Giorno per giorno nell’arte | 18 febbraio 2022

Il 2020 dei musei italiani fotografato dall’Istat | La «Gioconda Torlonia» al centro di un dibattito attributivo | I musei ucraini chiudono le porte sotto la minaccia della guerra | La Giordania rivede le restrizioni anti Covid19 | La giornata in 24 notizie

Una veduta di Petra, in Giordania, che dal primo marzo allenta le misure anti Covid per i turisti
Redazione |

Secondo l’Istat nel 2020, nonostante le limitazioni dovute alla pandemia, il 92% dei musei italiani è rimasto aperto al pubblico, seppure parzialmente. Il tradizionale report dell’ente sottolinea anche però che i visitatori sono stati pochi, con un calo del 72% rispetto al 2019, in tutto 36 milioni e 65 mila contro i circa 130 milioni dell’anno precedente. Inoltre, dalla relazione emerge che 7 musei su 10 (73%) hanno promosso modalità di visita online. [Ansa]

Una delle molte copie della «Monna Lisa» di Leonardo da Vinci (la cosiddetta «Gioconda Torlonia», probabilmente realizzata nel XVI secolo), conservata dal 1927 alla Camera dei Deputati in deposito dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica, è al centro di un dibattito attributivo. Secondo alcuni potrebbe esserci la mano del maestro, ma molti esperti sono scettici. Per Vittorio Sgarbi è un quadro modesto. [Corriere della Sera]

I musei ucraini chiudono le porte sotto la minaccia della guerra incombente. Con l’intensificarsi della tensione con la Russia, le istituzioni vicino al confine stanno vagliando i sistemi di sicurezza e i piani di evacuazione. [Il Giornale dell’Arte]

Da marzo la Giordania rivede le restrizioni anti Covid19. Il Governo della Giordania ha deciso, di concerto con le raccomandazioni del suo Ministero della Salute, di modificare le restrizioni di viaggio per quanto riguarda il Covid19 e relative agli ingressi turistici nel Regno hashemita. A partire dal primo marzo per chi si recherà in viaggio in Giordania non sarà più necessario fare un test Pcr prima della partenza dall’Italia né dovrà sottoporsi a un altro test molecolare (Pcr test) all’arrivo via aerea, terra o marittima. [La Stampa]

Il mondo delle mostre rinasce a nuova vita dopo il periodo di crisi e di chiusura imposto dalla pandemia, cambia pelle e cambia anima, ritrova un nuovo pubblico allargando quello abituale e cercando un contatto diretto con chi non è esperto ma sicuramente curioso. È quanto dice Iole Siena, presidente e ad di Arthemisia (gruppo attivo nella produzione, organizzazione e realizzazione di eventi espositivi temporanei o permanenti), che traccia il percorso futuro delle mostre. [Ansa]

Una grande mostra in Libia prepara il terreno per un ritorno massiccio dell’attività di scavo una volta ottenuta la stabilità politica del Paese. L’altra grande finalità della mostra («Italia-Libia: un’archeologia condivisa»), tenutasi a settembre a Tripoli, è quella di rinsaldare i rapporti culturali tra Italia e Libia. [The Art Newspaper]

Dopo un intervento di restauro della tela e dei pigmenti rientra nella sua sede, il museo della cattedrale di Ferrara che lo conserva dal 1929 proveniente dalla collezione del cardinale Girolamo Crispi vescovo di Ferrara nel 1743-46, la «Sacra Famiglia» dipinta da Giuseppe Cesari detto il Cavalier d'Arpino (1568-1640). «Il restauro, spiega il direttore del museo Giovanni Sassu, consente ora di apprezzare appieno la grande qualità e le superbe cromie del tondo, datato 1627 ca. Un'opera ancora manierista, quindi clamorosamente in ritardo sui tempi della storia dell'arte, ma, in quanto tale, affascinantissima». L’intervento è stato eseguito dalla restauratrice Sonia Radicchi, attraverso il progetto «Opera Tua» di Coop Alleanza 3.0., in collaborazione con Fondaco Italia, l’associazione Beni italiani patrimonio Unesco e sotto la sorveglianza di museo stesso e Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ferrara (funzionario responsabile Donatella Fratini). [Stefano Luppi per «Il Giornale dell’Arte»]

