Tasso a Racine. [Laura Lombardi]

Artista visivo, drammaturgo, attore, dal 1997 direttore dell’Orgien Mysterien Theater di Hermann Nitsch, con cui si è formato, dopo la parentesi da assessore alla Cultura di Palermo, Andrea Cusumano presenta vent’anni di ricerca artistica attraverso linguaggi molteplici, nella mostra «Retablo» allestita fino al 26 giugno a Villa Zito a Palermo, sede della Fondazione Sicilia. Nella mostra, che segue un andamento tematico, figurano opere in ceramica, disegni, e installazioni mixed media a parete appartenenti a diversi periodi, ma anche elementi scenici e di studio che mostrano l'intreccio tra fase ideativa e messa in scena. Nel percorso espositivo una funzione centrale è affidata ai retabli (sul modello delle pale d'altare), opere a parete di grandi dimensioni, che condensano in un nuovo esito estetico: costumi di scena e parti di scenografie, relitti delle sue performance teatrali, ma anche interventi pittorici e fotografici. Domani 19 maggio alle 18,30 inaugura a Palazzo Branciforte, seconda sede della Fondazione Sicilia, «Fantarcheologia», la sezione speciale di «Retablo», in cui un'installazione composta da sette crateri e quattro tavolette di terracotta e vetro fuso dal titolo «Ostrakon», s’innesta tra i reperti della collezione archeologica ospitata nella Cavallerizza. La retrospettiva, curata da Agata Polizzi, fa parte del programma della Settimana delle Culture con il sostegno di Fondazione Sicilia e il supporto di Elenk’Art, Grand Hotel et des Palmes, Associazione Culturale MeNo e il patrocinio del Comune di Palermo. [Giusi Diana]

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