A Gaza è affiorato un cimitero romano. È stato scoperto all’estremità nord del territorio palestinese, risale al I secolo d. C. e apparteneva a un gruppo di classe sociale elevata. Secondo il direttore generale del ministero del Turismo e delle Antichità di Gaza, «è la scoperta più importante degli ultimi decenni». [la Repubblica]

Il Palais des Beaux-Arts di Lille esce dal suo guscio. Messo a dura prova dalla pandemia, il museo della città normanna vuole intensificare il legame con i propri visitatori e aprire le porte al pubblico per poter sopravvivere. [Le Monde]

A Istanbul il quartiere della moschea Suleymaniye è minacciato da un cantiere edile del figlio di Erdogan. La moltiplicazione selvaggia dei progetti immobiliari nel centro storico della metropoli turca sta suscitando un clamore generale. [Le Figaro]

Ecco com’era la città di León 2mila anni fa. Ángel Morillo, professore all'Università Complutense di Madrid, ha ricostruito in 3D il campo dove la Legione VII Gemina si stabilì nel 74 d.C. Fu quella l’origine della città castigliana. [El País]

Giuseppe C. Soriero, architetto, è il nuovo presidente dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Lo ha nominato, all’interno della terna proposta dal Consiglio Accademico, il ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica Maria Cristina Messa. [AgenziaCult]

A Madrid la fiera Arco è in dirittura d’arrivo. Aumentano le gallerie catalane presenti ad Arco, la fiera di arte contemporanea più importante di Spagna, che si terrà dal 23 al 27 febbraio nella capitale spagnola. [El País]

Il manoscritto originale di uno di libri più amati di sempre, Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry, è esposto per la prima volta in Francia, prestato a titolo eccezionale dalla Morgan Library & Museum di New York. È infatti tra New York e Long Island che lo scrittore e aviatore francese aveva compilato il poetico testo, tra il gennaio e il novembre 1942. Il volume era stato pubblicato nel ’43, in francese e in inglese, appena un anno prima che il suo autore morisse in un incidente aereo durante una missione militare nel Mediterraneo, nel ’44. Da allora il manoscritto, tradotto nel frattempo in 300 lingue, non aveva mai lasciato gli Stati Uniti. L’opera è al centro di una grande mostra, a cura di Anne Monier Vanryb e Alban Cerisier, che il Musée des Arts Décoratifs dedica all’avventura del giovane esploratore, «À la rencontre du Petit prince», fino al 26 giugno, insieme ad acquerelli, schizzi anche inediti, poesie, foto, lettere. Un omaggio al Piccolo principe si tiene in questo periodo anche in Italia, a Ferrara: l’artista Mirella Guidetti Giacomelli, 87 anni, ha realizzato un ciclo scultoreo di otto ceramiche che ripercorrono la traccia narrativa del racconto, ora esposto nella sua casa-museo di via XX Settembre. Un’ispirazione nata durante i mesi di lockdown, dovuto alla crisi sanitaria: «Non è un caso che il Piccolo Principe si sia svelato durante quei momenti particolarmente difficili, ha spiegato l’artista ferrarese. Questo libro fuori da ogni tempo ci svela come l’invisibile del nostro essere si riveli nella solitudine, e anche nella solitudine forzata che quel periodo ci ha imposto». [Luana De Micco per «Il Giornale dell’Arte»]

A Verona
, la città dove riposa il corpo di Umberto Boccioni e dove il Manifesto del Futurismo fece una delle sue prime apparizioni sulle pagine de «L’Arena», uno dei sette quotidiani italiani a darne tempestiva notizia, arriva una delle copie originali del quotidiano francese «Le Figaro» del 20 febbraio 1909 da dove lo stesso manifesto ebbe il suo lancio internazionale. La copia sarà esposta dal 19 febbraio nella sala che raccoglie le opere futuriste della Collezione Carlon a Palazzo Maffei Casa Museo: accanto alla riproduzione della prima pagina de «L’Arena» del 9 febbraio 1909, il cimelio si aggiunge ai molti pezzi eccezionali che compongono questo sontuoso museo privato. Per il Futurismo diverse opere sono di Balla, tra cui «Compenetrazioni iridiscenti 1» del 1912 e «Mercurio che passa davanti al sole» del 1914, oltre a opere di Russolo, Carrà, Boccioni e Severini e alla rilettura firmata da Mario Schifano della foto del gruppo futurista scattata per «Le Figaro» nel 1912. [Camilla Bertoni per «Il Giornale dell’Arte»]

Come sarà il paesaggio italiano nel 2026, quando sarà completato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza? Il 26mo Convegno Nazionale del Fai del 19 febbraio concentra l’attenzione su questo tema, che sarà inevitabilmente trasformato dalla transizione ecologica. Di fronte all’emergere di una pericolosa opposizione tra l’urgenza di infrastrutture per lo sviluppo sostenibile e il dovere della tutela, il Fai ribadisce il suo impegno per il paesaggio. Intervengono, tra gli altri, Ilaria Borletti Buitoni, Antonio Scurati, Luisa Papotti e Stefano Boeri.

A Firenze spunta Aloy, eroina di Horizon Forbidden West. Sony Interactive Entertainment Italia saluta l’uscita del videogame Horizon Forbidden West (per Playstation 5 e 4) con un’installazione temporanea che rimane, fino al 27 febbraio, in piazza Madonna della Neve nel Complesso delle Murate, a Firenze. La statua ha le sembianze della protagonista del videogioco, Aloy, e nelle intenzioni di Sony «celebra il valore della diversità intesa come unicità e come straordinaria espressione del singolo». [la Repubblica]

A Ravenna riapre il Teatro Rasi. Dopo sette mesi dall’inizio dei lavori di restauro, il teatro, il secondo della città, festeggia la sua nuova casa con due giornate di incontri, proiezioni e spettacoli. Il Teatro Rasi (ex chiesa di Santa Chiara, poi cavallerizza e poi teatro dalla fine dell’800) dal 1991 è gestito, attraverso convenzione quinquennale con il Comune di Ravenna, da Ravenna Teatro. [Il Resto del Carlino]

Per uscire dal museo devi risolvere l’enigma. Il Museo diocesano San Sebastiano in contrada Mondovì a Cuneo dal 18 febbraio diventa un Escape Museum. E promette un’esperienza immersiva ad alta suspense. Il gioco di fuga, ideato e realizzato dalla direttrice Laura Marino, rivoluziona il modo di entrare in contatto con le opere raccolte nelle sale al primo e al secondo piano, attraverso un gioco di squadra che dura un’ora. [La Stampa]

Mostre che aprono
Per la biennale Europalia, quest’anno sul tema «Trains & Tracks», il Palais des Beaux-Arts/Bozar di Bruxelles accoglie dal 18 febbraio al 15 maggio la mostra «Inner Travels» (Viaggi interiori) di Rinus Van de Velde (Lovanio, 1983), figura emergente della scena belga. Van de Velde ha cominciato con grandi disegni a carboncino e da alcuni anni lavora anche a videoinstallazioni. Come ha dichiarato in diverse occasioni non ama viaggiare, per cui le sue opere raccontano di viaggi e di mondi che visita solo con la fantasia, dal suo atelier di Anversa, partendo da immagini del quotidiano: ritaglia le foto che lo ispirano nelle riviste, o le scarica da internet, le stampa, ci tappezza le pareti dello studio e da qui inventa una storia, dei personaggi. Appassionato di cinema, è diventato lui stesso regista. Affascinato dal lavoro di Cindy Sherman, Van de Velde si mette in scena, anche con ironia, creando un numero infinito di alter ego possibili. Per Bozar ha riunito opere passate e recenti e un nuovo film creando anche un dialogo tra i suoi lavori e quelli di altri artisti, da Monet e Bonnard, da Laure Prouvost a Jean Tinguely. [Luana De Micco]

Il Museum Ludwig di Colonia vanta una ricca raccolta di immagini del fotografo veneziano (o forse di Corfù) naturalizzato britannico Felice Beato (1832-1909). Si tratta di acquisizioni risalenti al tempo della loro prima commercializzazione, quando Beato era già noto a livello internazionale per i suoi ritratti umani, architettonici e naturali compiuti in picareschi viaggi che lo portarono a essere il primo a diffondere in Europa esotiche immagini di Paesi lontani. La mostra «Voiceover. Felice Beato in Giappone» (dal 19 febbraio al 12 giugno) ha per focus la sua attività nel Paese del Sol Levante: a Yokohama Beato fondò, con l’artista inglese Charles Wirgman, la società «Beato & Wirgman, Artists and Photographers». Wirgman produceva illustrazioni derivate dalle fotografi e di Beato e Beato fotografava i disegni di Wirgman, ma non solo: i suoi scatti giapponesi divennero mitici negli anni in cui l’Europa sognava l’Oriente ma in pochi ottenevano il permesso dello shogunato di approdare in Giappone. Al di là della loro indiscutibile qualità, sono rari documenti di realtà oramai scomparse. [Francesca Petretto per «Il Giornale dell’Arte»]

La pratica dell’architetta e designer israeliana-statunitense Neri Oxman tende a spostare la priorità dall’arricchimento materiale dell’uomo alla salute generale dell’ambiente, al fine di ristabilire l’equilibrio tra umanità e risorse naturali. Dal 19 febbraio al 15 maggio il San Francisco Museum of Modern Art dedica a questa figura visionaria la personale «Nature x Humanity: Oxman Architects» con circa 40 progetti e installazioni concepiti da lei e dal suo studio newyorkese negli ultimi 15 anni. Tra questi, gli «Aguahoja pavilions», architetture di gusci di crostacei abbandonati, foglie cadute e bucce di mela, la cui decomposizione arricchisce il terreno su cui sorgono. Oltre a indumenti a impatto zero da indossare nello spazio e a sculture trasparenti intrise di melatonina, sono presenti anche progetti urbanistici, come «The Future of Mannahatta», che propone un nuovo volto green al cuore di New York. [Federico Florian per «Il Giornale dell’Arte»]

Mostre che chiudono

Ci sono artisti che sono collezionisti, che osservano e sondano la realtà con sguardo enciclopedico, alla ricerca di nuovi signifi cati da attribuire all’esistente. Uno di questi è John Stezaker (Worcester, 1949), a cui la Fondazione Morra Greco di Napoli dedica una mostra fino al 28 febbraio. Da oltre 40 anni l’artista britannico, vincitore nel 2012 del Deutsche Börse Photography Prize, utilizza fotografi e d’epoca, fotogrammi di film, cartoline e altro materiale stampato di epoche diverse per creare opere ironiche e insieme perturbanti. Una pratica la cui forza risiede nella capacità di combinare e giustapporre tra loro le immagini trovate, creando qualcosa di molto simile a quelle che Breton chiamava «immagini indovinello». Tra i riferimenti di Stezaker figura l’esperienza surrealista, insieme a quella di Joseph Cornell, di cui scrive: «Mi ha aiutato ad accettare qualcosa che in qualche modo sapevo già: che sono attratto solo da immagini preesistenti». La mostra presenta più di 80 opere dalla fine degli anni ’70 a oggi, tra le quali i film «Horse» e «Train», serigrafie su tela e opere librarie. Nonché i celebri collage, tra cui le serie «Star» e «Dis-Astro» del 2017-18 e «Double Shadow» del 2019-21. [Bianca Cavuti per «Il Giornale dell’Arte»]

Addii
È morto il 17 febbraio all’età di 84 anni a Gallarate (Va) l’archeologo Angelo Castiglioni, a sei anni di distanza dal gemello Alfredo con cui aveva lavorato tutta la vita alla scoperta dei luoghi lontani «sulle tracce degli esploratori di cui leggevamo da bambini». Autori di libri di antropologia e archeologia, i due ricercatori si distinsero per i viaggi di scoperta in Namibia e nell’Africa Settentrionale. [la Repubblica]

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